Israele, un ordigno di Hezbollah esplode durante una gita scolastica: un adolescente ucciso e 24 feriti

Israele

di Anna Balestrieri

La deflagrazione è avvenuta sul crinale di Ramim, nell’Alta Galilea, vicino al confine con il Libano. Secondo le prime ricostruzioni, uno studente avrebbe raccolto una submunizione inesplosa di un razzo di Hezbollah e l’avrebbe messa nello zaino. La polizia valuta la sospensione delle escursioni nella zona per alcuni giorni.

La tragedia durante un’escursione scolastica

Un adolescente è morto e altre 24 persone sono rimaste ferite nell’esplosione di un ordigno durante una gita scolastica sul crinale di Ramim, nel nord di Israele, vicino al confine con il Libano. L’incidente è avvenuto lunedì 12 ottobre, lungo un percorso panoramico nei monti Naftali, nell’Alta Galilea, dove un gruppo di studenti e insegnanti stava effettuando un’escursione autorizzata dalle autorità.

Secondo quanto riferito dalle Forze di difesa israeliane (Idf) e dalla polizia, l’ordigno sarebbe stato una submunizione appartenente a un razzo a grappolo lanciato da Hezbollah e rimasta inesplosa sul terreno. L’esercito ha precisato che le indagini sono ancora in corso e che gli artificieri stanno controllando l’area per individuare eventuali altri residuati bellici.

L’ipotesi: lo studente avrebbe raccolto l’ordigno

Le prime ricostruzioni suggeriscono che uno degli studenti abbia raccolto la munizione durante la passeggiata e l’abbia riposta nello zaino. Pochi minuti dopo, secondo l’ipotesi investigativa riportata dal Times of Israel, l’ordigno sarebbe esploso.

Il comandante del distretto settentrionale della polizia, Meir Eliyahu, ha dichiarato che la deflagrazione è avvenuta mentre il dispositivo si trovava nelle mani di uno dei ragazzi. Le circostanze esatte dell’incidente devono tuttavia essere ancora accertate.

Durante il conflitto, Hezbollah aveva lanciato verso il nord di Israele razzi Grad contenenti decine di submunizioni del tipo BRB1. Questi dispositivi vengono dispersi su aree estese e possono non esplodere all’impatto, rimanendo sul terreno come ordigni estremamente pericolosi.

La presenza di munizioni inesplose trasforma così alcune aree colpite durante la guerra in una minaccia persistente anche dopo la fine degli attacchi.

 

Ventiquattro feriti, soccorsi in tutta la regione

Le autorità hanno inizialmente riferito di 19 feriti, ma il bilancio è stato successivamente aggiornato a 24. Diversi ragazzi sono stati trasportati negli ospedali della regione per ricevere assistenza.

Secondo le informazioni diffuse dalle strutture sanitarie, sette studenti feriti sono stati ricoverati al centro medico Ziv di Safed: due erano in condizioni gravi, mentre gli altri cinque presentavano lesioni lievi. Al Rambam Health Care Campus di Haifa sono stati invece sottoposti a valutazione medica tre adolescenti e un adulto.

Sul luogo dell’esplosione sono intervenuti militari, forze di polizia e squadre di soccorso. Le autorità hanno inoltre attivato un centro informazioni per i familiari e per il pubblico.

Possibili restrizioni alle escursioni

Il commissario della polizia israeliana, Danny Levy, ha annunciato che verrà valutata l’introduzione di restrizioni temporanee alle escursioni nella zona. I percorsi potrebbero essere chiusi per alcuni giorni, fino a quando non sarà confermato che l’area è libera da ordigni inesplosi.

Levy ha sottolineato che la gita era stata autorizzata, mentre gli accertamenti proseguono per chiarire come il dispositivo sia finito nelle mani dello studente e se fossero presenti altri residuati lungo il tragitto.

Le reazioni politiche

La notizia ha suscitato cordoglio in tutto lo spettro politico israeliano. Gadi Eisenkot, leader del partito Yashar, ha espresso vicinanza alla famiglia della vittima e ai feriti, ringraziando le forze di sicurezza e i soccorritori impegnati sul posto.

Anche Naftali Bennett, leader di B’Yachad, Aryeh Deri, presidente di Shas, e Yair Lapid, capo dell’opposizione, hanno espresso solidarietà alle famiglie coinvolte e augurato ai feriti una pronta guarigione.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha annullato gli impegni rimanenti della giornata dopo essere stato informato dell’incidente, secondo quanto riferito dai media israeliani.

 

Il pericolo che resta dopo i combattimenti

L’esplosione sul crinale di Ramim riporta l’attenzione su uno dei rischi più insidiosi lasciati dai combattimenti nel nord di Israele: la presenza di munizioni che non sono esplose al momento dell’impatto e che possono essere raccolte o maneggiate inconsapevolmente da civili.

Le submunizioni a grappolo (vietate dalla Convenzione di Oslo o CCM – Convention on Cluster Munitions) un trattato internazionale) possono disperdersi su superfici estese e restare pericolose anche molto tempo dopo il loro arrivo al suolo. Per questo motivo, le autorità raccomandano di non avvicinarsi a oggetti sospetti e di segnalare immediatamente la loro presenza alle forze di sicurezza.

La tragedia di Ramim dimostra che il pericolo per le comunità del nord non si esaurisce con la fine degli attacchi: gli ordigni rimasti sul terreno possono continuare a mietere vittime, colpendo anche bambini e ragazzi durante attività quotidiane o scolastiche.