di Sabrina Cohen
Le estati milanesi sono sempre difficili per chi perde un genitore, perché molti dei nostri amici magari sono fuori città, perché gli amici dei nostri genitori sono anziani e non sappiamo come aiutarli ad affrontare la perdita di un amico o amica storici. O perché riportiamo a casa qualcuno che a Milano non ci viveva più da qualche anno.
E purtroppo, bisogna passarlo sulla propria pelle, per capire cosa si prova a rimanere soli in un giorno d’estate.
Quest’estate ci hanno lasciato – quasi in punta di piedi – tre donne che hanno vissuto e contribuito attivamente per almeno 50 anni alla nostra Comunità al 100%: Vivette Galante Gorjian, Giulia Cohen e Sylvette Anaf Castelnuovo.
Vivette era arrivata come Giulia (e mio papà) dall’Egitto assieme alla sua famiglia a metà degli anni ‘50. È stata la colonna portante di via Donati 16 per almeno tre decenni, una delle prime donne ad essersi sposata con un persiano e ad avere, letteralmente, coniugato le due culture. Vivette ascoltava barzellette in arabo con mio padre e i suoi amici, sorrideva al mondo. Sbraitava a Scuola contro i professori, consolava chi aveva avuto lutti troppo presto, aiutava chiunque potesse. Quando la andavo a trovare a Great Neck negli ultimi anni, parlavamo dei bei tempi a Milano, della Settimana Enigmistica, delle nostre famiglie e di come il mondo fosse cambiato. Grazie a lei posso contare da oltre 50 anni su Manu (o Emanuela come dice sempre lei), una delle mie migliori amiche. E lo stesso possono dirlo moltissime persone di Milano ancora legate anche a Ester e Ruben.
Giulia era arrivata anche lei con la sua famiglia dall’Egitto. Non eravamo parenti (credo) ma siamo stati vicini di casa per molti anni con i suoi genitori, Dario e Marcelle. Daniela e Simona erano come delle cuginette con le quali giocare a Barbie, e la loro nonna è stata il nostro “pusher” di kaak per moltissimi pomeriggi, roschette sigillate nella scatola dei biscotti danesi. Giulia era la prof di francese molto severa: diceva che il mio francese era con accento egiziano, ammetto che il suo era perfetto. Mi avrà provato a spiegare Albert Camus e la Peste 20 volte… e io non l’ho capito per decenni. E la letteratura francese che tanto amava e aveva insegnato con passione è tornata trionfante il giorno del suo funerale grazie alle parole di Simona. E le parole di Rav Avraham Hazan con il suo inconfondibile francese con accento egiziano hanno riportato alla mente di molti le nostre radici profonde.
Sylvette invece era la mamma di Dubi e Deborah, ma per me – soprattutto – di Dubi. Lo difendeva perché dalle elementari e credo anche alle medie, era il più alto della classe. Perché se giocava a basket lui gli altri “nanetti” perdevano inesorabilmente, e Pedrotti con Severi non sapevano come fare a gestire la situazione. Sylvette è stata la mamma gentile che strappava sorrisi a chiunque, anche alla Sereni. E faceva sembrare anche meno alto suo marito Ruben z’l. Non ho memoria di sue sfuriate o arrabbiature. Quando – da grande – la incontravo per strada era sempre sorridente come quando ero piccola.
Ho voluto ricordare queste tre mamme di cui conservo momenti memorabili tramite le pagine del Bollettino/Mosaico per rendere a loro il kavod di aver contribuito attivamente e in prima persona alla Comunità ebraica di Milano. Molti dei miei compagni di classe – soprattutto quelli che giocavano a pallacanestro con Dubi – ne ricorderanno altri. Un abbraccio a Ester, Manu, Ruben, Simona, Daniela, Dubi e Debbie.
PS: il 24 agosto non sono riuscita ad essere presente ai funerali di Sylvette, anche lei di Alessandria d’Egitto come la mia famiglia. L’hanno accompagnata tutti quelli che hanno vissuto la Comunità con lei dai tempi della Scuola a quelli più vicini dei corsi di pittura in cui eccelleva.




2 Commenti. Nuovo commento
Ieri 24 agosto eravamo in tantissimi ad accompagnare Sylvette Anaf Castelnuovo . La comunità in tutti i suoi segmenti di età. In tantissimi le abbiamo voluto molto bene e in tantissimi abbiamo condiviso con Sylvette z.l. le tappe di una vita comunitaria ed affettiva.. In tantissimi abbiamo voluto circondare i suoi famigliari di affetto vicinanza con un difficile invito a farsi forza. Impossibile non volere bene ad un’amica piena di amore e tenerezza. Ad una donna provata da tantissime sfide che ha combattuto strenuamente felice di poter vivere le tappe di crescita felice della sua famiglia. B.D.H.
Purtroppo, per motivi personali, non sono riuscita, come avrei voluto, ad unirmi ai tanti che hanno accompagnato Sylvette al funerale.
Avevo conosciuto Sylvette relativamente da poco tempo, solo da quando si era iscritta al corso di pittura che tengo da qualche anno a scuola per i nostri anziani, ma l’ho apprezzata fin dal primo momento per le evidenti doti umane e la grande sensibilità.
Non aveva certo bisogno dei miei consigli per dipingere perchè era esperta e dotata di grande estro e fantasia, ma era felice di venire per stare insieme a noi, per condividere mattinate di serenità, lontano dai tristi pensieri che le occupavano la mente, scambiando chiacchiere e opinioni.
Parlava con gioia dei suoi nipoti e dei figli e riusciva a essere sempre positiva anche nei momenti difficili.
Non faceva mistero della sua malattia che ha affrontato con grande coraggio e determinazione.
Ci mancherai, carissima Sylvette,
Noi tutte ti abbracciamo
Che la terra ti sia lieve