Da ragazzino della sinagoga a re dei Patriots: la straordinaria vita di Robert Kraft

Personaggi e Storie

di Marina Gersony

Israele ha conferito a Robert Kraft il Premio Genesis. L’imprenditore americano proprietario della squadra di football New England Patriots devolve 1 milione di dollari alla lotta contro l’antisemitismo e paga un megaspot pubblicitario al SuperBowl

C’è un’immagine che racconta bene la vita di Robert Kenneth Kraft. Un ragazzino come tanti, negli anni Cinquanta, vende giornali davanti allo stadio di Boston. Il traffico del dopo partita, la folla, il rumore della città. Lui osserva quel mondo da fuori: lo sport, gli affari, il grande spettacolo americano. Molti anni dopo quello stesso ragazzo comprerà una squadra di football e la trasformerà in una delle dinastie sportive più potenti del pianeta. È il tipo di parabola che negli Stati Uniti amano raccontare: il sogno americano che prende forma tra lavoro, intuizione e molta determinazione.

Oggi Kraft è uno dei grandi capitalisti dello sport mondiale, proprietario dei New England Patriots e figura centrale dell’economia della NFL (National Football League). Il suo patrimonio personale supera i 13 miliardi di dollari, costruito attraverso il conglomerato industriale The Kraft Group e una rete di investimenti che spaziano dall’industria cartaria allo sport professionistico. Eppure la sua storia non parte dal lusso, parte da lontano, tra le case tranquille di Brookline, sobborgo di Boston, dove nasce il 5 giugno 1941 in una famiglia ebrea osservante.

Un’infanzia tra sinagoga e disciplina

Il padre Harry è un piccolo imprenditore tessile, ma soprattutto una figura centrale nella vita religiosa locale: guida la comunità della sinagoga Congregation Kehillath Israel e insegna ebraico. La casa dei Kraft è profondamente religiosa. Shabbat osservato con rigore, studio della Torà, vita comunitaria. Harry sogna perfino che suo figlio diventi rabbino. Il giovane Robert cresce tra queste regole: disciplina, studio e senso del dovere. Dopo la scuola frequenta lezioni di ebraico e spesso deve rinunciare allo sport perché coincide con lo Shabbat o con gli impegni religiosi. Anni dopo racconterà che quell’educazione religiosa gli ha lasciato un patrimonio più grande del denaro: una struttura morale. La fede, dirà spesso, gli ha dato «un nucleo spirituale che nessun patrimonio può comprare».

Columbia, Harvard e l’inizio dell’impero

Kraft è uno studente brillante. Ottiene una borsa di studio alla Columbia University. Poi arriva la Harvard Business School. È il passaggio decisivo verso il mondo degli affari. Ma prima ancora della carriera arriva l’amore. Nel 1963 sposa Myra Nathalie Hiatt, studentessa della Brandeis University e figlia di un imprenditore ebreo lituano fuggito dall’Europa prima della Shoah. Myra non è soltanto una moglie. È una compagna di vita, una partner morale e filantropica. Il loro matrimonio durerà quasi mezzo secolo. Negli anni Settanta Kraft entra nell’azienda di packaging della famiglia della moglie e la trasforma in un grande conglomerato industriale: il The Kraft Group, attivo nella carta, nel packaging, nello sport e nel Real Estate. L’impero cresce senza clamore, ma con una qualità che diventerà la firma di Kraft: la pazienza strategica.

Il colpo di genio

Negli anni Ottanta compie una mossa che all’epoca pochi notano. Compra i terreni e i parcheggi attorno allo stadio dei Patriots. Poi acquisisce lo stadio stesso. Nel 1994 acquista i Patriots per 172 milioni di dollari, una cifra record per l’epoca. Da quel momento la storia cambia. Con l’allenatore Bill Belichick e il quarterback Tom Brady, i Patriots diventano una macchina da vittorie. Sei Super Bowl conquistati e due decenni di dominio nella NFL. Il valore oggi sfiora i 9 miliardi di dollari. Il ragazzo che vendeva giornali davanti allo stadio ora possiede una delle squadre più vincenti della storia dello sport americano. E il marchio Patriots continua a pesare nella cultura del football: anche nelle stagioni più recenti e durante gli NFL Honors 2026 la squadra resta uno dei simboli della lega, segno dell’eredità costruita sotto la guida di Kraft.

Il miliardario fiero di essere ebreo

Se c’è una cosa che Kraft non ha mai nascosto è la sua identità ebraica. Per decenni lui e Myra hanno donato centinaia di milioni di dollari a università, ospedali e istituzioni ebraiche negli Stati Uniti e in Israele. Nel 1989 creano il Passport to Israel Fund, che permette a migliaia di adolescenti ebrei di visitare Israele. Nel 2019 Kraft riceve il Genesis Prize, definito il “Nobel ebraico”. Con il premio rafforza la Foundation to Combat Antisemitism, sostenuta con oltre 150 milioni di dollari e promotrice di campagne nazionali contro l’odio antiebraico, diffuse anche durante il Super Bowl. Per lui non è solo filantropia. È una missione.

Come molti grandi imprenditori americani, Kraft ha rapporti trasversali con la politica. La sua vita pubblica non è stata però priva di momenti difficili. Nel 2019 Kraft finì coinvolto in un’indagine su un giro di prostituzione in Florida dopo essere stato ripreso in un centro massaggi sorvegliato dalla polizia. Le accuse penali furono poi archiviate quando un tribunale stabilì l’inutilizzabilità delle prove raccolte.

E c’è anche un episodio quasi surreale nella sua biografia. Durante una visita in Russia mostrò il suo anello del Super Bowl al presidente Vladimir Putin. Putin lo infilò al dito e se lo tenne. Kraft raccontò poi la scena con ironia, dicendo di averlo «donato» per evitare un incidente diplomatico.

Il dolore che lo ha cambiato

Nel luglio 2011 la vita di Kraft si spezza. Myra muore dopo una lunga battaglia contro il cancro ovarico. Avevano condiviso quarantotto anni di matrimonio, quattro figli e una lunga stagione di filantropia. Per tutta la stagione successiva i Patriots portarono sulle divise le iniziali MHK in suo onore. Chi lo conosce racconta che quella perdita lo abbia profondamente segnato. Oggi, uno dei figli, Jonathan, è presidente dei Patriots e del Kraft Group. La famiglia rappresenta ormai una vera dinastia economica americana e, secondo diverse ricostruzioni filantropiche, nel corso della vita ha donato oltre 900 milioni di dollari a cause sociali, educative e sanitarie.

Un nuovo capitolo

Dopo anni difficili, Kraft ha ritrovato stabilità personale. Nel 2022 ha sposato l’affascinante Dana Blumberg, oftalmologa e di 33 anni più giovane di lui, descritta come una figura molto privata, senza profili social pubblici. Il matrimonio è stato celebrato con una festa spettacolare a sorpresa presso la Hall des Lumières di New York, piena di star dello sport e dello spettacolo. Nel marzo 2023, Kraft ha dichiarato a People di non aver mai creduto che si sarebbe risposato dopo la morte della sua prima moglie, aggiungendo che «è stata la mano di Dio all’opera» a condurlo alla nuova consorte, una partner «eccezionale» che lo rende «molto felice». Superati gli ottant’anni, oggi Robert Kraft continua a essere una figura centrale nello sport americano. Ma la sua storia – come raccontano spesso nella comunità ebraica di Boston – resta prima di tutto quella di un ragazzo cresciuto tra sinagoga, studio e senso del dovere. Un uomo che ha trasformato il sogno americano in una dinastia sportiva e industriale. E che continua a ricordare la lezione imparata da bambino: la ricchezza conta. Ma contano molto di più la fede, la famiglia e la responsabilità verso gli altri. Mantenendo sempre il proprio sogno: «Qual è il vostro chalom gadol? – ha chiesto Kraft una volta agli studenti – Qual è il vostro grande sogno? Pensate in grande. Fate in modo che sia un sogno incredibilmente improbabile […]. Realizzare sogni improbabili è la storia della nostra gente».

 

Sfida alle università: «Non sosterrò chi tollera l’odio»

Nel pieno delle tensioni nei campus americani legate al conflitto a Gaza, Robert Kraft si è imposto come una delle voci più visibili e dure contro l’antisemitismo. Il magnate ha sospeso i finanziamenti alla sua alma mater, la Columbia University, denunciando la gestione delle proteste pro-Palestina e il clima d’odio nei confronti di studenti e docenti ebrei. Kraft accusa l’ateneo di non aver garantito adeguata protezione e di aver tollerato derive antisemite, definendolo «non più riconoscibile» rispetto ai suoi valori fondanti. Ha chiesto che chi intimidisce o minaccia studenti ebrei venga ritenuto responsabile. Nel 2024 ha pubblicato una lettera aperta, diffusa anche come annuncio a pagina intera su diversi quotidiani, in cui attacca il mondo accademico: «La dirigenza e il corpo docente di molte delle nostre principali istituzioni educative hanno deluso i loro studenti». E ancora: «Gridare insulti e accuse infondate, nascondendosi dietro una maschera, non è libertà di parola, è codardia». Il suo intervento è tra i più incisivi nel dibattito pubblico e ha contribuito ad aumentare la pressione su università e amministrazioni. «Agire con coraggio e saggezza affinché nei campus si produca conoscenza, non odio», è l’appello rivolto ai vertici accademici. Con un’amara conclusione: «La Columbia che amavo non è più un luogo che conosco».

 

Lo spot al Super Bowl

Robert Kraft ha lanciato un nuovo spot durante il Super Bowl 2026 con la sua fondazione Blue Square Alliance, focalizzato sulla lotta all’antisemitismo e all’odio. Il video mostra un giovane ebreo supportato da un ragazzo nero che copre un messaggio d’odio con un quadrato blu, simbolo di fratellanza, evidenziando che l’odio è appreso e non innato. Il messaggio: combattere l’aumento dell’odio e dell’antisemitismo, specialmente tra i giovani. Il “quadrato blu” (blue square) rappresenta la solidarietà e il sostegno contro l’odio. È la terza pubblicità del Super Bowl promossa da Kraft su questo tema, per incoraggiare le persone a prendere posizione contro l’ignoranza e l’odio.