Memoriale della Shoah di Milano: le dimissioni del consigliere Ugo Volli in disaccordo con la linea programmatica

Italia

di Ester Moscati

Un clima di pesanti polemiche e lacerazioni: è quello che si respira attorno al Memoriale della Shoah di Milano, dove al confronto delle idee su come perpetuare la Memoria della Shoah, si sta sostituendo uno scontro serrato, che ha portato alle dimissioni di un intellettuale come Ugo Volli dal consiglio di Amministrazione. I problemi non sono recenti; all’indomani del pogrom del 7 ottobre perpetrato da Hamas e dalla esplosione di una campagna antisemita in tutto il mondo, concomitante con la guerra a Gaza che è seguita al massacro islamista, anche in Italia si è iniziato a parlare di come fare memoria della Shoah dopo questi eventi. In particolare, un antisemitismo pervasivo tra i giovani, esploso in manifestazioni di piazza, ha fatto dubitare dell’efficacia educativa delle attività legate alla Memoria.

Il casus belli più recente è stata la sottoscrizione, da parte del responsabile eventi del Memoriale, Marco Vigevani, di un documento contro l’approvazione del DDL Antisemitismo in discussione alla Camera. Nel Documento si condanna l’utilizzo della definizione di antisemitismo dell’IHRA con queste parole: “Da italiani e da ebrei, da nemici di tutte le forme di razzismo, esprimiamo la nostra contrarietà al disegno di legge 1004 in discussione alla Camera dei Deputati che contrabbanda per lotta all’antisemitismo la delegittimazione e criminalizzazione di ogni posizione pubblica più o meno radicalmente antisraeliana.

Siamo contrari a questo disegno di legge perché il testo adotta la definizione di antisemitismo della International Holocaust Remembrance Alliance, che soprattutto negli esempi che l’accompagnano confonde il rifiuto di ogni espressione di odio antiebraico con giudizi certamente opinabili ma che non costituiscono necessariamente antisemitismo.

Siamo contrari perché la lotta all’antisemitismo, tra le forme più antiche e odiose di razzismo, è una questione troppo seria per essere affidata a forze politiche che ne fanno il pretesto per legittimare le politiche e i crimini di Israele”.

 

Le dimissioni di Ugo Volli da CdA del Memoriale

E veniamo alle dimissioni di Ugo Volli dal Consiglio di Amministrazione del Memoriale, di cui faceva parte come delegato della Comunità ebraica di Milano. Nella lettera di dimissioni si legge: “Sapevo, avendo lavorato nella sua commissione culturale (della CEM, ndr), che vi era una notevole difficoltà di collaborazione (del Memoriale, ndr) con le iniziative pubbliche della Comunità ebraica di Milano, anche quando esse vertevano su ambiti analoghi. Non ignoravo inoltre che sui temi di attualità l’attività culturale del Memoriale era spesso impostata su posizioni e con ospiti assai lontani dalle scelte politiche della CEM, in particolare rispetto alla solidarietà con lo Stato di Israele. Questo problema si è aggravato dopo il 7 ottobre e la grande ondata di antisemitismo che ne è conseguita anche in Italia. Coglievo cioè un atteggiamento di disimpegno su questi temi che faceva mancare l’apporto attivo del Memoriale al fronte che si oppone oggi al montante antisemitismo che si presenta sotto forma di odio per Israele”. Si tratta, in sostanza, per Ugo Volli, di “uno svuotamento del senso del Memoriale, che a mio modo di vedere dovrebbe essere la lotta contro l’antisemitismo non solo nelle forme del passato – che è cosa ovvia – ma anche del presente”. Volli auspicava che tra le iniziative culturali del Memoriale fosse dato spazio “a quelle più impegnate a lottare attivamente oggi contro l’antisemitismo, anche quando si presenta sotto la forma di antisionismo, e in difesa del diritto di Israele all’esistenza e dunque all’autodifesa”.

Nella riunione del 17 settembre del CdA, però, Volli si è reso contro che l’impostazione che il Memoriale della Shoah di Milano ha scelto di dare al proprio lavoro è di altro segno: nel documento programmatico si legge infatti che “dal 2018 il Comitato Cultura ed Eventi ha progressivamente ampliato lo spettro delle iniziative rivolte al pubblico generale, affiancando al lavoro sulla memoria della Shoah una riflessione più ampia sulle grandi questioni del presente. […] Alla base di questo percorso vi è la convinzione condivisa che la memoria e la storia della Shoah non siano una «proprietà» degli ebrei […] In questa prospettiva, la programmazione futura potrà affrontare, con rigore e senza semplificazioni, temi quali il colonialismo occidentale, lo schiavismo e i processi di decolonizzazione, le minacce alle democrazie contemporanee, le trasformazioni dei diritti civili e umani e i conflitti internazionali. Tra questi, anche la questione israelo-palestinese, da affrontare con equilibrio, senza paraocchi e mantenendo il Memoriale come luogo di confronto e di elaborazione, non di contrapposizione.”

“Nel documento – continua Volli nella sua lettera di dimissioni – non compariva mai la parola ‘antisemitismo’ (che poi vi è stata inserita su insistenza di Gadi Luzzatto Voghera), né si leggevano ‘antisionismo’, ‘terrorismo’, ‘odio antiebraico’. Con la stridente menzione di una ‘proprietà degli ebrei’ della Shoah da rifiutare, si intende evidentemente depotenziare il fatto che la Shoah sia il momento più terribile della lunga storia della persecuzione antiebraica, dell’odio contro il popolo ebraico, della negazione dei suoi diritti individuali e collettivi – una storia ben diversa dal generico razzismo, per non parlare dci colonialismo, schiavismo ecc.”.

“Nella riunione di settembre, – conclude Volli – i miei tentativi di rifiutare questa impostazione e di respingere il documento sono stati rifiutati con modi molto aggressivi da Marco Vigevani e soprattutto da Roberto Jarach (…). Ho dovuto dunque rassegnarmi al fatto che la dirigenza del Memoriale appoggia compattamente un progetto politico/culturale che io considero non solo sbagliato e pericoloso, ma contrario al senso centrale stesso del Memoriale”. Da qui la scelta di rassegnare le dimissioni dal Consiglio di Amministrazione.

 

(Per il testo integrale della lettera di dimissioni di Ugo Volli clicca QUI)

 

La replica di Roberto Jarach 

Caro Ugo,
ho letto con attenzione la tua lettera e prendo atto, con rammarico, della tua decisione di rassegnare le dimissioni dal Consiglio di Amministrazione del Memoriale della Shoah di Milano.
Pur rispettando le ragioni che ti hanno condotto a questa scelta, ritengo opportuno ribadire alcuni principi fondamentali che orientano l’attività della nostra istituzione.
Il Memoriale nasce per custodire e trasmettere la memoria della Shoah, nella piena consapevolezza della sua specificità storica e della centralità della persecuzione antiebraica. Questa missione costituisce il fondamento irrinunciabile del nostro lavoro e non è mai stata, né potrebbe essere, oggetto di ridimensionamento.
Al tempo stesso, siamo convinti che il compito della memoria non possa esaurirsi nella conservazione del passato. La conoscenza della storia deve offrire strumenti per comprendere il presente, interrogare le coscienze e promuovere una riflessione critica sulle responsabilità individuali e collettive.
È in questa prospettiva che si inserisce la programmazione culturale del Memoriale. Affrontare questioni contemporanee, anche controverse, non significa aderire a una particolare posizione politica, relativizzare la Shoah o sottrarsi alla responsabilità di contrastare l’antisemitismo. Significa, piuttosto, riconoscere che la memoria mantiene la propria vitalità quando è capace di dialogare con il presente, senza rinunciare al rigore storico e alla propria identità.
Non condivido, pertanto, l’interpretazione secondo cui la volontà di mantenere il Memoriale come luogo di confronto equivalga a una forma di indifferenza nei confronti dell’antisemitismo contemporaneo. Il contrasto all’odio antiebraico, in tutte le sue manifestazioni, rimane un impegno fondamentale della nostra istituzione, che non può essere misurato esclusivamente sulla base dell’adesione a singole iniziative o posizioni politiche.
Ritengo inoltre che la pluralità delle voci e la libertà del confronto culturale rappresentino un valore essenziale per un’istituzione che ha fatto della lotta all’indifferenza uno dei propri principi fondanti.
Desidero inoltre esprimere il mio apprezzamento e la mia fiducia nel lavoro svolto da Marco Vigevani, il cui contributo alla programmazione culturale del Memoriale è parte importante dell’attività della nostra istituzione. Le scelte culturali non possono essere ricondotte alle convinzioni personali di un singolo, ma si inseriscono in un indirizzo istituzionale condiviso, del quale la Presidenza si assume la responsabilità per quanto di propria competenza. Le legittime divergenze di opinione sulle iniziative proposte non devono dunque tradursi in una messa in discussione del valore e della professionalità di chi vi contribuisce.
Mi dispiace che le divergenze emerse abbiano condotto a questa decisione. Resto convinto che il valore del confronto risieda proprio nella capacità di accogliere posizioni differenti, anche quando non coincidono con le nostre. La pluralità delle idee, del resto, perde il proprio significato se siamo disposti a riconoscerla soltanto a chi condivide le nostre convinzioni.
Ti ringrazio per il contributo offerto durante il tuo seppur breve mandato e auspico che, pur nel permanere delle nostre differenti sensibilità, possa continuare a esserci un comune impegno nella difesa della memoria e nel contrasto all’antisemitismo.
Un cordiale saluto,
Roberto Jarach Presidente del Memoriale della Shoah di Milano