di Anna Balestrieri
Hamas dovrebbe consegnare progressivamente il proprio arsenale nell’arco di otto mesi al National Committee for the Administration of Gaza (NCAG). Parallelamente, le forze israeliane dovrebbero ritirarsi gradualmente, mentre una Forza Internazionale di Stabilizzazione (ISF) e una nuova polizia palestinese assumerebbero il controllo della sicurezza nella Striscia.
Donald Trump ha annunciato quello che definisce un accordo storico per il “completo disarmo di Hamas e di tutti gli altri gruppi armati nella Striscia di Gaza”. L’intesa, raggiunta al termine di negoziati svoltisi in Egitto con la partecipazione del cosiddetto Board of Peace, di Hamas e dei mediatori regionali Egitto, Qatar e Turchia, punta ad avviare una graduale smilitarizzazione dell’enclave palestinese. Tuttavia, il governo israeliano ha immediatamente espresso forti riserve, affermando che il piano non risponde alle richieste di completa demilitarizzazione avanzate da Gerusalemme.
L’annuncio di Trump
Attraverso un messaggio pubblicato su Truth Social, il presidente statunitense ha definito l’intesa “un passo decisivo verso una nuova Gaza governata da un’autorità palestinese che collaborerà con il Board of Peace”, sostenendo che il territorio non sarà più utilizzato come base per attacchi terroristici contro Israele.
Trump ha spiegato che il piano verrà attuato in fasi progressive: parallelamente al disarmo delle milizie palestinesi, le forze israeliane dovrebbero ritirarsi gradualmente, mentre una Forza Internazionale di Stabilizzazione (ISF) e una nuova polizia palestinese assumerebbero il controllo della sicurezza nella Striscia.
Il piano: otto mesi per consegnare le armi
Secondo la proposta, Hamas dovrebbe consegnare progressivamente il proprio arsenale nell’arco di otto mesi al National Committee for the Administration of Gaza (NCAG), un organismo di tecnocrati palestinesi supervisionato dal Board of Peace e destinato a sostituire Hamas nell’amministrazione civile della Striscia.
Il piano riguarda tutte le armi presenti a Gaza, comprese quelle delle altre organizzazioni armate e delle milizie anti-Hamas sostenute da Israele. È inoltre previsto un programma di acquisto delle armi detenute dai civili, mentre ai membri di Hamas che aderiranno volontariamente al processo verrebbe concessa un’amnistia.
Israele: “Nessun ritiro prima del disarmo completo”
L’entusiasmo della Casa Bianca è stato però raffreddato dalla reazione del governo israeliano.
Un alto funzionario israeliano ha dichiarato che la proposta “non affronta adeguatamente” la richiesta fondamentale di Israele: la completa demilitarizzazione della Striscia di Gaza prima di qualsiasi ritiro dell’IDF.
Secondo Gerusalemme, le truppe israeliane non lasceranno la cosiddetta “Yellow Line” finché Hamas non sarà completamente disarmata e tutte le infrastrutture militari non saranno eliminate.
I mediatori puntano a mettere Israele sotto pressione
Secondo fonti diplomatiche arabe, i mediatori di Egitto, Qatar e Turchia hanno esercitato forti pressioni su Hamas affinché accettasse il piano.
L’obiettivo sarebbe stato quello di “mettere la palla nel campo di Israele”, dimostrando la disponibilità del movimento islamista a negoziare e lasciando a Gerusalemme la responsabilità di un eventuale fallimento del processo.
Le stesse fonti ritengono tuttavia improbabile che il governo Netanyahu possa approvare un ritiro militare da Gaza prima delle elezioni israeliane previste per ottobre.
Il ruolo di Mohammed Dahlan e Jared Kushner
Tra i retroscena emersi nelle ultime ore figura anche il coinvolgimento dell’ex dirigente di Fatah Mohammed Dahlan, oggi residente ad Abu Dhabi.
Secondo collaboratori di Dahlan, contatti diretti con Jared Kushner, genero e consigliere di Trump, avrebbero contribuito a favorire il progresso dei negoziati sul disarmo. Lo stesso Dahlan avrebbe inoltre mantenuto contatti con il nuovo direttore dello Shin Bet, David Zini, nel corso dell’ultimo anno.
Un accordo ancora lontano dalla firma definitiva
Nonostante l’annuncio di Trump, il futuro dell’intesa rimane altamente incerto. Se Hamas sembra orientata ad accettare il meccanismo di disarmo, Israele continua a considerare insufficiente la proposta, insistendo sul fatto che qualsiasi accordo dovrà garantire l’eliminazione completa delle capacità militari di Hamas prima di qualsiasi modifica della presenza dell’esercito israeliano nella Striscia di Gaza.



