Onu: regimi accusati di violazioni dei diritti umani eletti in organismi chiave 

Mondo
di Anna Balestrieri
L’ECOSOC ha nominato la Repubblica Islamica dell’Iran nel Comitato per il Programma e il Coordinamento, organismo che influenzerà politiche cruciali su diritti umani, diritti delle donne, disarmo e prevenzione del terrorismo. Mentre sono stati scelti Cina, Cuba, Nicaragua, Arabia Saudita e Sudan per il Comitato sulle ONG.
 
Una nuova controversia scuote il sistema multilaterale delle Nazioni Unite, dove decisioni recenti hanno sollevato forti critiche da parte di organizzazioni indipendenti e attivisti per i diritti umani. Al centro della polemica vi è l’elezione di Paesi con documentati precedenti di violazioni dei diritti fondamentali a organismi incaricati proprio di supervisionare tali ambiti.
 
La denuncia è stata lanciata da UN Watch, che accusa diverse democrazie occidentali di aver contribuito a queste nomine controverse, mettendo in discussione la coerenza dei loro impegni internazionali.
 

Nomine controverse: Iran e altri Paesi al centro del sistema

Il nodo principale riguarda le decisioni del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, organo composto da 54 Stati membri. L’ECOSOC ha nominato la Repubblica Islamica dell’Iran nel Comitato per il Programma e il Coordinamento, organismo che influenzerà politiche cruciali su diritti umani, diritti delle donne, disarmo e prevenzione del terrorismo.
Questa nomina è considerata di fatto definitiva, poiché l’Assemblea Generale dell’ONU tende tradizionalmente ad approvare tali decisioni senza votazione formale.
Parallelamente, lo stesso Consiglio ha eletto per acclamazione Cina, Cuba, Nicaragua, Arabia Saudita e Sudan al Comitato sulle ONG, un organismo strategico che regola l’accesso e l’accreditamento delle organizzazioni della società civile presso l’ONU.
 

Le critiche: “Mettere i lupi a guardia del gregge”

A guidare le critiche è Hillel Neuer, presidente di Un Watch, che ha usato parole estremamente dure: “Affidare a questi Paesi il controllo delle organizzazioni per i diritti umani è come mettere Al Capone a capo della lotta alla criminalità organizzata.”
Secondo UN Watch, queste nomine rischiano di avere conseguenze concrete e gravi.
Le dittature avranno ora la maggioranza necessaria per negare l’accreditamento a ONG indipendenti e favorire invece organizzazioni fittizie legate ai regimi,” ha dichiarato Neuer.
Il timore principale è che attivisti e dissidenti — soprattutto provenienti da contesti repressivi — possano essere esclusi dalle piattaforme internazionali, indebolendo ulteriormente la difesa dei diritti fondamentali.
 

Il ruolo delle democrazie occidentali sotto accusa

Particolarmente controverso è il comportamento di diversi Paesi democratici, tra cui Canada, Francia, Spagna, Norvegia, Paesi Bassi, Australia e Regno Unito, accusati di aver sostenuto o quantomeno non ostacolato queste elezioni.
A distinguersi è stata la posizione degli Stati Uniti, unico membro dell’ECOSOC ad aver espresso opposizione formale, definendo Iran, Cuba e Nicaragua “inadatti” a tali incarichi.
 

Avvertimenti ignorati dalla società civile

Le critiche non sono arrivate a posteriori. Prima delle elezioni, circa 70 organizzazioni per i diritti umani avevano lanciato un appello per bloccare la nomina di Paesi con gravi violazioni documentate.
Tra queste, l’International Service for Human Rights aveva assegnato valutazioni fortemente negative proprio ai Paesi poi eletti.
Nonostante questi avvertimenti, le votazioni sono proseguite senza ostacoli significativi, alimentando il senso di frustrazione tra attivisti e osservatori internazionali.
 

Un precedente che preoccupa

UN Watch sottolinea come, in passato, le stesse democrazie occidentali fossero riuscite a bloccare l’elezione della Russia in organismi simili.
Il mancato intervento in questo caso viene quindi percepito come un passo indietro significativo, se non una vera e propria incoerenza politica.
 

Una crisi di credibilità per il sistema ONU

L’episodio riapre una questione più ampia: la credibilità del sistema delle Nazioni Unite nel promuovere e difendere i diritti umani.
Se i Paesi accusati di violazioni sistematiche diventano arbitri delle regole, il rischio è quello di svuotare dall’interno gli stessi meccanismi di tutela, trasformandoli in strumenti politici.
Per molti osservatori, la vicenda rappresenta un campanello d’allarme:
non solo per il futuro delle ONG e degli attivisti, ma per la tenuta stessa dell’ordine internazionale basato sui diritti e sulle norme condivise.