Ddl antisemitismo, Segre: «Si approvi all’unanimità, anche con modifiche»

Italia

di Anna Balestrieri

L’appello della senatrice a vita

Approvare il disegno di legge contro l’antisemitismo con il più ampio consenso possibile, anche accettando una modifica del testo se necessaria a raggiungere l’unanimità. È questo il nuovo appello rivolto da Liliana Segre ai partiti, in una dichiarazione all’ANSA che interviene nel pieno delle divisioni politiche sul provvedimento.

La senatrice a vita si dice «incredula» di fronte alle contrapposizioni emerse su un tema che, a suo giudizio, dovrebbe oltrepassare le logiche di schieramento. E richiama un precedente che considera particolarmente significativo: l’approvazione nel 2000, con voto unanime del Parlamento, della legge che istituì il Giorno della Memoria.

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«Mettete da parte ogni speculazione»

Segre chiede alle forze politiche «un ulteriore sforzo di generosità e di responsabilità», invitandole a mettere da parte le speculazioni e a considerare quello che definisce il “superiore interesse del Paese”.

Il rischio, secondo la senatrice, è che una divisione parlamentare su un argomento così sensibile finisca per avere conseguenze che vanno oltre lo scontro politico contingente. «Una lacerazione su un argomento così sensibile», afferma, «danneggerebbe l’immagine dell’Italia e contribuirebbe ad alimentare un clima di intolleranza e di diffusione dell’odio».

La questione delle critiche a Israele

Il punto più delicato riguarda la definizione di antisemitismo e il rapporto con il diritto di criticare le politiche dello Stato di Israele. Segre sostiene che criticare il governo israeliano non equivale automaticamente a manifestare antisemitismo, e propone di esplicitare ulteriormente questo principio nel testo qualora ciò servisse a costruire un consenso parlamentare unanime.

La precisazione, osserva, sarebbe una modifica «inessenziale», perché il testo approvato dal Senato contiene già un riferimento alla libertà di critica politica e di espressione del pensiero. Il disegno di legge S.1004, approvato dal Senato il 4 marzo 2026 e ora all’esame della Camera come C.2830, stabilisce infatti che il contrasto all’antisemitismo deve avvenire «ferme restando la libertà di critica politica e di espressione del pensiero» nel rispetto dei principi costituzionali.

La definizione IHRA

Il provvedimento adotta inoltre la definizione operativa di antisemitismo elaborata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), insieme ai relativi indicatori. La definizione descrive l’antisemitismo come una determinata percezione degli ebrei che può manifestarsi come odio nei loro confronti e riguardare persone, beni, istituzioni e luoghi di culto ebraici.

Proprio sull’applicazione della definizione IHRA si concentra una parte del dibattito politico e culturale. Segre sottolinea tuttavia che lo stesso documento IHRA distingue l’antisemitismo dalla critica rivolta a Israele secondo criteri applicabili a qualsiasi altro Stato. È su questo punto che la senatrice ritiene possibile intervenire, se una formulazione ancora più esplicita potesse favorire l’accordo tra le forze politiche.

 

Un iter ancora aperto

Il disegno di legge è arrivato alla Camera dopo l’approvazione del Senato del 4 marzo. Il testo, trasmesso a Montecitorio il 5 marzo, è attualmente in esame presso la Commissione Affari costituzionali, dove il 22 luglio è stato adottato come testo base il C.2830.

Parallelamente sono stati esaminati altri testi parlamentari sul tema. Il confronto in Commissione riguarda dunque non soltanto la definizione dell’antisemitismo, ma anche il modo in cui rafforzare gli strumenti di prevenzione e contrasto senza comprimere le libertà costituzionali di espressione e di critica politica.

Il precedente del Giorno della Memoria

Nel suo intervento Segre torna quindi al 2000, quando il Parlamento approvò all’unanimità l’istituzione del Giorno della Memoria. La senatrice ricorda il ruolo dell’allora parlamentare Furio Colombo e la sua convinzione che, per un’Italia che nel 1938 aveva approvato le leggi razziali e che durante la Repubblica sociale italiana aveva collaborato alla persecuzione e alla deportazione degli ebrei, quel voto unanime rappresentasse un momento di particolare valore simbolico.

Oggi Segre propone di replicare quella logica sul contrasto all’antisemitismo: un testo condiviso, eventualmente corretto nei punti contestati, piuttosto che una nuova frattura politica su una materia che considera essenziale per la vita democratica del Paese.

«Un tema sul quale ritrovarsi uniti»

L’appello arriva mentre il dibattito parlamentare continua a dividere le forze politiche e mentre, sul fronte culturale e accademico, sono emerse critiche anche molto dure al provvedimento. Repubblica riferisce di un appello sottoscritto da oltre cento accademici, tra cui Gustavo Zagrebelsky e Marcello Foa, che contestano il testo per ragioni di carattere liberale e di efficacia normativa.

Segre sceglie invece di spostare il baricentro della discussione dal conflitto sul testo alla possibilità di una convergenza. «Ci sono temi sui quali un Paese civile dovrebbe ritrovarsi unito al di là delle logiche di schieramento», afferma.

E proprio per rendere possibile quell’unità, aggiunge, anche una modifica che oggi appare non necessaria potrebbe diventare accettabile se servisse a ottenere un voto unanime.