di Pietro Baragiola
«Non hanno nascosto i volti e non hanno neppure cercato di farmi cancellare il video», racconta a Mosaico Bet Magazine. E lancia un messaggio: «pur continuando la mia vita è giusto stare sempre in guardia ma penso che se troviamo uno squilibrato in mezzo alla strada dobbiamo trovare un modo di rimuovere lui e non di nascondere chi siamo».
«Era davvero una giornata bellissima, avevo presieduto una circoncisione in Guastalla e stavo andando a prendere i miei figli a scuola». Così racconta a Bet Magazine Mosaico Rav Tzemach, il rabbino aggredito mercoledì 16 settembre a Milano in piazza Bande Nere.
Il rabbino stava aspettando l’autobus e nel frattempo si stava scrivendo con uno studente per organizzare lo Yom Kippur a La Spezia quando «tre uomini sulla ventina si sono avvicinati».
«Hanno iniziato a circondarmi e hanno usato parole che non capivo per farmi alzare gli occhi dal cellulare. Io li ho ignorati e allora uno di loro ha preso il mio cappello e se lo è messo in testa iniziando a ridere e prendendomi in giro» ha raccontato il rabbino che a quel punto ha ripreso il cappello e, con il cellulare, ha iniziato a filmare queste provocazioni. «Lo hanno notato subito e uno mi ha dato un calcio da dietro spingendomi dal marciapiede alla strada. Ho continuato a non reagire tra le botte e gli insulti e persino nessuna delle 20 persone che erano attorno a noi ad aspettare l’autobus è intervenuta per paura di essere coinvolta».
La cosa che più ha sorpreso Rav Tzemach è stato il fatto che gli aggressori non hanno mai cercato di rompergli il cellulare o di strapparglielo dalle mani, come se in fondo non fosse davvero un problema per loro essere filmati.
«Era come se fossero orgogliosi di quello che facevano- ha precisato il rabbino -. Non hanno nascosto i volti e non hanno neppure cercato di farmi cancellare il video come altri hanno fatto in altre occasioni simili».
Il video del rabbino è servito alle forze dell’ordine per individuare ed arrestare subito i tre delinquenti che, come se niente fosse successo, erano ancora rimasti nell’area della scena del crimine. Rav Tzemach ha passato le successive 6 ore in questura a presentare la sua denuncia per aggressione.
Quando gli abbiamo chiesto se questa vicenda cambierà il suo modo di manifestare la sua fede nella vita quotidiana il rabbino ha voluto lasciare un messaggio di speranza per noi del magazine: «dobbiamo continuare a diffondere bene, luce e amore tra le persone anche di diverse culture. Io compro sempre la frutta e la verdura dai miei amici egiziani e ci rispettiamo a vicenda. Sono stato sommerso da messaggi di affetto dalla mia comunità, da amici e parenti e questo amore dobbiamo mostrarlo al prossimo. Ovvio, pur continuando la mia vita è giusto stare sempre in guardia ma penso che se troviamo uno squilibrato in mezzo alla strada dobbiamo trovare un modo di rimuovere lui e non di nascondere chi siamo».



