di Nathan Greppi
Dopo il 7 ottobre 2023, la CGIL si è mobilitata fortemente contro l’operazione militare israeliana a Gaza, tanto che in certi casi ha prestato il fianco al boicottaggio d’Israele. Ma nel momento in cui quello stesso boicottaggio ha iniziato a danneggiare i lavoratori italiani impiegati in aziende israeliane, il principale sindacato del paese ha di colpo riscoperto quello che dovrebbe essere il suo vero scopo.
Il “successo” del boicottaggio i tagli alla produzione
Lo dimostra il caso della multinazionale farmaceutica israeliana Teva. Come riporta il quotidiano Il Giornale, in un comunicato stampa la CGIL ha espresso “grande preoccupazione per il futuro del Gruppo TAPI (divisione principi attivi di Teva), che coinvolge gli stabilimenti di Villanterio (Pavia), Caronno Pertusella (Varese), Santhià (Vercelli) e Rho (Milano)”.
Stando al comunicato, “a preoccupare oltre all’annunciato contenimento dei costi, è il calo di commesse produttive per i siti italiani: la fabbrica di Villanterio ha avuto un crollo degli ordinativi del 40% e le attuali commesse avranno un’autonomia lavorativa stimata solo fino a luglio 2026 e al momento nessuna prospettiva successiva. Critica anche la situazione di Santhià (10% di produzione) e Rho (20%)”.
I precedenti
Il problema è che proprio la CGIL ha difeso i boicottaggi che sono la principale causa del crollo della produzione di Teva, e di conseguenza anche dei suoi tagli del personale. Nell’agosto 2025, sul sito della sezione della CGIL di Siena è uscito questo comunicato: “La Fp CGIL di Area Vasta Toscana Sud Est esprime vicinanza e solidarietà alle due professioniste che in una struttura della USL Toscana Sud Est hanno effettuato un gesto simbolico di boicottaggio di una azienda farmaceutica che sostiene e finanzia direttamente l’esercito israeliano”.
Nel gennaio 2026, i sindacati FILCAMS CGIL e USI Farmacap hanno annunciato che Farmacap, l’azienda a cui fanno capo le farmacie comunali di Roma, non avrebbe più avuto rapporti con Teva. In quell’occasione, le due sigle sindacali hanno dichiarato in una nota che “pur in assenza di comunicazioni e prese di posizione ufficiali, da parte della dirigenza aziendale Farmacap, prendiamo atto con soddisfazione dell’interruzione dei suddetti rapporti commerciali”.
Tuttavia, dopo diverse proteste anche da parte della politica, a marzo è stato inviato un documento firmato dal direttore generale di Farmacap, Giorgio Casati, il quale ha dichiarato che “Farmacap, nel pieno rispetto del quadro normativo che la riguarda e delle ragioni profonde della sua stessa esistenza, non ha mai adottato scelte che non consentissero di fornire puntuale riscontro, al meglio delle sue possibilità, alle richieste dei cittadini che ritenessero di voler fruire del servizio di dispensazione delle specialità farmaceutiche presso le nostre sedi, nel rispetto di quanto prescritto dal medico curante e delle libere scelte dei cittadini stessi. In questo senso, oggi, come in precedenza, i prodotti Teva sono normalmente oggetto di dispensazione presso le sedi Farmacap”.
L’estate scorsa, l’Unione Parkinsoniani Perugia ha espresso la sua contrarietà al boicottaggio dei farmaci israeliani: “Una simile decisione colpirebbe duramente tantissimi cittadini, malati cronici ed in particolare persone con Malattia di Parkinson, privandoli dell’accesso a medicinali fondamentali. Tra le aziende interessate figura Teva Pharmaceutical Industries, leader mondiale nella produzione di farmaci generici e tra i principali fornitori di terapie essenziali per il Parkinson”.




