Da sinistra Isaac Herzog e Sergio Matarella

Mattarella-Herzog, due telefonate in una: il richiamo italiano alla guerra permanente e l’allarme israeliano sull’antisemitismo

Mondo

di Nina Deutsch
Il colloquio tra Sergio Mattarella e Isaac Herzog del 13 maggio, descritto dal Quirinale come “franco e aperto”, viene raccontato dai media in modo diverso sulle due sponde del Mediterraneo. In Italia emergono soprattutto la definizione di “inaccettabili” usata da Mattarella per gli attacchi contro il contingente Unifil e il timore di una “guerra permanente”; nella stampa israeliana e nei media ebraici prevalgono invece la preoccupazione per il clima anti-israeliano e l’allarme per la crescita dell’antisemitismo in Europa. Herzog ha inoltre ringraziato Mattarella e le autorità italiane per la fermezza nella condanna degli episodi antisemiti, ribadendo il valore dell’amicizia e della cooperazione tra Israele e Italia.

 

La telefonata tra il presidente italiano Sergio Mattarella e quello israeliano Isaac Herzog del 13 maggio è durata pochi minuti, ma ha avuto il peso delle conversazioni che segnano un passaggio politico. Dal Quirinale l’hanno definita con due parole insolite per il linguaggio felpato della diplomazia: “franca e aperta”. Tradotto: toni cordiali, ma nessuna concessione alle ambiguità.

A chiamare è stato Herzog, in una fase in cui il conflitto mediorientale continua ad allargarsi tra Gaza, Libano e tensioni regionali. Il colloquio arriva all’indomani dell’esplosione di un drone attribuito a Hezbollah nella base Unifil nel sud del Libano, dove opera anche il contingente italiano: nessun ferito, ma diversi danni alle strutture. Dall’altra parte del filo, Mattarella ha scelto di parlare con la cautela istituzionale che lo contraddistingue, ma anche con una fermezza rara nei rapporti tra Roma e Tel Aviv.

Il presidente della Repubblica ha espresso innanzitutto la preoccupazione italiana per quello che dal Quirinale viene definito ormai uno “stato di guerra permanente” in Medio Oriente. Una formula pesata parola per parola, che fotografa la sensazione crescente in molte cancellerie europee: il rischio che il conflitto sia diventato una condizione stabile e non più un’emergenza da contenere.

Il passaggio più netto della conversazione ha riguardato però il contingente Unifil in Libano, dove operano anche militari italiani. Mattarella ha definito “inaccettabili” gli attacchi contro le truppe ONU dopo i recenti episodi che hanno coinvolto la base di Naqoura. È un punto particolarmente sensibile per l’Italia, storicamente uno dei principali contributori della missione internazionale nel sud del Libano.

Nella telefonata è emerso anche il tema della libertà di navigazione nelle acque internazionali, riferimento letto da molti osservatori come un richiamo all’intervento israeliano contro la Flotilla diretta verso Gaza. Anche qui il Quirinale ha scelto un linguaggio giuridico e istituzionale, evitando toni polemici ma facendo capire che Roma considera il rispetto del diritto internazionale un punto non negoziabile.

Allo stesso tempo, Mattarella ha ribadito “l’impegno determinato della Repubblica italiana contro ogni atto di antisemitismo”. È il contrappeso politico e morale che accompagna ogni critica italiana al governo israeliano: separare la condanna delle scelte militari e strategiche dalla tutela della comunità ebraica e dal rifiuto dell’odio antiebraico.

Dal lato israeliano, Herzog ha poi raccontato pubblicamente di aver espresso a Mattarella la propria preoccupazione per il clima anti-israeliano crescente in Italia. Nel suo messaggio ha citato le contestazioni al padiglione israeliano della Biennale di Venezia e le polemiche sulle bandiere della Brigata Ebraica durante le manifestazioni del 25 aprile a Milano. Herzog ha ringraziato le autorità italiane per aver contrastato episodi considerati antisemiti.

«Questa sera ho avuto un’ottima e ampia conversazione con il mio amico Presidente Mattarella. Così ha annunciato il Presidente israeliano Isaac Herzog in un post sul social media X. Ci siamo confrontati sui recenti sviluppi regionali., si legge nel post,  Durante la nostra discussione, ho espresso la mia preoccupazione per l’estremo sentimento anti-israeliano – e a tratti antisemita – emerso in alcune frange dell’opinione pubblica italiana, come dimostrano le continue molestie al padiglione israeliano alla Biennale di Venezia, così come le proteste contro l’esposizione delle bandiere delle Brigate Ebraiche a Milano. Ho ringraziato il Presidente Mattarella e le autorità italiane per la loro ferma posizione nel condannare questi attacchi e per gli sforzi profusi per prevenirli. Israele considera l’Italia un caro amico e la partnership tra i nostri Paesi è vantaggiosa sia per i nostri popoli che per le nostre nazioni».

 

Un equilibrio difficile

La conversazione ha avuto un’eco particolare proprio perché arriva in un momento in cui l’Italia cerca un equilibrio sempre più difficile. Da un lato la tradizionale amicizia con Israele, dall’altro la crescente inquietudine dell’opinione pubblica italiana davanti alla guerra a Gaza e all’estensione del conflitto in Libano.

Nella stampa italiana, la telefonata è stata letta soprattutto come un segnale politico del Quirinale: un richiamo severo, ma ancora dentro il perimetro dell’alleanza occidentale con Israele. Alcuni quotidiani hanno sottolineato il fatto che sia stato Mattarella, più che il Governo, a pronunciare le parole più nette sul rischio di “guerra permanente”.

Sui media israeliani e nel mondo ebraico, invece, l’attenzione si è concentrata soprattutto sul passaggio relativo all’antisemitismo e sulla preoccupazione di Herzog per il clima europeo sempre più ostile verso Israele. Due letture diverse della stessa telefonata: per Roma un avvertimento diplomatico; per Tel Aviv la necessità di difendere Israele da un isolamento crescente.

In fondo, il significato politico del colloquio sta proprio qui. Mattarella non ha rotto con Israele, ma ha fatto capire che una parte dell’Europa non è più disposta a considerare normale un conflitto senza limiti temporali né geografici. Herzog, dal canto suo, ha cercato di ricordare che, nella percezione israeliana, le critiche al governo rischiano sempre più spesso di trasformarsi in ostilità verso Israele e verso gli ebrei europei.

Una telefonata breve, dunque. Ma sufficiente a mostrare quanto siano diventati fragili gli equilibri diplomatici attorno alla guerra mediorientale.