Il rapporto britannico sul 7 ottobre: civili di Gaza autori di rapimenti, saccheggi e uccisioni

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di Davide Cucciati

Nel Regno Unito, è stata pubblicata la seconda edizione di quella che viene presentata come la più ampia relazione, in lingua inglese, sul pogrom del 7 ottobre. Fra gli elementi più rilevanti che emergono dal documento vi è il ruolo dei civili palestinesi provenienti da Gaza che nel report figurano come parte integrante del quadro dell’assalto.

La relazione distingue infatti una vera e propria terza ondata composta in larga misura da civili che approfittarono delle brecce aperte lungo il confine per entrare in Israele dopo i primi gruppi armati. Secondo il documento, in diversi casi civili arrestati in seguito all’infiltrazione hanno ammesso di essere stati incoraggiati a saccheggiare e distruggere proprietà. Il report aggiunge che alcuni di loro presero parte anche all’uccisione di civili, alla cattura di ostaggi e ai successivi abusi.

La seconda edizione del rapporto
Il documento, diffuso il 18 marzo 2026 da un gruppo parlamentare trasversale britannico vicino all’APPG, All-Party Parliamentary Group, UK-Israel, aggiorna la prima edizione con nuove testimonianze, nuovi riscontri investigativi e ulteriori elementi sulla pianificazione e sull’esecuzione della strage. La seconda edizione, si legge nella presentazione ufficiale, vuole “documentare meticolosamente i fatti” del 7 ottobre, rafforzando la precisione della cronologia e dei dettagli grazie a nuove interviste ai sopravvissuti e a ulteriori indagini ufficiali. Tra le principali novità figurano nuove testimonianze, fra cui quelle dell’ex ostaggio Emily Damari e di Anat Ron-Kendall, indicata come l’unica sopravvissuta britannica nota dell’attacco.

Saccheggi e devastazione
Il ruolo dei civili gazawi emerge con particolare nettezza nei capitoli dedicati al saccheggio e alla devastazione. La relazione raccoglie testimonianze di persone chiuse nelle stanze di sicurezza che raccontano il furto di vestiti, cibo, gioielli, passaporti, giocattoli, veicoli e beni di ogni tipo. In alcuni casi, secondo il report, le telecamere ripresero civili di Gaza rientrare nella Striscia con la refurtiva, per esempio con un grande televisore trasportato sul retro di una motocicletta da Be’eri o con trattori rubati da Kfar Aza. La devastazione riguardò anche stalle, serre, attrezzature agricole e bestiame, colpendo una delle aree più importanti per la produzione agricola israeliana.

Rapimenti, violenze, abusi
Nel caso di Nili Margalit, a Nir Oz, il report afferma che saccheggiatori civili entrarono nella sua casa, appiccarono un incendio per costringerla a uscire dalla stanza di sicurezza e poi la trascinarono verso Gaza, prima su un golf cart rubato e poi in auto. In altri episodi, civili palestinesi compaiono anche nelle scene di rapimento di ostaggi come Yarden Bibas, Noa Argamani e Avinatan Or. La relazione cita anche casi ancora più gravi, fra cui il tentativo di decapitazione di un lavoratore thailandese da parte di un civile e la presenza di donne e bambini tra i gazawi entrati nelle comunità, con testimonianze che parlano di bambini intenti a rubare biciclette e di donne presenti nei gruppi che saccheggiavano le abitazioni.

La pianificazione dell’assalto
Questa partecipazione civile si inserisce dentro una struttura di attacco che il report descrive come lungamente preparata e rigidamente organizzata. Uno degli elementi più forti della nuova edizione riguarda la pianificazione dell’assalto. Il rapporto include un promemoria manoscritto di sei pagine, rinvenuto in un tunnel a Gaza, datato 24 agosto 2022 e attribuito a Yahya Sinwar. Secondo la commissione, il documento descriverebbe in modo esplicito la preparazione accurata dell’operazione e anche la sua dimensione psicologica, compresa l’intenzione di documentare e diffondere in tempo reale i massacri per instillare terrore nell’opinione pubblica israeliana.

La struttura militare di Hamas
Sempre in questa seconda edizione, la commissione insiste sulla struttura militare di Hamas prima dell’attacco. Il rapporto descrive le Brigate al-Qassam come una forza organizzata secondo gerarchie, livelli di comando e suddivisioni territoriali. La ricostruzione elenca le brigate del nord di Gaza, di Gaza City, del centro della Striscia, di Khan Yunis e di Rafah, con i rispettivi comandanti.

Forze impiegate e preparativi
Il report rende ancora più nitida la dimensione propriamente militare e operativa dell’assalto. Nella ricostruzione generale si legge che Hamas guidò l’attacco con 3.800 membri delle forze d’élite Nukhba e delle Brigate al-Qassam, sostenuti da 2.200 appartenenti ad altri gruppi armati e da civili provenienti da Gaza, mentre un ulteriore migliaio rimase nella Striscia con compiti di supporto tattico e di lancio di razzi. Il rapporto aggiunge che il concetto dell’operazione avrebbe preso forma già prima del 2014, mentre i preparativi veri e propri sarebbero iniziati dal 2021.

Segretezza e addestramento
La compartimentazione del piano occupa un posto centrale nella relazione. Secondo il report, Hamas mantenne una segretezza rigorosa fino alle ultime ore. Solo un gruppo ristretto di vertice, comprendente Sinwar e Mohammed Deif, conosceva pienamente l’operazione, mentre comandanti inferiori e partecipanti sarebbero stati informati dei loro compiti appena pochi giorni, o addirittura poche ore, prima dell’inizio. La relazione descrive un lavoro preparatorio fatto di addestramenti ripetuti, assalti simulati contro riproduzioni di comunità israeliane, prove di sfondamento delle difese e vere e proprie esercitazioni sul rapimento di ostaggi, accompagnate da raccolta avanzata di intelligence e da una mappatura accurata dei bersagli.

Il “blinding plan”
La sequenza iniziale dell’attacco viene ricostruita in modo molto preciso. La prima fase fu quella che il rapporto definisce “blinding plan”, un piano di accecamento pensato per ridurre al minimo la capacità di reazione israeliana. Hamas iniziò a muoversi verso la barriera intorno alle 6:15 del mattino. Alle 6:29 scattarono gli allarmi razzo in oltre trenta comunità, mentre veniva lanciata la prima ondata di fuoco dalla Striscia. In parallelo, circa cento droni colpirono torri di osservazione e sistemi Sentry Tech, postazioni automatizzate di sorveglianza e difesa lungo il confine, mentre cecchini, RPG e ordigni incendiari presero di mira telecamere, sensori e postazioni di sorveglianza. Il rapporto osserva che l’intercettazione dei missili da parte dell’Iron Dome finì anche per coprire il rumore dei colpi sparati contro le telecamere lungo la recinzione.

Lo sfondamento del confine
Dopo questa fase si aprì quella dello sfondamento. Il report afferma che nella prima ondata furono presi di mira simultaneamente circa trenta punti di breccia. Piccoli gruppi entrarono su motociclette, pickup armati o a piedi, puntando anzitutto su centri di comando e linee di comunicazione, così da ostacolare la risposta difensiva israeliana. Entro la fine della giornata, si legge nella relazione, il confine era stato violato in 119 punti, quasi tre brecce per miglio. Le squadre del genio utilizzarono cariche esplosive di vario tipo, mentre ponti pieghevoli vennero preparati per superare ostacoli di cemento e consentire il passaggio dei veicoli. Trattori, ordigni improvvisati e cariche sagomate furono impiegati per smantellare fisicamente sezioni della barriera.

Un’operazione multilivello
Il rapporto insiste inoltre sulla simultaneità dei vettori d’attacco. Accanto alle infiltrazioni via terra, compaiono incursioni via aria e via mare. L’assalto fu concepito e attuato come un’operazione multilivello diretta contro comunità civili, postazioni militari e assi di fuga. Nella struttura complessiva ricostruita dalla commissione, il 7 ottobre appare come un’offensiva pensata per saturare, disorientare, isolare e colpire insieme.

La conclusione del report
Nel complesso, la relazione britannica insiste su un dato preciso: l’attacco fu pianificato a lungo, compartimentato con disciplina, addestrato con metodi specifici, condotto con una logica di saturazione iniziale delle difese e poi ampliato dalla partecipazione di altri gruppi armati e di civili gazawi. Il report descrive i civili palestinesi come soggetti che in più casi sfruttarono, accompagnarono e alimentarono l’assalto, partecipando, secondo la relazione, ai saccheggi, ai rapimenti, alle violenze e agli abusi.

 

 

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