Missili iraniani tra Cisgiordania e Israele: vittime civili e nuove tensioni regionali 

Israele
di Anna Balestrieri
In Cisgiordania quattro donne palestinesi sono rimaste uccise e si hanno oltre una decina di feriti, mentre Nella regione di Sharon un lavoratore straniero thailandese è morto dopo che un razzo ha centrato una struttura agricola. Il conflitto sta assumendo una dimensione sempre più ampia e stratificata: dalla Cisgiordania al centro di Israele, fino al Libano, i fronti si moltiplicano e si sovrappongono.
Una nuova escalation nel conflitto mediorientale ha colpito nella notte tra mercoledì e giovedì, quando una raffica di missili lanciati dall’Iran ha causato vittime civili sia nei Territori palestinesi sia in Israele, aggravando un quadro già segnato da tensioni diffuse su più fronti.

Colpita Beit Awwa: quattro donne uccise

L’attacco più grave ha interessato la cittadina di Beit Awwa, nei pressi di Hebron, nella Cisgiordania. Qui un missile ha centrato una struttura adibita a salone di bellezza, frequentato da donne in vista della festività di Eid al-Fitr.
Il bilancio è di quattro donne palestinesi uccise e oltre una decina di feriti, tra cui alcuni in condizioni critiche. Tra le vittime figura anche una donna incinta al sesto mese, inizialmente sopravvissuta all’impatto ma deceduta successivamente in ospedale.
Secondo la Mezzaluna Rossa Palestinese, l’esplosione sarebbe stata causata da frammenti di munizioni a grappolo, che hanno aumentato la letalità dell’attacco in un contesto civile.

Un morto anche in Israele e diversi feriti

La stessa ondata di missili ha colpito anche Israele. Nella regione di Sharon un lavoratore straniero thailandese è morto dopo che un razzo ha centrato una struttura agricola.
Altri attacchi hanno interessato il centro del paese: danni e feriti lievi si registrano nella città araba di Jaljulya e a Tel Aviv, dove un edificio residenziale è stato colpito causando danni significativi ma senza vittime dirette.

Un attacco più ampio e coordinato

L’episodio si inserisce in una più ampia offensiva missilistica diretta verso il sud di Israele e l’area di Gerusalemme. Le autorità israeliane hanno confermato che diversi proiettili sono stati intercettati, ma alcuni hanno raggiunto aree civili. Sembra sia stato colpito anche il Santo Sepolcro.
Fonti della sicurezza hanno riferito che Israele avrebbe offerto assistenza alle autorità palestinesi per la gestione dell’emergenza, proposta tuttavia declinata dall’Autorità Palestinese.

Gli eventi del 18 marzo

L’appartamento dei due anziani a Ramat Gan
Nelle ore precedenti all’attacco, il 18 marzo, il conflitto aveva già mostrato la sua intensità su più livelli.
Nella stessa giornata, un ulteriore lancio di missili ha provocato la morte di due anziani settantenni a Ramat Gan, colpiti da frammenti di un missile. Secondo la polizia e i soccorritori del Magen David Adom, la coppia è stata trovata a pochi metri dal rifugio, senza essere riuscita a raggiungerlo in tempo.

Il fronte nord e il ruolo di Hezbollah

Parallelamente, l’attenzione resta alta anche sul fronte libanese. Secondo le Forze di Difesa Israeliane, Hezbollah avrebbe pianificato circa 100 lanci di razzi, riuscendone a effettuare circa 40.
L’organizzazione continuerebbe a disperdere i lanciatori su più aree, rendendoli difficili da individuare, e disporrebbe ancora di migliaia di razzi a corto raggio. Nella notte, l’esercito israeliano ha colpito decine di infrastrutture logistiche e depositi di carburante in Libano, ritenuti collegati alle attività del gruppo.

Una guerra sempre più diffusa

Gli eventi delle ultime ore mostrano come il conflitto stia assumendo una dimensione sempre più ampia e stratificata: dalla Cisgiordania al centro di Israele, fino al Libano, i fronti si moltiplicano e si sovrappongono.
In questo scenario, la dimensione civile resta la più esposta. Tra saloni di bellezza, case private e strutture agricole, la quotidianità diventa improvvisamente bersaglio, mentre la guerra continua a ridefinire, giorno dopo giorno, i confini della sicurezza e della vulnerabilità.