Rabbini con il lulav per Sukkot

Parashat Vezot Haberachà. Lasciamo la sukkà ascoltando ciò che la vita ci dà

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò

È significativo che la Torà finisca così: non con un rimprovero, ma con una berachah. Forse perché, alla fine di ogni cammino, ciò che lasciamo agli altri non sono soltanto le nostre parole o le nostre azioni, ma anche la benedizione che abbiamo saputo dare. Questo è anche il nostro passaggio da Sukkot a Simchat Torà: entrare nel nuovo ciclo della Torà portando con noi le nostre richieste, le nostre fragilità e soprattutto la capacità di trasformarle in una benedizione.

 

La parola Hoshana contiene una richiesta molto semplice e molto umana: הוֹשַׁע נָא — “Salvaci, ti prego.”

Per sette giorni di Sukkot percorriamo la sukkà con il lulav e l’etrog, recitiamo le Hoshanot e chiediamo salvezza, protezione, pioggia, benedizione. E oggi, Hoshana Rabbà, questa richiesta raggiunge il suo culmine. Ma subito dopo accade qualcosa di particolare. Non torniamo semplicemente alla nostra vita di prima. Arriva Shemini Atzeret, letteralmente l’“ottavo giorno di arresto”, di sosta.

È come se dopo tutti i nostri “Hoshana na”, dopo tutte le nostre richieste, Dio ci dicesse: “Adesso fermati. Rimani ancora un po’ con Me.”
Probabilmente c’è qui una profonda lezione.

Pregare non significa soltanto chiedere che qualcosa cambi. Significa anche imparare a fermarsi abbastanza a lungo da poter ascoltare.

La sukkà ci ha insegnato che possiamo vivere anche senza avere tutto sotto controllo. Hoshana Rabbà ci insegna a riconoscere ciò di cui abbiamo bisogno. E Shemini Atzeret ci invita, dopo aver chiesto, semplicemente a rimanere.

Penso che questo è il passaggio più difficile: non avere sempre una risposta, non avere sempre una soluzione, ma riuscire comunque a restare presenti, fiduciosi e aperti.

Dunque l’invito ad uscire dalla sukkà portando con noi non soltanto le nostre richieste, ma anche la capacità di ascoltare ciò che la vita ci risponde.

E proprio qui si inserisce l’ultima parashah della Torà, וזאת הברכה – Vezot HaBerachà. Mosè, alla fine della sua vita, dopo tutto il cammino nel deserto e dopo tutti gli errori e le difficoltà del popolo, sceglie di lasciare loro una benedizione.

È significativo che la Torà finisca così: non con un rimprovero, ma con una berachah. Forse perché, alla fine di ogni cammino, ciò che lasciamo agli altri non sono soltanto le nostre parole o le nostre azioni, ma anche la benedizione che abbiamo saputo dare.

Questo è anche il nostro passaggio da Sukkot a Simchat Torà: entrare nel nuovo ciclo della Torà portando con noi le nostre richieste, le nostre fragilità e soprattutto la capacità di trasformarle in una benedizione.

Hoshana Rabbah Sameach 🌿
Shabbat Shalom e Chag Sameach