di Pietro Baragiola
La nuova versione, venduta online a 1,74 sterline, viene presentata come “un emblema di solidarietà per la continua lotta del popolo palestinese e la sua ricerca di giustizia”, e ha scatenato diverse critiche da parte di esponenti politici ed ex militari che accusano i promotori dell’iniziativa di voler trasformare un simbolo nazionale in uno strumento di propaganda politica. Forti critiche arrivano soprattutto dal mondo militare.
Ogni 11 novembre, nell’anniversario dell’armistizio che ha posto fine alla Prima Guerra mondiale, il Regno Unito e gli altri Paesi del Commonwealth ricordano i militari caduti nel corso del conflitto.
Il simbolo della ricorrenza è una spilla con un papavero rosso (Red poppy) ispirato ai fiori che crescevano sui campi di battaglia delle Fiandre dopo la Grande Guerra. Indossato da milioni di cittadini, questo piccolo oggetto rappresenta il ricordo dei caduti e il sostegno ai veterani e alle loro famiglie.
Quest’anno però diversi attivisti propal hanno diffuso una nuova versione della spilla: il “Palestine Poppy”, un papavero con i colori della bandiera palestinese al posto del tradizionale rosso britannico.
La nuova versione, venduta online a 1,74 sterline, viene presentata come “un emblema di solidarietà per la continua lotta del popolo palestinese e la sua ricerca di giustizia”, e ha scatenato diverse critiche da parte di esponenti politici ed ex militari che accusano i promotori dell’iniziativa di voler trasformare un simbolo nazionale in uno strumento di propaganda politica.

L’idea del Palestine Poppy
L’iniziativa del “Palestine Poppy” è stata ideata da Abdul Qader Ismail, pediatra e attivista formatosi a Oxford e legato al Green Party britannico.
Secondo un’inchiesta del settimanale conservatore The Spectator, Ismail avrebbe pubblicato numerosi libri rivolti ai giovani musulmani nei quali vengono giustificate alcune punizioni previste da interpretazioni della legge islamica, tra cui la lapidazione, e affrontate in termini controversi pratiche come le mutilazioni genitali femminili e l’omosessualità.
Negli ultimi tempi Ismail avrebbe inoltre sostenuto una risoluzione del gruppo Greens for Palestine che definisce il sionismo come “una forma di razzismo”.
Sul sito ufficiale della sua nuova iniziativa, Ismail propone il Palestine Poppy “per commemorare le vittime palestinesi del genocidio a Gaza tra il 2023 e il 2025”. Nella homepage compare anche lo slogan “From the river to the sea, Palestine will be free” e i ricavi delle vendite andranno a sostenere organizzazioni filopalestinesi come la Friends of Al-Aqsa, finita al centro di polemiche per le posizioni del suo fondatore nei confronti di Hamas.
“Auspichiamo a trasformare questa spilla in un simbolo della lotta contro l’apartheid israeliano” ha aggiunto Ismail. Accuse che Israele ha respinto in modo categorico.
Le critiche all’iniziativa
Le reazioni più decise al “Palestine Poppy” sono arrivate dal mondo militare.
Nella sua intervista rilasciata a GB News, Stuart Crawford, ex ufficiale dell’esercito britannico e analista della difesa, ha accusato gli organizzatori di appropriarsi del significato del papavero tradizionale: “il papavero della memoria è dichiaratamente apolitico e commemora i nostri caduti unendo le persone nel ricordo. Il cosiddetto Palestine Poppy è quanto di più lontano possa esserci dalla commemorazione. È apertamente politico, concepito per dividere anziché unire.”
Critiche analoghe sono state espresse dall’ex ufficiale della Royal Navy Stuart Fawcett, secondo cui l’iniziativa rappresenterebbe “un tentativo di impossessarsi di un simbolo nazionale”.
Anche David Reed, Ministro dell’Ombra della Difesa, ha condannato il progetto sul proprio profilo X: “il più grande affronto che possiamo fare a coloro che hanno sacrificato la vita per noi è trasformare il loro ricordo in un campo di battaglia politico. I caduti meritano la nostra gratitudine, non le nostre agende. Gli ideatori di questa iniziativa non hanno alcun rispetto per il nostro Paese”.
Più prudente è stata la posizione della Royal British Legion, l’organizzazione benefica che ogni anno distribuisce circa 35 milioni di papaveri e distintivi per finanziare l’assistenza ai militari, ai veterani e alle loro famiglie. L’associazione ha ribadito che il papavero rosso rappresenta “una pace che include tutti”, precisando tuttavia che “le persone sono libere di scegliere di indossare papaveri differenti”.
Una posizione che distingue il valore commemorativo del simbolo tradizionale dalle scelte individuali, mentre nel Regno Unito il dibattito sul Palestine Poppy continua ad alimentare le tensioni politiche in vista dell’11 novembre.



