Medici Senza Frontiere nel mirino di NGO Monitor: «Antisemitismo radicato nell’organizzazione». MSF respinge le accuse

Personaggi e Storie

di Nina Deutsch
Un rapporto raccoglie le testimonianze di ex dirigenti e dipendenti ebrei, che denunciano un clima ostile verso Israele. La ONG ribatte: «Le nostre posizioni derivano esclusivamente da quanto osservato sul campo».

Questa volta nel mirino c’è Medici Senza Frontiere. Dopo mesi di tensioni tra Israele e numerose organizzazioni umanitarie internazionali, un nuovo rapporto di NGO Monitor punta il dito contro la ONG, accusandola di ospitare al proprio interno un antisemitismo «profondamente radicato».

Dal 7 ottobre 2023, diverse organizzazioni internazionali sono state accusate da Israele e da realtà vicine alle sue posizioni di concentrare le proprie critiche quasi esclusivamente sullo Stato ebraico, trascurando l’attacco di Hamas che ha dato origine all’attuale guerra e il contesto di un conflitto che continua a provocare vittime civili da entrambe le parti.

Il caso più noto è quello dell’UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, accusata dalle autorità israeliane di essere stata infiltrata da Hamas e di avere avuto alcuni dipendenti coinvolti negli attacchi del 7 ottobre. Ma le tensioni si sono estese anche ad altre ONG internazionali: negli ultimi mesi Israele ha limitato o revocato le autorizzazioni operative a diverse organizzazioni umanitarie, mentre queste denunciano crescenti ostacoli alla distribuzione degli aiuti.

In questo contesto si inserisce il rapporto di NGO Monitor. Come riporta Jüdische Allgemeine, l’organizzazione israeliana sostiene che all’interno di Medici Senza Frontiere antisemitismo e antisionismo siano ormai «profondamente radicati». Lo studio, ripreso anche dal Jerusalem Post, si basa su vari documenti interni e sulle testimonianze di dipendenti ed ex dipendenti.

Secondo il rapporto, numerosi lavoratori ebrei avrebbero descritto un clima caratterizzato da diffusi atteggiamenti anti-israeliani, presenti sia tra il personale sia ai vertici dell’organizzazione.

Tra i testimoni citati c’è Richard Rossin, ex segretario generale di Medici Senza Frontiere, che in un’intervista rilasciata nel 2024 al National Post ha sostenuto che un pregiudizio ideologico nei confronti di Israele fosse presente già dagli anni Ottanta. A suo giudizio, «l’antisemitismo all’interno di MSF è iniziato sotto le spoglie dell’antisionismo».

Rossin ricorda anche un episodio del 2010 durante una missione in Uganda, quando un team della sezione olandese dell’organizzazione avrebbe rifiutato di collaborare con un’organizzazione medica israeliana pur essendo impegnato nella stessa missione umanitaria.

Il rapporto cita anche Alain Destexhe, altro ex segretario generale di MSF, che nel 2025 ha accusato l’organizzazione di essersi schierata con Hamas durante il conflitto a Gaza, arrivando a definirla «di parte» e «complice di Hamas».

Tra le altre testimonianze figura quella di Michael Goldfarb, che ha lavorato per quindici anni nella sede statunitense di Medici Senza Frontiere. Goldfarb afferma che alcuni colleghi europei gli avrebbero detto apertamente che Israele non avrebbe diritto a esistere e denuncia la mancanza di iniziative efficaci contro l’antisemitismo interno.

Anche Estrella Lasry, specialista in medicina tropicale che ha lavorato a lungo nella sede di Ginevra, racconta di aver criticato la comunicazione dell’organizzazione sul conflitto, ritenendola sbilanciata e poco attenta alle vittime israeliane del 7 ottobre. Dopo aver espresso queste osservazioni, sostiene di essere stata accusata di far parte della «macchina della propaganda israeliana».

Il rapporto sostiene inoltre che, dopo il 7 ottobre 2023, sulla piattaforma interna di Medici Senza Frontiere sarebbero comparsi numerosi messaggi anti-israeliani, compresi post che invitavano a combattere il sionismo o definivano propaganda le accuse di violenze sessuali commesse dai terroristi di Hamas durante gli attacchi.

Per questo NGO Monitor accusa MSF di aver compromesso i propri principi di neutralità, imparzialità e indipendenza e chiede una profonda riforma della governance, accompagnata da meccanismi di controllo indipendenti.

Medici Senza Frontiere ha respinto tutte le accuse. L’organizzazione afferma di non tollerare alcuna forma di antisemitismo o discriminazione e ribadisce che criticare le politiche del governo israeliano non può essere automaticamente assimilato all’antisemitismo.

MSF sottolinea infine che le proprie prese di posizione si basano esclusivamente sulle testimonianze raccolte dal personale impegnato sul campo e sulla situazione umanitaria nella Striscia di Gaza. Secondo l’organizzazione, le operazioni militari israeliane hanno provocato gravi sofferenze alla popolazione civile e messo in pericolo anche gli operatori umanitari, in una situazione ritenuta incompatibile con il diritto internazionale umanitario.