“La guerra vista dall’Iran”: Jonathan Sierra racconta la propaganda islamica tra musica, social e AI

Kesher

di Pietro Baragiola
Non una lezione di geopolitica tradizionale, ma un viaggio dentro l’immaginario culturale e propagandistico della Repubblica Islamica. È stato questo il cuore dell’incontro onlineo “La guerra vista dall’Iran. Narrazioni musicali di Jonathan Sierra”, tenutosi l’11 maggio 2026 nell’ambito della rassegna Voci da Israele dell’Associazione Italia-Israele di Milano.

L’evento, trasmesso su Zoom e moderato dal direttore di Israele.net Marco Paganoni, ha avuto come protagonista Jonathan Sierra, analista geopolitico dell’associazione e figura sempre più presente nel dibattito culturale e informativo legato ad Israele e Medio Oriente.

Nato a Torino e residente a Gerusalemme da quasi 50 anni, Sierra ha proposto una lettura approfondita su come la Repubblica Islamica oggi costruisce la sua narrazione della guerra tramite prodotti culturali come videoclip musicali e animazioni AI destinate ad un pubblico globale.

“Per trovare il materiale adatto per le mie presentazioni cerco prevalentemente su YouTube e questi video diventano come le ciliegie, una tira l’altra, guidate dall’algoritmo che a volte si rivela un grande alleato” ha spiegato Sierra nell’intervista che ha rilasciato alla nostra redazione. “Il vero problema della società odierna è che la guerra è totalmente decontestualizzata e il dibattito occidentale tende ad essere concentrato quasi esclusivamente sulle mosse di Donald Trump piuttosto che sul quadro ideologico più ampio che muove Teheran. Si tratta di una lettura incompetente perché non funzionale a fornire un’informazione completa.”

Secondo il relatore, la chiave per capire il presente risiede nel 1979, anno della rivoluzione khomeinista che ha trasformato l’Iran in uno Stato fondato sull’idea di una missione rivoluzionaria globale.

“Da quel momento il regime costruisce una visione del mondo divisa tra ‘oppressi’ e ‘oppressori’, esportando il concetto di muqawama (resistenza) ben oltre il Medio Oriente, aiutato dalle piattaforme social” ha spiegato Sierra.

Video in stile “Lego” e slopaganda

Jonathan Sierra

La parte centrale dell’incontro è stata dedicata a diversi videoclip, molti dei quali diventati virali online negli ultimi mesi grazie al loro utilizzo di linguaggi pop, meme, musica elettronica e animazioni volte a raggiungere e coinvolgere soprattutto il pubblico più giovane.

Come esempio principale Sierra ha mostrato un breve video, intitolato Rabbi is with me e pubblicato nel febbraio 2026, che presenta l’Ayatollah Khamenei come una figura quasi messianica impegnata nel distruggere gli “idoli” occidentali.

“Questo video utilizza anche testi in lingua inglese, tentativo chiaro della Repubblica Islamica di parlare direttamente alle nuove generazioni che vivono fuori dal Medio Oriente” ha aggiunto il relatore.

Proseguendo con la presentazione, Sierra ha spiegato il concetto di slopaganda, utilizzato per rappresentare tutti quei contenuti “scarti”, prodotti rapidamente dall’AI generativo e pensati per essere subito diffusi online.

I video successivi hanno mostrato clip in stile Lego e immagini animate in cui Donald Trump, Israele e gli Stati Uniti vengono caricaturizzati e ridicolizzati.

“L’estetica infantile e ironica serve a rendere accettabili scene cariche di atrocità, terrorismo e antisemitismo, in modo da aggirare gli algoritmi delle piattaforme social e raggiungere milioni di visualizzazioni” ha affermato Sierra. “In queste clip vediamo personaggi al rogo, esplosioni e persone uccise. La violenza è mascherata dall’apparenza ingenua di questi pupazzetti, dai loro colori accesi, dalla musica ironica e dalle dinamiche da videogames che trasformano la guerra in semplice intrattenimento, condivisibile online.”

La muqawama iraniana a livello globale

Questa propaganda virale però non si limita all’antisemitismo classico. Sierra infatti ha mostrato come i video iraniani cercano di collegare Gaza, colonialismo, discriminazione razziale, femminismo, teorie woke e lotte delle minoranze in un’unica narrativa globale riprendendo il concetto di muqawama e presentando l’Iran come guida degli oppressi contro l’Occidente, Israele e gli Stati Uniti.

Particolarmente importante nella presentazione è stato anche il riferimento al linguaggio religioso attraverso la figura del “Mahdi”, l’imam nascosto che, secondo la tradizione sciita, è destinato a tornare alla fine dei tempi. Nell’ultimo video mostrato da Sierra questa figura viene affiancata persino a Gesù, Malcolm X, Epstein e tanti altri, tutti trasformati in simboli di un’unica lotta per contrastare i nemici della “resistenza” e della liberazione globale.

“Questa strategia che adatta lingua, personaggi e persino tessuto musicale in base al target di riferimento permette alla Repubblica Islamica di parlare contemporaneamente a pubblici diversi: il mondo sciita, le comunità musulmane in Occidente e una parte dei movimenti anti-establishment europei e americani” ha affermato Sierra, precisando più volte di non parlare dell’Islam nel suo complesso ma di una specifica interpretazione politico-religiosa sviluppata dal regime. “L’Iran si erge dunque a difensore delle minoranze e correttore delle ingiustizie storiche, mentre le manifestazioni nelle piazze europee diventano una ‘fake muqawama’, ovvero una resistenza trasformata in fenomeno mediatico e social, alimentato più da slogan e simboli che da una reale comprensione della situazione in Medio Oriente. Possiamo dire che oggigiorno sia un gesto ‘quasi romantico’ lo scendere in piazza per le lotte di qualcun altro ma dovrebbe essere un requisito fondamentale per prima cosa sapere per cosa si combatte davvero.”