di Nina Prenda
A Berlino, nel 2025, sono stati documentati 2.197 episodi antiebraici, secondo il rapporto pubblicato dall’Associazione federale tedesca dei centri di ricerca e informazione sull’antisemitismo (RIAS). Il contesto descritto è quello di un ambiente sempre più ostile per ebrei e israeliani nello spazio pubblico, caratterizzato da intimidazioni, aggressioni e forme diffuse di pressione sociale.
La Germania continua a registrare livelli elevati di antisemitismo, delineando un quadro che, secondo gli ultimi dati, mostra una persistente diffusione del fenomeno soprattutto dopo il 7 ottobre 2023.
A Berlino, nel 2025, sono stati documentati 2.197 episodi antiebraici, secondo il rapporto pubblicato dall’Associazione federale tedesca dei centri di ricerca e informazione sull’antisemitismo (RIAS). Il dato segna una diminuzione di circa il 13% rispetto ai 2.521 casi dell’anno precedente, ma resta comunque più del doppio rispetto ai livelli registrati prima degli attacchi di Hamas contro Israele nell’ottobre 2023.
Un trend analogo emerge nello Stato dell’Assia, dove il numero di incidenti ha raggiunto un nuovo massimo: 1.099 episodi nel 2025, con un aumento del 18% rispetto all’anno precedente e un incremento di quasi sei volte rispetto al periodo precedente al conflitto in Medio Oriente.
“La minaccia alla vita ebraica è peggiore che in qualsiasi momento dall’Olocausto”, ha dichiarato il commissario per l’antisemitismo dell’Assia, Uwe Becker, commentando i risultati del rapporto.
Nel solo territorio berlinese, RIAS ha inoltre registrato 40 episodi di violenza fisica nel corso dell’anno. Tra questi, un grave accoltellamento avvenuto a febbraio nei pressi del Memoriale dell’Olocausto, in cui un giovane è rimasto ferito al collo. L’aggressore, che secondo il rapporto aveva con sé una dichiarazione di fedeltà allo Stato Islamico e avrebbe urlato “Allahu Akbar” durante l’attacco, è stato successivamente condannato a 13 anni di reclusione per tentato omicidio e tentata adesione a un’organizzazione terroristica straniera.
Il rapporto segnala anche numerosi altri episodi di aggressione fisica e molestie: vittime colpite al volto, sputi, spray irritanti e, in diversi casi, la sottrazione violenta di simboli religiosi come ciondoli o oggetti identificativi.
Secondo RIAS, il contesto descritto è quello di un ambiente sempre più ostile per ebrei e israeliani nello spazio pubblico, caratterizzato da intimidazioni, aggressioni e forme diffuse di pressione sociale.
Particolarmente significativo il dato sulle manifestazioni pubbliche: a Berlino, nel 2025, sono stati registrati episodi antisemiti in 239 raduni e assemblee, il numero più alto mai documentato. In molte proteste si sono verificati slogan antiebraici, riferimenti che equiparano il sionismo o Israele al nazismo e interventi pubblici con contenuti discriminatori.
Le forme di attivismo definite “anti-Israele” rappresentano la quota più ampia tra gli incidenti a matrice politica, con 303 casi complessivi e 179 legati a manifestazioni. L’estrema destra e ambienti populisti risultano collegati a 123 episodi, spesso caratterizzati da graffiti con svastiche e diffusione di propaganda illegale in aree residenziali.
“Non si tratta di episodi isolati”, sottolinea il rapporto, “ma di un clima sociale in cui espressioni e comportamenti antisemiti diventano possibili e troppo spesso non vengono contrastati”.
Ulteriori episodi segnalati includono atti intimidatori contro residenti ebrei, con porte di abitazioni imbrattate o segnate da simboli o scritte minacciose. Nel quotidiano, secondo il rapporto, anche attività ordinarie come l’uso dei mezzi pubblici o la frequentazione di spazi commerciali possono trasformarsi in situazioni di tensione per chi è identificato come ebreo, ad esempio attraverso l’uso della lingua o simboli religiosi visibili.
Il documento conclude evidenziando un processo di progressiva normalizzazione dell’antisemitismo nella società tedesca, con un impatto diretto sulla sicurezza e sulla libertà di espressione della comunità ebraica.
“Negoziare il rapporto tra visibilità e sicurezza era già una sfida quotidiana per molti ebrei prima del 7 ottobre 2023”, ha evidenziato il rapporto. “Da allora, questo fardello è stato ulteriormente esacerbato da un antisemitismo più disinibito e apertamente articolato”.



