di Anna Balestrieri
Secondo quanto comunicato dal Ministero della Salute, la persona era rientrata circa tre giorni fa dalla Repubblica Democratica del Congo, una delle aree attualmente interessate da un significativo focolaio della malattia. Il soggetto presenta sintomi compatibili con l’infezione, tra cui febbre e mal di testa, elementi che hanno spinto i medici ad adottare immediatamente le misure di contenimento previste dai protocolli internazionali.
Le autorità sanitarie israeliane hanno annunciato l’identificazione del primo caso sospetto di Ebola nel Paese, attivando immediatamente le procedure di emergenza previste per le malattie infettive ad alta pericolosità. Il paziente è stato trasferito in isolamento presso il Rambam Health Care Campus di Haifa, dove viene monitorato e sottoposto agli accertamenti necessari.
Secondo quanto comunicato dal Ministero della Salute, la persona era rientrata circa tre giorni fa dalla Repubblica Democratica del Congo, una delle aree attualmente interessate da un significativo focolaio della malattia. Il soggetto presenta sintomi compatibili con l’infezione, tra cui febbre e mal di testa, elementi che hanno spinto i medici ad adottare immediatamente le misure di contenimento previste dai protocolli internazionali.
«Il paziente è in trattamento in isolamento, conformemente ai protocolli professionali e alle misure di preparazione predisposte», ha dichiarato il Ministero. Parallelamente è stata avviata un’indagine epidemiologica finalizzata a ricostruire i movimenti del soggetto e a individuare eventuali persone con cui potrebbe essere entrato in contatto dopo il suo rientro in Israele.
Appello ai viaggiatori
Le autorità sanitarie hanno rinnovato l’invito alla popolazione a evitare viaggi non essenziali nelle zone in cui è in corso la trasmissione del virus Ebola. Il Ministero ha inoltre chiesto a chiunque sia tornato recentemente dalla Repubblica Democratica del Congo o dall’Uganda, in particolare dalle aree interessate dal focolaio, di prestare la massima attenzione all’insorgenza di sintomi sospetti.
In caso di febbre o manifestazioni cliniche insolite entro 21 giorni dal rientro, i viaggiatori sono invitati a rimanere a casa, evitare contatti con altre persone e contattare telefonicamente il servizio di assistenza del Ministero della Salute, senza recarsi direttamente in ospedale.
Oltre 200 morti nell’attuale epidemia
L’allarme arriva mentre l’Africa centrale continua a fronteggiare una delle più serie emergenze sanitarie degli ultimi anni. Secondo i dati dell’Africa Centres for Disease Control and Prevention, il focolaio che interessa la Repubblica Democratica del Congo e l’Uganda ha già provocato oltre 200 decessi.
Le autorità sanitarie africane hanno confermato 894 casi di infezione, mentre circa 35.000 persone sono considerate potenziali contatti e vengono monitorate nell’ambito delle operazioni di contenimento.
Il ceppo Bundibugyo preoccupa gli esperti
Particolare preoccupazione desta il fatto che l’epidemia sia causata dal raro ceppo Bundibugyo del virus Ebola, una variante meno diffusa rispetto ad altre forme della malattia ma comunque caratterizzata da elevata pericolosità.
Gli esperti sottolineano che, allo stato attuale, non esistono vaccini o trattamenti specificamente approvati per questo focolaio, circostanza che rende fondamentale il rapido isolamento dei casi sospetti e il rigoroso tracciamento dei contatti.
Le autorità israeliane hanno assicurato di seguire costantemente l’evoluzione della situazione e di mantenere elevato il livello di preparazione del sistema sanitario nazionale in attesa dei risultati degli esami che dovranno confermare o escludere la diagnosi di Ebola nel paziente ricoverato a Haifa.



