Ballerini della Batsheva Company

Madrid, la Batsheva Dance Company danza nonostante il boicottaggio: tre spettacoli sold out e il plauso della critica

Personaggi e Storie

di Anna Balestrieri
Circa 200 manifestanti davanti ai Teatros del Canal, insulti agli spettatori e richieste di cancellazione. Ma la compagnia israeliana porta in scena Sadeh21 di Ohad Naharin davanti a sale esaurite. Le recensioni spagnole celebrano la qualità della danza e riaprono il dibattito sulla libertà artistica.

Fuori dal teatro, bandiere palestinesi, slogan e proteste. Dentro, la danza contemporanea di una delle compagnie più prestigiose al mondo. È stato questo il contrasto che ha accompagnato le tre rappresentazioni della Batsheva Dance Company ai Teatros del Canal di Madrid, dal 15 al 17 ottobre, tutte con i biglietti esauriti nonostante una campagna che chiedeva la cancellazione degli spettacoli.

La compagnia israeliana ha presentato Sadeh21, creazione del coreografo Ohad Naharin del 2011, uno dei lavori più rappresentativi del suo repertorio. La prima serata si è conclusa, secondo quanto riferito dall’Ambasciata israeliana in Spagna, con una standing ovation.

Le proteste davanti al teatro

La sera del 15 ottobre, circa 200 manifestanti secondo El País si sono radunati davanti ai Teatros del Canal, un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.

La mobilitazione, promossa dal movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) e sostenuta da diverse associazioni propalestinesi, contestava soprattutto il finanziamento pubblico israeliano ricevuto dalla compagnia, considerato dai promotori uno strumento di promozione dell’immagine internazionale dello Stato.

Tra gli slogan figuravano «Israele danza mentre uccide a Gaza» e richieste di boicottaggio culturale. Alcuni manifestanti hanno rivolto agli spettatori in ingresso grida di «assassini» e «vergognatevi», come documentato dalla stampa spagnola. Le testimonianze di alcuni presenti descrivono un clima di forte ostilità all’accesso al teatro.

Alla protesta ha partecipato anche il celebre coreografo spagnolo Nacho Duato, già direttore della Compañía Nacional de Danza, che aveva chiesto pubblicamente di annullare le rappresentazioni. Duato ha criticato quella che considera una disparità di trattamento rispetto alle compagnie russe colpite dalle cancellazioni successive all’invasione dell’Ucraina.

Anche il comitato dei lavoratori dei Teatros del Canal ha espresso dissenso sulla programmazione della Batsheva.

Il direttore del teatro, Ruperto Merino, ha però respinto le richieste di cancellazione, rivendicando criteri di selezione esclusivamente artistici e sostenendo che la libertà di creazione non debba dipendere dalla nazionalità degli interpreti.

Sadeh21: la forza di un linguaggio coreografico

Una volta abbassate le luci, al centro dell’attenzione è tornata la danza.

Sadeh21 è un’opera di circa 75 minuti, articolata in una successione di quadri che esplorano le possibilità espressive del corpo, i rapporti fra individuo e collettività, la tensione tra fragilità e forza.

La coreografia riflette l’inconfondibile linguaggio sviluppato da Naharin attraverso il metodo Gaga, fondato sull’ascolto delle sensazioni corporee, sull’improvvisazione e su una straordinaria libertà di movimento.

Corpi che sembrano perdere ogni rigidità si alternano a improvvise esplosioni di energia. Gli assoli iniziali lasciano gradualmente spazio a duetti, gruppi e composizioni collettive, fino a un finale di particolare intensità.

La critica spagnola ha accolto positivamente lo spettacolo, soffermandosi soprattutto sulla qualità tecnica ed espressiva dei danzatori.

Su El Cultural, il 16 ottobre, Liz Perales ha descritto una rappresentazione di grande impatto, sottolineando la preparazione atletica degli interpreti, l’originalità dei movimenti e la capacità della compagnia di trasformare progressivamente lo spazio scenico.

La recensione osserva anche come alcuni passaggi atletici possano risultare ripetitivi, ma individua nella sezione Sadeh19 uno dei momenti più riusciti: una sequenza di raffinata qualità plastica, dominata dalla presenza di una danzatrice in rosso, prima di un finale definito particolarmente bello e sorprendente.

Un giudizio altrettanto favorevole è arrivato il 18 ottobre da Roger Salas, sulle pagine della rivista musicale Scherzo, nella recensione intitolata Batsheva: los valores redentores de la buena danza.

Salas ha interpretato l’opera attraverso i temi della riconciliazione, della solidarietà e della condizione umana, descrivendo il percorso che conduce dagli assoli iniziali alle grandi immagini collettive. Particolare attenzione è riservata alla scena conclusiva, con un salto nel vuoto che il critico legge come una domanda aperta sul futuro, sulla fuga e sulla possibilità di ricominciare.

Per Salas, la grandezza artistica della Batsheva non cancella la tragedia palestinese, ma impone di distinguere la responsabilità politica di un governo dall’identità e dal lavoro dei singoli artisti.

Una compagnia israeliana che ha criticato la guerra

È proprio questa distinzione uno degli aspetti più controversi del boicottaggio.

Fondata nel 1964, la Batsheva Dance Company è un’organizzazione culturale privata senza scopo di lucro, che beneficia anche di sovvenzioni pubbliche israeliane. Tuttavia, la sua posizione politica non coincide automaticamente con quella del governo di Benjamin Netanyahu.

In dichiarazioni raccolte da El País, la compagnia ha ricordato di aver chiesto, dopo il 7 ottobre 2023, un cessate il fuoco, la liberazione degli ostaggi e la fine delle violenze a Gaza.

Ohad Naharin, da parte sua, è da anni un critico dell’occupazione dei territori palestinesi e delle politiche dei governi israeliani.

Per il movimento BDS, tuttavia, la questione non riguarda soltanto le opinioni personali degli artisti: il sostegno economico e istituzionale dello Stato israeliano renderebbe la compagnia parte di una più ampia strategia di diplomazia culturale.

La controversia non è nuova. La Batsheva è da oltre un decennio oggetto di campagne di boicottaggio internazionale. In Francia, nel 2025, sono state annullate le rappresentazioni previste a Montpellier e Parigi, con motivazioni ufficialmente legate al contesto geopolitico e alle difficoltà di realizzare la tournée.

Il successo di Madrid e le domande lasciate aperte

A Madrid, invece, la programmazione è stata mantenuta. Le tre date esaurite e la risposta positiva della critica hanno segnato un importante ritorno della compagnia davanti al pubblico internazionale, in una fase particolarmente difficile per le tournée degli artisti israeliani.

Il caso ha inoltre evidenziato le differenti sensibilità all’interno dello stesso ambiente coreutico spagnolo.

Roger Salas, nella sua recensione, riferisce persino della presenza in sala di ballerini e insegnanti legati alla struttura di danza di Nacho Duato, mentre il coreografo prendeva parte alla protesta all’esterno. Una circostanza che, secondo il critico, rappresenta simbolicamente la complessità del rapporto fra convinzioni politiche e libertà di partecipazione artistica.

Il successo della Batsheva non risolve naturalmente il dibattito sul boicottaggio culturale, né diminuisce la gravità della situazione a Gaza. Rimangono aperte le domande su quali responsabilità possano essere attribuite alle istituzioni culturali sovvenzionate da uno Stato e su dove debba essere tracciato il confine tra protesta politica e pressione sugli artisti.

Ma le serate madrilene hanno mostrato che, nonostante le tensioni, la danza della Batsheva conserva una notevole capacità di coinvolgere il pubblico e di suscitare il rispetto della critica.

E che, almeno sui palcoscenici dei Teatros del Canal, il tentativo di ottenere la cancellazione delle rappresentazioni non ha avuto successo.