Un pezzo di The big cheese di Philip Orenstein

Il dipinto ritrovato che riporta alla luce la storia di un bambino ebreo nascosto in Francia

Arte

di Anna Balestrieri
Per oltre trent’anni è rimasto arrotolato e dimenticato in un deposito del municipio di Houdan, piccolo centro a ovest di Parigi. Solo nel 2024 viene ritrovato e si scopre che l’autore era Philip Orenstein, professore di arte alla Rutgers University, nato in Francia e poi emigrato negli Stati Uniti. Nel 1994 aveva donato il quadro a Houdan, cinquant’anni dopo la liberazione della città dalle truppe tedesche. Per Orenstein era un modo per saldare un debito con il luogo che, durante la guerra, aveva contribuito a salvargli la vita. (Una parte dle dipinto di The big cheese di Philip Orenstein).

 

Per oltre trent’anni è rimasto arrotolato e dimenticato in un deposito del municipio di Houdan, piccolo centro a ovest di Parigi. Nessuno sembrava più ricordare quel dipinto, né il motivo per cui fosse stato donato alla città. Poi, nel 2024, Isabelle Siméon, incaricata dal Comune di riordinare un locale di deposito, lo ha ritrovato sopra una libreria.

Quella tela non era soltanto un’opera d’arte: custodiva la memoria di una storia che la stessa città aveva quasi completamente dimenticato.

L’autore era Philip Orenstein, professore di arte alla Rutgers University, nato in Francia e poi emigrato negli Stati Uniti. Nel 1994 aveva donato il quadro a Houdan, cinquant’anni dopo la liberazione della città dalle truppe tedesche. Per Orenstein era un modo per saldare un debito con il luogo che, durante la guerra, aveva contribuito a salvargli la vita.

Il bambino nascosto

Orenstein era arrivato a Houdan da bambino, insieme al fratello maggiore Stephen. Tra il 1942 e il 1945 i due furono nascosti per sottrarli alle persecuzioni naziste.

La loro sopravvivenza fu possibile grazie a una rete di persone che decisero di rischiare per proteggerli. Tra loro c’era l’abbé Pierre Condé, il sacerdote della parrocchia locale, che secondo la testimonianza di Orenstein minacciò di scomunicare chiunque avesse denunciato ai tedeschi i bambini ebrei nascosti nella zona, i combattenti della Resistenza o i piloti alleati abbattuti.

A proteggerli contribuì anche la famiglia Trouver, che ospitava bambini di prigionieri di guerra francesi e accolse tra loro anche bambini ebrei.

In una Francia occupata e attraversata dalla collaborazione con i nazisti, Houdan divenne così un luogo di rifugio per chi cercava di sottrarsi alla persecuzione.

La città che aveva dimenticato

La vicenda sarebbe però rimasta sepolta nella memoria privata della famiglia Orenstein. Quando il dipinto venne ritrovato, la città aveva dimenticato non soltanto l’opera, ma anche quella pagina della propria storia.

La scoperta ha richiesto oltre un anno di lavoro per risalire all’identità dell’artista a partire dalla firma e procedere al restauro della tela. Oggi l’opera è esposta alla galleria La Tannerie di Houdan, in una mostra dedicata alla sua riscoperta, aperta fino al 1° novembre.

Il sindaco Jean-Marie Tétart ha annunciato che il quadro troverà in futuro un posto d’onore nel municipio. La città vuole trasformare ciò che era stato dimenticato in una parte riconoscibile della propria identità storica.

L’arte come archivio della memoria

Il dipinto, intitolato The Big Cheese, non è una semplice commemorazione della salvezza del suo autore. Orenstein ha costruito un’opera affollata di simboli: la nave Île de France, che trasportò lui e la sua famiglia verso New York, la bandiera francese, la croce uncinata, le stelle gialle, il campo di Drancy e immagini legate alla Francia della guerra convivono con la Statua della Libertà e altri riferimenti alla nuova vita americana.

La memoria personale e quella collettiva si sovrappongono in un’immagine che racconta insieme fuga, persecuzione, liberazione ed emigrazione.

Questa dimensione è caratteristica anche delle altre opere monumentali realizzate da Orenstein a partire dagli anni Novanta. Nei suoi dipinti la storia europea entra in dialogo con fotografie familiari, manifesti, graffiti e immagini della cultura popolare. De Gaulle e Pétain, lo sbarco alleato e la vita privata diventano frammenti di una stessa memoria visiva.

Il peso del passato francese

La riscoperta di Houdan assume un significato particolare anche alla luce del lungo e difficile rapporto della Francia con la propria responsabilità nella persecuzione degli ebrei.

Solo nel 1995, con il discorso del presidente Jacques Chirac sulla retata del Vel’ d’Hiv, lo Stato francese riconobbe ufficialmente la responsabilità della Francia nella deportazione degli ebrei durante l’occupazione. Tra le vittime c’era anche Henri Herzhorn, cugino di Orenstein, deportato insieme a migliaia di altri bambini.

Per Orenstein, dunque, dipingere la storia non significava soltanto ricordare il passato: significava costringere una società a guardare ciò che per decenni aveva avuto difficoltà ad affrontare.

Un sacerdote ancora da riscoprire

La riscoperta del quadro ha aperto anche una nuova ricerca storica. Dell’abbé Pierre Condé, il sacerdote che secondo Orenstein ebbe un ruolo fondamentale nel salvataggio dei bambini, rimane infatti ancora molto da ricostruire.

Il vescovo di Versailles, Luc Crepy, ha iniziato a studiarne la figura insieme all’attuale parroco di Houdan, padre Pierre Bothuan. Condé aveva lasciato un diario pubblicato nel quale raccontava gli anni dell’occupazione, della guerra e della liberazione della città. Eppure, anche la sua memoria era progressivamente scomparsa.

Il ritrovamento del dipinto non ha quindi chiuso una storia: ne ha riaperte diverse, riportando alla luce persone, gesti di solidarietà e responsabilità rimasti ai margini della memoria pubblica.

Una memoria tornata necessaria

Oggi Houdan è una tranquilla cittadina frequentata anche dai parigini come luogo di villeggiatura. Il suo centro storico, i mercati e le attività commerciali ne fanno un’immagine molto lontana da quella degli anni della guerra.

Ma proprio questa distanza rende ancora più significativo il recupero della sua storia. In una Francia nuovamente preoccupata per l’aumento dell’antisemitismo, la memoria di chi nascose ebrei perseguitati assume un valore che supera la dimensione locale.

Il quadro dimenticato di Orenstein diventa così qualcosa di più di un oggetto ritrovato: è un promemoria sul modo in cui la memoria collettiva può scomparire e, talvolta, essere ricostruita attraverso le tracce lasciate dall’arte.

A quasi ottant’anni dalla fine della guerra, il bambino nascosto di Houdan è tornato nel luogo che gli aveva permesso di sopravvivere. E con lui è tornata una pagina della storia francese che la città aveva smesso di raccontare.