Il grande assente della parata: New York celebra Israele. Mamdani diserta l’evento

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di Nina Deutsch
L’Israel Day Parade richiama migliaia di persone sulla Fifth Avenue e registra una delle partecipazioni più alte di sempre. A far discutere, però, è soprattutto l’assenza del sindaco Zohran Mamdani, primo cittadino in carica a saltare l’evento dopo decenni. Tra cartonati, caricature e palloni gonfiabili a lui dedicati, i partecipanti non gli risparmiano le critiche e gli contestano un presunto doppio standard: il no alla parata per Israele, il sì a quella dell’Independence Day del Pakistan.

Ha fatto più rumore la sua assenza che la presenza di molti politici. Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, musulmano e da tempo critico nei confronti delle politiche del governo israeliano, ha deciso di non partecipare all’Israel Day Parade di domenica 31 maggio, la storica manifestazione che ogni anno attraversa la Fifth Avenue celebrando la nascita dello Stato di Israele.

Secondo diverse testate americane, Mamdani è il primo sindaco in carica della città a disertare l’evento dopo decenni. Una scelta rivendicata apertamente dallo stesso primo cittadino, che ha spiegato come la decisione sia legata alle sue posizioni politiche sul conflitto israelo-palestinese e al suo sostegno alla causa palestinese. Nessuna ostilità verso la comunità ebraica, ha precisato, né dubbi sulle misure di sicurezza predisposte per la manifestazione. Una scelta politica, dunque.

Peccato che, alla fine, la sua assenza sia diventata uno degli argomenti più discussi della giornata.

La parata, nata nel 1964 e considerata la più grande manifestazione filo-israeliana al mondo, si svolge nel cuore di una metropoli che ospita la più numerosa comunità ebraica al di fuori di Israele: a New York vivono circa 1,6 milioni di ebrei (quasi 2 milioni nell’intero Stato di New York), rappresentando circa il 7% della popolazione cittadina.

Quest’anno, in un clima segnato dall’aumento degli episodi di antisemitismo negli Stati Uniti e in Europa, l’evento ha assunto un significato ancora più simbolico.

Migliaia di persone hanno riempito la Fifth Avenue sventolando bandiere americane e israeliane, accompagnando il passaggio di carri allegorici, scuole, sinagoghe e associazioni ebraiche. Gli organizzatori hanno parlato della partecipazione più alta degli ultimi sessant’anni. Il tema scelto per questa edizione era eloquente: «Proud Americans, Proud Zionists», orgogliosi americani, orgogliosi sionisti.

Eppure, lungo il percorso, sembrava che il sindaco fosse ovunque. Tranne che in carne e ossa. Sui social sono circolati video di due ragazze che sfilavano portando un cartonato a grandezza naturale di Mamdani. In un’altra scena diventata virale comparivano addirittura grandi palloni gonfiabili raffiguranti il sindaco e sua moglie, utilizzati dai partecipanti come una sorta di presa in giro collettiva.

L’atmosfera tra molti presenti era tutt’altro che nostalgica.

Come riportato dalla Jewish Telegraphic Agency (JTA, numerosi partecipanti hanno dichiarato apertamente di non aver sentito la mancanza del sindaco. Andrea Roman, avvolta in una bandiera israeliana, ha commentato: «Se non gli piacciamo, perché dovrebbe essere qui?». Ancora più diretto Jeremy Bell, 39 anni: «Non credo che fosse davvero il benvenuto. Non voglio stare qui con qualcuno che non crede nel nostro diritto di esistere».

Per alcuni, addirittura, la scelta di Mamdani di restare lontano avrebbe rappresentato uno stimolo in più a partecipare. Karene Hermon, 22 anni, ha raccontato che la decisione del sindaco l’ha spinta a prendere parte alla manifestazione per «stare con la mia gente». Secondo la giovane, l’assenza del primo cittadino trasmette «il messaggio sbagliato» in un momento in cui sarebbe necessario unire e non dividere.

Durissime le parole dell’ex primo ministro Naftali Bennett che ha condannato la decisione del sindaco di non partecipare, definendola «vigliacca».

«In un momento in cui gli ebrei vengono molestati, attaccati per le strade e costretti a nascondersi o a scusarsi per ciò che sono, scegliere di manifestare è un atto di coraggio – ha dichiarato Bennett in un post su X/Twitter –. È una dichiarazione che gli ebrei non si lasceranno intimidire e che lo Stato ebraico non scomparirà solo perché altri lo desiderano».

 

A sua volta, come riporta il Jerusalem Post, il ministro del Patrimonio, Amichai Eliyahu, ha dichiarato che «mentre decine di migliaia di ebrei e amanti di Israele marciano oggi con orgoglio a New York, il sindaco ha scelto di schierarsi con forze radicali che cercano di trasformare il sostegno a Israele in qualcosa di cui scusarsi».

Anche il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha commentato la parata per la Giornata di Israele, affermando che il popolo di Israele «accoglie a braccia aperte i newyorkesi ebrei e gli amici dei newyorkesi ebrei».

Politici e contestazioni

Così, mentre Mamdani sceglieva di non esserci, la lista delle presenze politiche era particolarmente ricca. Alla parata hanno partecipato, tra gli altri, la governatrice dello Stato di New York Kathy Hochul, la procuratrice generale Letitia James, il leader democratico al Senato Chuck Schumer, il deputato Jerry Nadler e gli ex sindaci Eric Adams e Michael Bloomberg.

Particolarmente imponente anche il dispositivo di sicurezza. La commissaria Jessica Tisch del NYPD (New York City Police Department) aveva annunciato nei giorni precedenti quello che ha definito il più massiccio schieramento di forze dell’ordine mai predisposto per la manifestazione. Migliaia di agenti e vaste aree transennate hanno garantito il regolare svolgimento dell’evento.

Non sono mancate, tuttavia, le contestazioni. Un piccolo gruppo di manifestanti ha protestato contro la presenza di una numerosa delegazione della Knesset israeliana, che comprendeva anche esponenti della destra nazionalista e religiosa. Alcuni slogan hanno preso di mira i parlamentari israeliani accusandoli di essere «criminali di guerra». Una contestazione limitata nei numeri ma significativa nel rappresentare le profonde divisioni che attraversano il dibattito internazionale sul Medio Oriente.

Tra le figure che hanno invece attirato l’attenzione dei partecipanti c’era Abedalelah Almaala, presidente della Jordan Coalition for Change. Il leader riformista giordano ha sfilato apertamente al fianco dei sostenitori di Israele, ricevendo numerosi applausi. Da tempo Almaala sostiene la necessità di contrastare il terrorismo e promuovere la convivenza nella regione, posizioni che molti partecipanti hanno definito coraggiose in un contesto mediorientale spesso dominato da contrapposizioni ideologiche.

 

E proprio il confronto con altre manifestazioni ha alimentato nuove polemiche attorno al sindaco. Diversi utenti sui social hanno ricordato come Mamdani abbia invece partecipato con entusiasmo alla parata per l’Independence Day del Pakistan. Una scelta che, secondo i suoi critici, evidenzierebbe un doppio standard: l’obiezione alle politiche di un governo sarebbe stata sufficiente per disertare la parata israeliana, ma non avrebbe impedito la partecipazione a celebrazioni legate ad altri Paesi con storie e problematiche altrettanto controverse.

Accuse che probabilmente continueranno ad accompagnarlo nelle prossime settimane. Perché, alla fine, la parata si è svolta regolarmente, con una partecipazione record e senza particolari incidenti. Ma il vero protagonista della giornata è stato proprio chi aveva deciso di non presentarsi.