Giant spopola a Broadway: lo spettacolo che porta in scena l’antisemitismo di Roald Dahl

Spettacolo

di Pietro Baragiola
Scritto da Mark Rosenblatt e diretto da Nicholas Hytner, lo spettacolo riapre una delle pagine più controverse della carriera dello storico autore: le dichiarazioni antisemite legate alla sua recensione del 1983 sulla guerra in Libano. Al centro della scena troviamo Dahl, interpretato dall’attore americano John Lithgow, mentre viene messo sotto pressione dai suoi editori e chiamato a rispondere di parole che già all’epoca hanno suscitato una diffusa indignazione.

La figura di Roald Dahl torna al centro del dibattito culturale con Giant, la nuova pièce teatrale approdata a Broadway dopo il successo nel West End londinese.

Scritto da Mark Rosenblatt e diretto da Nicholas Hytner, lo spettacolo riapre una delle pagine più controverse della carriera dello storico autore: le dichiarazioni antisemite legate alla sua recensione del 1983 sulla guerra in Libano.

Al centro della scena troviamo Dahl, interpretato dall’attore americano John Lithgow, mentre viene messo sotto pressione dai suoi editori e chiamato a rispondere di parole che già all’epoca hanno suscitato una diffusa indignazione: “mai prima d’ora nella storia dell’umanità un popolo è passato così rapidamente dall’essere compatito a diventare barbaro e assassino. Mai prima d’ora un popolo ha suscitato così tanta simpatia nel mondo per poi, nel giro di una sola generazione, trasformarla in odio e repulsione.”

La stampa le ha persino definite “la cosa più vergognosa scritta in inglese da moltissimo tempo”, e le conseguenze sono state gravi e concrete: minacce di morte e la presenza costante di un agente di polizia davanti all’abitazione dell’autore.

Il Dahl di John Lithgow

Lithgow nel ruolo di Dahl offre un’interpretazione intensa e sfaccettata, capace di alternare ironia, fascino, durezza e crudeltà. L’attore 80enne, laureato ad Harvard e noto per una lunga carriera che spazia dal teatro al cinema, è uno dei volti più celebrati del 2026, grazie anche all’uscita del trailer del nuovo adattamento della saga di Harry Potter per HBO Max, in cui lui interpreterà il preside di Hogwarts, Albus Silente.

“Sono solo un uomo qualunque a cui vengono assegnati ruoli totalmente non convenzionali” ha affermato Lithgow in una sua recente intervista al The Guardian. “Ma penso che calarmi nei panni di Dahl sia stato interessante e, allo stesso tempo, moralmente sfiancante.”

Il Dahl di Lithgow porta in scena un dibattito ancora attuale: fino a che punto la critica a Israele può spingersi senza trasformarsi in un attacco identitario?

Quando l’autore invita i suoi interlocutori ebrei a prendere posizione contro Israele, il confine tra responsabilità politica e colpa collettiva diventa ambiguo e scivoloso. Ne scaturisce un confronto serrato in cui gli altri personaggi, in particolar modo la rappresentante americana della casa editrice di Dahl Jessie Stone (interpretata da Aya Cash), sottolineano il nodo centrale della vicenda: i rischi di trattare gli ebrei come un’entità collettiva.

“Non tutti gli ebrei condividono le scelte del governo israeliano e non possono essere chiamati a risponderne” afferma Stone durante lo spettacolo.

Giant dunque non semplifica né cerca di riabilitare Dahl, bensì si limita a mostrare un autore capace di mostrare sofferenza per le vittime civili, dolore per le tragedie famigliari e una sincera indignazione verso la guerra ma allo stesso tempo senza essere in grado di evitare derive pericolose.

La tensione tra empatia e pregiudizio diventa così il cuore della pièce teatrale.

Un’opera attuale

Scritta prima degli eventi del 7 ottobre 2023, Giant appare oggi sorprendentemente attuale. Le immagini di distruzione in Medio Oriente, il dibattito globale su Israele e l’aumento delle tensioni rendono le parole di Dahl meno isolate di quanto forse lo erano negli anni Ottanta.

Il copione suggerisce come il confine tra anti-israeliano e antisemitismo sia diventato, nel tempo, più sfumato nel dibattito pubblico. Ciò che nel 1983 ha provocato scandalo e isolamento oggi, in alcuni contesti, rischia di apparire meno eccezionale, inserito in un panorama mediatico frammentato e polarizzato.

Giant si inserisce proprio in questo spazio di tensione utilizzando la figura di Dahl come prisma attraverso cui osservare questioni ancora attuali: il rapporto tra politica e antisemitismo, il peso delle parole nel dibattito pubblico e la difficoltà di separare l’opera dall’autore.

Nonostante le scuse della famiglia Dahl, infatti, molti ritengono ancora impossibile dimenticare l’intervista in cui l’autore ha affermato che “perfino un individuo spregevole come Hitler non poteva prendersela con gli ebrei senza motivo”.

Oggi molti dei suoi libri continuano ad essere amati e adattati in nuove produzioni, mantenendone viva l’eredità, ma i lettori si chiedono quanto tutto ciò sia necessario visto il pensiero che si cela dietro questi racconti. Un dilemma molto simile riguarda il riadattamento della serie Harry Potter dopo le dichiarazioni di J.K. Rowling contro la comunità LGBTQI+ che ha deciso di boicottare la serie.

Due mondi distanti, due autori controversi, le cui opere hanno però un ignaro protagonista comune: la star John Lithgow che, attraverso il suo grande talento, non smette di far riflettere ed emozionare il pubblico di oggi e di domani.