Alessandro Litta Modignani e il Liceo Agnesi di Milano

Milano: contestazioni propal al Liceo Agnesi. La testimonianza di Alessandro Litta Modignani: “un dialogo mancato”

Italia

di Nathan Greppi
Dopo le polemiche scoppiate nella prima metà di aprile, dopo che il Liceo Agnesi di Milano ha ospitato un incontro sulla Giornata della Memoria con due ospiti filopalestinesi e senza nessun contraddittorio, la dirigenza scolastica ha compensato invitando in un secondo incontro Alessandro Litta Modignani, in qualità di vicepresidente nazionale della FAII (Federazione Associazioni Italia-Israele). Tuttavia, anche questo evento non è stato privo di problemi.

Dopo aver preso contatto con un insegnante dell’Agnesi, “abbiamo convenuto che avrei fatto la mia presentazione, cercando di parlare della memoria ma anche dell’attualità geopolitica”, racconta a MosaicoBet Magazine Litta Modignani. “Sono arrivato lì con le migliori intenzioni, sperando di instaurare un dialogo con i ragazzi. Purtroppo, non ci sono riuscito”.

Spiega che “mano a mano che parlavo, vedevo un irrigidirsi difronte a tutte le considerazioni che facevo. Per esempio, ho cominciato a parlare del fatto che bisogna distinguere tra ‘conflitto israelo-palestinese’ e ‘conflitto arabo-israeliano’, perché a seconda dei casi cambia la prospettiva. Guardare la guerra solo come tra Israele e i palestinesi è falso, ho ricordato che nel 1948 lo Stato assegnato dall’ONU a Israele è stato attaccato il giorno stesso della sua fondazione da cinque eserciti. E anche parlare solo di un conflitto arabo-israeliano non basta, perché c’è l’Iran che fa la guerra a Israele anche se non è arabo ed è a maggioranza sciita, mentre i palestinesi sono sunniti”.

Litta Modignani afferma che all’inizio veniva abbastanza ascoltato, anche perché “avevo davanti solo due classi, perché la sala della biblioteca è relativamente piccola. Mentre tutte le altre classi dell’istituto, per un totale di 1.300 studenti, erano collegate attraverso lo schermo”.

Se in un primo momento arrivavano numerose domande e obiezioni, la discussione si è fatta ancora più accesa quando “ho detto che quello che è successo a Gaza non può assolutamente essere classificato come genocidio ai sensi della definizione datane dall’ONU e da Raphael Lemkin (l’avvocato ebreo polacco che ha coniato il termine, ndr). Una ragazzina si è alzata e ha detto: ‘Io, visto che lei ha detto che non c’è genocidio, non sono più disposta ad ascoltarla’, e se n’è andata dicendo che facevo propaganda”.

Quest’ultima accusa “mi è molto dispiaciuta; non si capisce perché io farei propaganda, mentre quelli che sostengono tesi opposte alle mie non lo farebbero. Ho cercato di interloquire nella misura del possibile, ma una buona parte dei presenti e degli studenti delle altre classi sono usciti. Circa una decina di ragazzi è rimasta ad interloquire con me, e quello è stato forse il momento migliore, perché non ho più parlato dalla cattedra ma eravamo seduti uno difronte agli altri”.

Nonostante ciò, racconta Litta Modignani, le argomentazioni dei ragazzi rimasti talvolta erano superficiali, del tipo “per me i sionisti sono nazisti”, al che lui gli ha detto di studiare cos’è stato il nazismo e di andare in Israele a vedere la realtà con i suoi occhi.

Al termine della discussione, quando è uscito dalla biblioteca, “ho trovato due grosse ali principalmente di studentesse che ad un segnale convenuto si sono messe a cantare in coro Bella Ciao. A quel punto ho potuto solo allargare le braccia e salutare con amarezza. È chiaro che è stato un dialogo mancato, non c’è stato un vero dibattito se non con il piccolo gruppo che si è fermato”.