Quest’anno, il 29 settembre, si è tenuto a Berlino il grande evento Sukkoberfest che trae ispirazione dall’insolito gioco di parole che accorpa la gioiosa festa di Sukkot e la tradizionale Festa di ottobre tedesca, denominata Oktoberfest, che spesso e volentieri è accompagnata da birra e cibo in abbondanza.
A riprendere l’iniziativa e ad evidenziare il clima perturbato fra i partecipanti, nonostante l’apparente spensieratezza, a causa dell’attuale situazione ebraica in Germania, il Times of Israel che ha riportato la cronaca dell’evento e gli interventi dei partecipanti. Raduno internazionale, organizzato dalla congregazione ortodossa berlinese Kahal Adass Jisroel e dal suo leader Eugene Zakopaylo che l’ha definito “una celebrazione di Sukkot con un tocco di originalità”, il festival ha infatti riunito ebrei di varie paesi, da Israele, all’ex Urss, alla Germania accorpando in un grande “abbraccio” laici e religiosi.
Tutto sembrava assai gioioso ma la parte cupa è emersa quando la testata israeliana ha intervistato i presenti alla festa. A questo proposito uno di loro, Daniel Stelzer, ha evidenziato quanto la polarizzazione politica e l’alternanza di radicalismi di Destra e di Sinistra faccia sentire impotenti in questa situazione così lacerata dalle numerose divisioni, a tre anni dal 7 ottobre.
L’opinione negativa sulla crescente ostilità antiebraica, nel paese, è stata confermata anche da numerosi intervistati e i dati riportati dalla testata oline sembrano confermarla. In soli quattro anni, gli episodi di antisemitismo sono più che raddoppiati, passando dagli oltre 2000 attacchi antisemiti, del 2022, ai più di 6500, del 2025, fra cui 156 attacchi violenti.
Stime preoccupanti e pareri come quello del consulente immobiliare Ron Siedner che ha specificato come, in precedenza non avesse mai considerato la decisione di emigrare in Israele ma che ora lo Stato ebraico «sembra essere un posto decisamente più sicuro di Berlino».
A causa delle tensioni, nel quadro politico nazionale, con la netta vittoria della sinistra radicale del partito Die Linke, nelle regioni orientali del Paese come il Mecleburgo e la Sassonia, e le contrapposizioni fra il successo della sinistra e le forti spinte verso destra, i leader delle comunità ebraiche tedesche hanno sottolineato come queste coalizioni siano entrambe minate da venti di antisemitismo, al loro interno, e rappresentino una minaccia concreta per la vita ebraica nel paese.
Nonostante questo, fra gli intervistati, ci sono quelli che intendono, almeno per il momento, restare in Germania come la giovane ebrea americana Carol, che pur mantenendo l’anonimato, ha sottolineato come, nonostante tutto, le piaccia vivere a Berlino anche se le cose stanno peggiorando di giorno in giorno; più inquieto si è mostrato il trentaseienne israeliano Liad che, trasferitosi a Berlino nel 2019, e padre di una bimba di un anno e mezzo, ha raccontato di riuscire a vivere più o meno tranquillamente, con i vicini del suo quartiere a maggioranza araba, solo perché non parla mai di Israele e non rivela di essere stato un militare dell’esercito israeliano.
Perplessi sul da farsi anche i due ebrei ortodossi David Perushev, di origini ucraine, e sua moglie Chava che hanno rivelato che, stando alle opinioni espresse dal loro giro di frequentazioni, un numero crescente di ebrei stanno considerando di fare l’alyah. In conclusione gioia e preoccupazione, festeggiamenti e ansia per il futuro, tenendo conto che, negli ultimi quindici anni, circa duecento ebrei tedeschi ogni anno lasciano il paese per emigrare nello Stato ebraico.
L’organizzatore del festival, interpellato dal Times of Israel, mantiene prudenza riguardo al futuro delle comunità ebraiche tedesche ribadendo che «nonostante la preoccupazione condivisa da molti, io per primo, la vita ebraica deve continuare organizzando eventi come questo. L’anno prossimo speriamo di portare ancora lulav e etrog e di festeggiare tutti assieme».



