Mezuzah Man: il cortometraggio che ha previsto la strage di Bondi 

Spettacolo
di Anna Balestrieri
Nell’articolo su Haaretz del 16 marzo 2026, Talia Slonim racconta come il cortometraggio australiano Mezuzah Man di Jacob Melamed sia diventato, suo malgrado, una profezia della tragedia di Bondi. Nato come riflessione personale sulla paura e sull’identità ebraica post-7 ottobre, il film ha assunto oggi un peso storico e culturale straordinario, documentando il senso di vulnerabilità e la resilienza della comunità ebraica australiana.
Il protagonista, Yossi (interpretato da Josh Merten), incarna un orgoglio ebraico visibile e senza compromessi, opponendosi all’istinto diffuso di ritirarsi di fronte all’antisemitismo. Accanto a lui, un vicino rappresenta la paura e la scelta della prudenza, creando un contrasto che esplora la domanda centrale del film: “Cosa significa essere visibilmente ebrei in tempi di ostilità crescente? La visibilità rafforza o espone la comunità?”. Con ironia e leggerezza, Melamed mostra le risposte complesse e talvolta paradossali degli ebrei davanti all’odio.
L’autenticità della pellicola si manifesta nei dettagli: dal parlato di Yossi, che mescola accento sydneyano e inflessioni sudafricane, alle automobili con adesivi che ricordano la sopravvivenza dell’Olocausto, fino ai negozi di oggetti ebraici di Bondi, luoghi simbolo della vita quotidiana della comunità. Ogni elemento contribuisce a rendere il film un ritratto vivido e realistico di una comunità sotto pressione.
La realtà ha però superato l’immaginazione. Due attori volontari di Hatzolah, presenti alle riprese, furono coinvolti direttamente nella sparatoria della strage di Bondi. Questa coincidenza tragica trasforma il film in un documento premonitore e dolorosamente concreto, rendendo ogni scena un riflesso della paura e del coraggio reale.
Alla fine, Mezuzah Man non è solo un cortometraggio: è una testimonianza della complessità dell’identità ebraica in tempi difficili, un’esplorazione del coraggio e della paura che accompagna ogni scelta visibile di appartenenza. Come confessa Melamed, “Dopo il film, sono finalmente riuscito a mettere la mezuzah sulla mia porta. Sono meno spaventato, e orgoglioso della mia identità ebraica”. Un gesto semplice, ma potente, che racchiude tutto il senso del film.