Copertina del libro di Carlo Ginzburg "Il vincolo della vergogna"

Il sentimento della vergogna nella storia e nella cultura: un saggio di Carlo Ginzburg

Libri

di Anna Balestrieri
I saggi raccolti nel recente volume di Adelphi sono stati scritti e rielaborati per occasioni diverse, lezioni, conferenze, interventi, nella ricca attività di insegnante e pubblicista che lo ha portato dalla Normale di Pisa, all’UCLA a Bologna. Nei saggi compaiono i maestri, studiati o conosciuti, i contemporanei, i protagonisti intellettuali del Novecento. E affiorano i ricordi della famiglia, del padre Leone, co-fondatore della Einaudi, antifascista rigoroso, ucciso dai nazisti a Regina Coeli nel febbraio ’44 e della madre, la scrittrice Natalia Levi Ginzburg.

 

Vergogna: un sentimento, una passione che invade, coinvolge. Vergogna per ciò che ci è prossimo, per il proprio Paese, la propria comunità professionale, la propria famiglia, per noi stessi, per le identità multiple di cui siamo espressione.

L’analisi della vergogna nella storia e nella cultura, a partire dall’Iliade e da S. Agostino, il rapporto con la colpa, l’attualità… questo il tema del saggio che dà il titolo al libro di Carlo Ginzburg.

In un celebre saggio, Isaiah Berlin si richiama ad un oscuro frammento di Archiloco: “La volpe sa molte cose, il riccio una sola, ma grande”. Berlin interpreta la frase come esempio di due diverse personalità intellettuali ed artistiche. La prima, quella del riccio, che fa riferimento, è ispirata da “un principio unico ed universale, una visione centrale”. La seconda, quella della volpe, “da un pensiero disperso e diffuso, si muove su molti piani, coglie l’essenza di una vastità di esperienze e di temi, per ciò che questi sono in sé senza cercare di inserirli in (o di escluderli da) una visione unitaria, immutabile, onnicomprensiva”. Dante e Shakespeare appaiono emblemi delle due.

Ebbene Carlo Ginzburg appartiene senza dubbio alle volpi, tanto è vasta la gamma dei temi, degli autori, dei contesti storici e culturali cui si è approcciato. Conferma egli stesso di non aver mai voluto essere specialista di “un campo ben definito di studi”. Ma se un’attitudine da riccio va individuata nel suo lavoro, è quella di muoversi nelle ricerche intraprese da un dettaglio iniziale, spesso trovato per caso, avvicinandosi poi all’insieme “scavando nel buio, seguendo le piste” con una iniziale “euforia dell’ignoranza”.

Questo è il filo rosso che lega i saggi raccolti nel recente volume di Adelphi. Saggi scritti e rielaborati per occasioni diverse, lezioni, conferenze, interventi, nella ricca attività di insegnante e pubblicista che ha portato Ginzburg dalla Normale di Pisa, all’UCLA a Bologna.

Nei saggi compaiono i maestri, studiati o conosciuti (Leo Spitzer, Erich Auerbach, Arnoldo Momigliano, Delio Cantimori), i contemporanei (Primo Levi, Italo Calvino, Sebastiano Timpanaro), i protagonisti intellettuali del Novecento (Walter Benjamin, Marcel Mauss, Claude Levi-Strauss, Roberto Longhi, Mark Bloch, ecc.). Un saggio critico è dedicato alla discussa figura di Mircea Eliade, storico delle religioni, antisemita e filo-nazista negli anni Trenta e Quaranta.

Affiorano i ricordi della famiglia, del padre Leone, co-fondatore della Einaudi, antifascista rigoroso, ucciso dai nazisti a Regina Coeli nel febbraio ’44 e della madre, la scrittrice Natalia Levi Ginzburg (vedi il saggio “Lettori di Proust”).

La varietà dei temi, non qui riassumibile, la peculiare, spiazzante talvolta, attitudine all’esame critico, alla lettura “lenta”, ai collegamenti tra gli autori, l’originalità interpretativa, rendono la lettura de “Il vincolo della vergogna” un’esperienza intellettualmente coinvolgente, uno stimolo all’approfondimento.

Carlo Ginzburg. Il vincolo della vergogna. Letture oblique, Adelphi 2025, euro 28,00, 275 pp.