di Anna Lesnevskaya
Secondo Kyiv le autorità israeliane chiuderebbero un occhio sull’importazione di grano proveniente dai territori ucraini occupati dalla Russia. Ma Israele contesta all’Ucraina la “diplomazia condotta via Twitter” e la mancanza di prove sull’origine illegale del carico della nave arrivata a Haifa.
Un riavvicinamento tra Israele e Ucraina è messo a dura prova da un’escalation diplomatica tra i due Stati, scaturita dalle accuse di Kyiv secondo cui le autorità israeliane chiuderebbero un occhio sull’importazione di grano proveniente dai territori ucraini occupati dalla Russia. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è l’arrivo alla rada del porto di Haifa, il 26 aprile, della nave portarinfuse “Panormitis”, battente bandiera di Panama, con un carico di grano e orzo che, secondo l’Ucraina, farebbe parte della cosiddetta “flotta fantasma” utilizzata dalla Russia per aggirare le sanzioni e trasportare cereali “rubati”.
Circa due settimane fa, un’altra nave simile, “Abinsk”, ha scaricato la merce nel porto israeliano, nonostante i tentativi dell’Ucraina di impedirlo tramite canali diplomatici. Con il ripetersi della situazione, Kyiv si è sentita legittimata ad aumentare la pressione, minacciando sanzioni. Anche l’Ue ha fatto sapere che sta esaminando la questione.
Il risultato: il 30 aprile la nave “Panormitis” ha lasciato le acque di Haifa con il suo carico ancora a bordo, dopo essere stata respinta dall’importatore di grano israeliano Zenziper a causa della disputa in corso con l’Ucraina. Lo ha annunciato l’Associazione degli importatori di grano israeliana. Secondo il sito di notizie israeliano N12, gli importatori temono sanzioni europee e accusano il governo di non fornire un’adeguata assistenza informativa.
“Un’altra nave che trasporta tale grano è arrivata in un porto in Israele e si sta preparando a scaricare”, ha scritto il 28 aprile su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. “Questa non è – e non può essere – un’attività legittima”, ha commentato, aggiungendo che “tali schemi violano le leggi dello Stato di Israele”. Zelensky ha quindi minacciato sanzioni: “Sulla base delle informazioni dei nostri servizi di intelligence, l’Ucraina sta preparando un pacchetto di sanzioni pertinente che riguarderà sia coloro che trasportano direttamente questo grano sia le persone e le entità giuridiche che cercano di trarre profitto da questo schema criminale. Coordineremo inoltre con i partner europei per garantire che i soggetti interessati siano inclusi nei regimi sanzionatori europei”.
Nella mattinata del 28 aprile, l’ambasciatore israeliano a Kyiv, Michael Brodsky, è stato convocato al Ministero degli Esteri ucraino e ha ricevuto una nota di protesta ufficiale che chiede a Israele di adottare misure immediate per fermare l’importazione del “grano rubato” e il suo scarico nei porti israeliani.
Come ha spiegato nel suo commento il portavoce del ministero, Heorhii Tykhyi, “l’origine di questo grano è stata appurata con certezza e i metodi per occultarne la provenienza, in particolare il trasbordo ‘da nave a nave’ nel Mar Nero, sono ben noti, anche alle competenti autorità israeliane”. L’Ucraina accusa Israele di aver ignorato le richieste ufficiali di assistenza giuridica internazionale, creando così le condizioni per la “legalizzazione del grano rubato”.
Israele, da parte sua, contesta all’Ucraina la “diplomazia condotta via Twitter” e la mancanza di prove sull’origine illegale del carico della nave arrivata a Haifa. “Fino a questo momento, il governo ucraino non ha presentato alcuna richiesta di assistenza legale. Ha pubblicato dei tweet”, ha dichiarato il ministro degli Affari Esteri israeliano Gideon Sa’ar in una conferenza stampa il 28 aprile, accanto al ministro degli Esteri serbo Marko Đurić, in visita a Israele. “Né il governo ucraino ha fornito prove a sostegno delle sue affermazioni”.
Sa’ar ha poi spiegato di aver parlato con l’Autorità fiscale israeliana della questione, ma che al momento la nave “Panormitis” non è ancora entrata nel porto e deve ancora presentare la documentazione. Sarebbe quindi impossibile verificare le accuse secondo cui la polizza di carico sarebbe falsificata.
Lo scambio di dichiarazioni tra il ministro israeliano e il suo omologo ucraino, Andrii Sybiha, è proseguito il 29 aprile. Sybiha ha fatto sapere che l’Ufficio del Procuratore generale dell’Ucraina ha presentato una richiesta alle autorità israeliane, sulla base di una decisione di un tribunale ucraino, per sequestrare la nave nell’ambito dell’indagine in corso. Sa’ar ha replicato: “Ci si aspetterebbe la presentazione di una richiesta legale prima di pubblicare tweet”, aggiungendo che l’istanza ucraina è al vaglio delle autorità competenti.
Secondo un’inchiesta pubblicata il 26 aprile dal quotidiano Haaretz, quest’anno altre quattro navi avrebbero scaricato in Israele grano proveniente dai territori ucraini occupati dalla Russia, aree fertili che hanno valso all’Ucraina il soprannome di “granaio d’Europa”. Nel primo anno dell’invasione russa, sostiene l’articolo, “almeno due navi con grano rubato sono arrivate in Israele e almeno una di esse ha scaricato il carico”.
Secondo le stime di Kyiv, finora sarebbero state sottratte all’Ucraina almeno 15 milioni di tonnellate di frumento. Come ha spiegato Kateryna Yaresko, giornalista del progetto SeaKrime che monitora le attività di navigazione illegali ed è gestito dal sito web e dall’Ong Myrotvorets con sede a Kyiv, è molto difficile raccogliere prove in questi schemi di trasporto, anche perché spesso le navi coinvolte disattivano l’AIS (sistema di identificazione automatica) per nascondere le tracce delle operazioni volte ad aggirare le sanzioni.
L’Unione europea, che adotta misure restrittive contro le navi della “flotta ombra” russa, ha dichiarato tramite il portavoce per gli Affari Esteri Anouar El Anouni di “aver preso atto delle notizie secondo cui una nave della flotta ombra russa che trasporta grano ucraino rubato è stata autorizzata a scaricare nel porto di Haifa, in Israele, nonostante i precedenti contatti dell’Ucraina con le autorità israeliane sulla questione”.
“Condanniamo tutte le azioni che contribuiscono a finanziare la guerra illegale della Russia e a eludere le sanzioni dell’UE, e restiamo pronti a colpire tali attività inserendo nell’elenco sanzionatorio individui ed entità in paesi terzi, se necessario”, si legge nel commento di El Anouni. L’UE ha inoltre richiesto ulteriori informazioni a Israele.
L’escalation diplomatica di Kyiv è arrivata come una sorpresa per le autorità israeliane. Il ministro degli Affari Esteri Gideon Sa’ar ha sottolineato il sostegno di Israele all’Ucraina nell’ambito delle organizzazioni internazionali e attraverso aiuti umanitari durante la guerra con la Russia.
Come conclude il direttore del Centro per gli studi del Medio Oriente di Kyiv, Igor Semyvolos, nel 2025 l’Ucraina è passata a un avvicinamento pragmatico con Israele, dovuto alle minacce esistenziali comuni provenienti dall’asse Russia-Iran-Corea del Nord. Tuttavia, secondo l’esperto, lo scandalo del grano dimostra che Israele non ha modificato il proprio atteggiamento di fondo nei confronti del regime sanzionatorio contro la Russia e delle questioni in cui i propri interessi commerciali si intrecciano con quelli dell’Ucraina. Per questo Zelensky ha scelto un tono duro, concludendo il suo post su X con un ultimatum: “Ci aspettiamo che le autorità israeliane rispettino l’Ucraina e si astengano dal compiere azioni che indeboliscano le nostre relazioni bilaterali”.
Secondo l’agenzia specializzata APK-Inform, con sede a Dnipro, “il principale fornitore di grano per Israele è tradizionalmente la Russia, che ogni stagione copre fino al 90% delle importazioni di questa coltura nel Paese”. Un indicatore in crescita costante: se nella stagione 2020/21 Israele ha acquistato 0,6 milioni di tonnellate di grano russo (quota di mercato del 39%), nell’anno commerciale 2024/25 la cifra è salita a 1,6 milioni di tonnellate (89%).



