La breve e tumultuosa vita del leader dei Doors, James Douglas Morrison, noto col nomignolo di Jim e lo pseudonimo di “Re Lucertola”, è stata densa di misteri e tortuosità, dalla sua mai chiarita fine, a soli ventisette anni in un lussuoso appartamento parigino, nel lontano 3 luglio 1971, al complesso rapporto che egli ebbe con il mondo ebraico. Tutto cominciò da quella splendida poesia, che scrisse, il 3 luglio 1969, in occasione della morte del fondatore dei Rolling Stones, Brian Jones, suo grande amico e virtuoso polistrumentista, scomparso, casualmente, il suo stesso giorno, due anni prima di lui e alla sua stessa età, che contiene l’enigmatico verso “Guarda adesso dove sei finito, in un paradiso carnale pieno di cannibali e di ebrei”.
Cosa pensava Morrison degli ebrei? Nella sua folgorante carriera artistica, Morrison ne conobbe davvero tanti stringendo con loro rapporti stretti e sereni, malgrado il suo carattere esplosivo ma anche timido e riservato. Nonostante il fatto che egli non assunse mai prese di posizione pubbliche riguardo agli ebrei, ci sono aspetti interessanti su questo tema.
Avido lettore di vari generi letterari, nella sua vasta biblioteca comparivano autori controversi come Louis Ferdinand Celine, scrittore e medico francese, noto simpatizzante del nazismo ed autore del romanzo Viaggio al termine della notte, che gli piacque talmente tanto da intitolare una delle canzoni dei Doors End of the night; o il filosofo tedesco Nietzsche che venne travisato nelle sue concezioni dalla sorella del pensatore e dalla propaganda nazista.
Ribelle, eccentrico e in perenne conflitto col padre ammiraglio e con la polizia, a causa di aspetti caratteriali, accentuati dal suo compulsivo uso di droghe e dalla dipendenza dall’alcol che ne mutavano la personalità trasformandolo in un personaggio imprevedibile, egli citò il nazismo, varie volte, come simbolo di autoritarismo e distruzione. Durante un concerto, nel 1970, arrivò a recitare una sarcastica e brevissima parodia di Hitler.
Jim strinse amicizie importanti con vari ebrei del mondo dello spettacolo, collaborando strettamente con loro ed affermandosi artisticamente anche grazie a queste importanti interazioni. A questo proposito, prima fra tutte e decisiva per la sua carriera fu l’amicizia col riservato e bravissimo chitarrista blues della band Robbie Krieger, californiano di famiglia ebraica tedesca. Morrison, infatti, con questo musicista, compose alcuni fra i più grandi successi dei Doors, non solo la canzone più famosa Light My fire che, negli ultimi anni della sua vita, Jim detestava, ma anche le scatenate Love Me Two times, Touch Me e le romantiche Wishful sinful e Love Her Madly.
Krieger, che lo scorso 8 gennaio ha compiuto ottant’anni ed è ancora musicalmente attivo, ha sempre mantenuto una immagine positiva del loro rapporto elogiando Jim, per la sua intelligenza e sensibilità, sottolineando che quello che rovinò i loro rapporti e la vita del cantante fu la dipendenza da droghe ed alcol.
Sebbene nel film The Doors di Oliver Stone, concitata opera rock, uscita trentacinque anni fa e molto contestata dalla band e dall’entourage dei Doors, a causa di vari errori e esagerazioni nel racconto di alcuni episodi e del ritratto secondo loro tutt’altro che positivo di Morrison, tutto ruotasse attorno al carisma di Jim, l’amicizia con Krieger fu realmente decisiva a livello creativo per la stesura di vari brani e per un forte feeling che legava i due, nonostante le vistose differenze caratteriali e culturali.
Altro incontro ebraico fondamentale per Morrison fu sicuramente quello con il manager Jac Holzman, fondatore e amministratore della casa discografica Elektra, che, dopo aver visto la band in una scatenata performance, nel locale Whisky a Gogo, decise di assumere Jim e i Doors lavorando con loro fino all’ultimo album, LA Woman uscito poco prima della morte di Jim e rivelatosi un grande successo di critica e pubblico. In varie interviste, Holzman ha specificato che fra lui e Morrison ci fosse un solido legame professionale e di rispetto reciproco anche se i due non divennero mai amici. L’incontro con il produttore musicale fu decisivo perché, a causa della inusualità della musica della band, così diversa dalla maggioranza dei gruppi hippie dell’epoca, e delle intemperanze di Morrison, nessuna etichetta discografica li voleva. Holzman fu l’unico a credere in loro e nel talento espressivo di Jim.
Proseguendo con le “collaborazioni ebraiche” di Morrison, sicuramente più tormentato ma ugualmente importante fu il suo legame col produttore della band Paul A. Rothchild nato da famiglia ebraica a New York e cresciuto in New Jersey, con cui Jim ebbe un rapporto decisamente movimentato. Morto due settimane prima del suo sessantesimo compleanno, nel marzo 1995, il visionario, perfezionista e autoritario Rothchild venne “stregato” dalla personalità di Jim. Insieme, elaborarono il sound della band ed egli lo seguì in ogni fase della produzione dei primi cinque album: ma esasperato dalla viziosità di Morrison e, a suo dire, dalla scarsa qualità delle canzoni del loro ultimo album, LA Woman che definì, sprezzante,”musica da cocktail”, egli li abbandonò, improvvisamente, delegando la produzione del disco al tecnico del suono Bruce Botnick.
Rothchild fu un grande produttore, raffinato intenditore, che proveniva dalla musica classica. Ammaliato da Morrison ma anche da Janis Joplin e da Crosby, Stills, Nash e Young, decise di produrne alcuni album e di gettarsi nel rock come una delle sue figure di riferimento.
Importante, fra tutte le frequentazioni ebraiche di Morrison, il legame quasi “fraterno” con Danny Sugerman che, quando aveva tredici anni, conobbe Jim Morrison ad un concerto dei Doors, divenne prima suo amico e, successivamente, fu preso a lavorare nell’ufficio della band per rispondere alle numerosissime lettere dei fans. Una storia che sembra uscita da qualche film di fantascienza ma che accadde realmente, con la profonda amicizia fra i due, nonostante i quasi dieci anni di differenza di età, che si spezzò alla morte di Morrison. Ma Sugerman, diventato affermato giornalista musicale, rinverdì la memoria del gruppo con l’avvincente biografia Nessuno uscirà vivo di qui e svariati interventi e interviste fino alla sua scomparsa, a soli cinquant’anni, per tumore al polmone nel gennaio 2005. Morrison dunque visse profondamente il legame con gli ebrei americani che lo circondarono, sicuramente affascinato dalla cultura ebraica. Pur non essendo affatto ebreo né sentendosi appartenente ad alcuna religione, fortemente attratto dallo sciamanesimo degli Indiani americani e dall’esoterismo, aveva una forte spiritualità e, come disse il chitarrista Krieger, era un genio che inseguiva la follia attratto da tutto ciò che era rivolta, caos e disordine.



