di Nathan Greppi
Come ogni anno, non mancano le polemiche legate alle celebrazioni del 25 aprile. Oltre a quelle relative alla partecipazione del corteo della Brigata Ebraica, intensificatesi ulteriormente dal 7 ottobre 2023 ad oggi, quest’anno si aggiunge anche il problema che il 25 aprile sarà di sabato, lo Shabbat.
La posizione dell’ARCI
Hanno fatto discutere le parole di Maso Notarianni, presidente dell’ARCI di Milano, che l’11 marzo ha scritto sui social: “Il 25 aprile è la festa di tutti gli italiani e le italiane che credono nei valori della Libertà, della Democrazia e della Pace. Tra loro, un posto d’onore spetta ai combattenti della Brigata Ebraica. La loro stella gialla è parte integrante della nostra Resistenza. Per questo motivo, quest’anno come sempre, le insegne della Brigata Ebraica sono le benvenute al corteo di Milano. La storia della Brigata Ebraica è storia italiana e va onorata come tale”.
Tuttavia, dopo questa premessa si è opposto alla presenza di bandiere israeliane, affermando che l’articolo 11 della Costituzione Italiana “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Oggi le bandiere dello Stato di Israele non rappresentano quei valori. Rappresentano una guerra che non accenna a fermarsi. Rappresentano l’occupazione illegale di territori palestinesi, l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania, e un’operazione militare a Gaza che numerose organizzazioni internazionali e giuristi di tutto il mondo non esitano a definire con il termine ‘genocidio”.
“Sarebbe una bestemmia contro la memoria dei partigiani”, ha scritto Notarianni, “inclusi quelli della Brigata Ebraica, utilizzare il 25 aprile per sventolare la bandiera di uno Stato che oggi sta compiendo quelle stesse violenze che i partigiani combatterono”.
Le reazioni
In risposta alle parole di Notarianni è seguita una lettera aperta di Davide Romano, direttore del Museo della Brigata Ebraica: “Il 25 aprile è la festa di tutti gli italiani che credono nei valori della Libertà, della Democrazia e della Pace. È il giorno in cui celebriamo la sconfitta del nazifascismo grazie al sacrificio di migliaia di partigiane e partigiani e di soldati alleati giunti da lontano per sconfiggere il nazifascismo e ridarci la libertà. Tra loro, un posto d’onore spetta anche ai 5.000 volontari sionisti della Brigata Ebraica. Organizzati dalla dirigenza sionista dell’epoca, imbracciarono le armi sotto la loro bandiera, poi divenuta quella dello Stato di Israele”.
Romano ha sottolineato che “la bandiera della Brigata Ebraica è poi diventata quella dello Stato di Israele. Proporre artificiosamente di distinguere tra le bandiere della Brigata da accettare e quelle di Israele da respingere non ha dunque senso: quei volontari sionisti rischiarono la vita o la persero proprio sotto quel vessillo. Per questo le bandiere della Brigata saranno portate con orgoglio al corteo di Milano. Esse rappresentano la lotta comune contro il nazifascismo e saranno tutelate da noi con la stessa determinazione con cui difendiamo la memoria di tutti i partigiani. Nessuna tensione deve offuscare lo spirito unitario dell’antifascismo. Chiunque strumentalizzi il dissenso verso le politiche attuali del governo di Israele per colpire la memoria della Brigata Ebraica si pone fuori da quel valore condiviso”.
Tensioni con la comunità ebraica milanese
Prima ancora delle polemiche con l’ARCI, si era già verificato un altro episodio controverso. Come riportato dal Corriere della Sera, durante la prima riunione del Comitato permanente antifascista milanese, in cui si discuteva il programma del prossimo 25 aprile, l’esponente del partito Sinistra Italiana Jonathan Chiesa avrebbe definito Israele “espressione dell’estrema destra mondiale”. Parole che hanno suscitato la reazione di Dalia Gubbay, vicepresidente della Comunità Ebraica di Milano anch’essa presente all’incontro, che ha deciso di andarsene in segno di protesta.
Successivamente, la Gubbay ha affermato che la sua decisione “è stata dettata dal disagio provato e dalla convinzione che la Comunità Ebraica debba poter partecipare alle commemorazioni del 25 aprile nel rispetto della memoria storica. Senza che questa ricorrenza venga trasformata in un terreno di contrapposizione politica”. Ha aggiunto che quella di lasciare la riunione “era quindi l’unica scelta possibile, malgrado l’amarezza provata e la convinzione che il dialogo sia sempre auspicabile”. Secondo le testimonianze, quando se ne è andata qualcuno avrebbe detto in modo sprezzante “ce ne faremo una ragione”.
Anche Davide Romano era presente all’incontro del Comitato, nel quale è attivo da una decina d’anni. A Mosaico ha spiegato che “ne fanno parte tutte le associazioni e i partiti che hanno un sentimento antifascista. Nasce negli anni ’70 in un’ottica che includeva uno spettro molto ampio, che andava dal Partito Liberale Italiano al Partito Comunista Italiano. Ma dopo la caduta della Prima Repubblica, sono rimasti dentro solo i partiti di sinistra”.
A causa di questo sbilanciamento, “in quelle riunioni sembra di tornare indietro di 60 anni”, ha affermato Romano. Quando altri partecipanti hanno insistito per parlare della situazione in Medio Oriente, lui ha replicato che “se proprio dobbiamo parlare di guerra e pace, allora parliamo anche di democrazia, perché non c’è pace senza democrazia. A quel punto, due persone mi hanno contestato dicendo che non era vero, e citavano come esempio la guerra in Jugoslavia sotto il governo di Milosevic, anche se a me non sembra fosse molto democratico”.
25 aprile di Shabbat
A tutto ciò, si aggiungono le problematiche dovute al fatto che quest’anno il 25 aprile sarà di Shabbat, cosa che ha già spinto diverse istituzioni ebraiche a dover disertare una parte delle commemorazioni.
In un comunicato della Comunità Ebraica di Torino, ad esempio, si legge: “La Comunità Ebraica prende atto con profondo rammarico che la richiesta di anticipare la tradizionale fiaccolata in occasione del 25 aprile dalla sera di venerdì 24 a quella di giovedì 23, inizialmente accolta dalla Città, è stata poi respinta a seguito dell’opposizione emersa nel corso di una successiva riunione di un ‘tavolo tecnico’ di alcuni Enti e associazioni partigiane. Di conseguenza per la prima volta quest’anno la Comunità Ebraica, a causa della concomitanza con lo Shabbat, non potrà prendere parte alla fiaccolata in ricordo della liberazione dell’Italia dal giogo nazi-fascista: e questo è un fatto certamente molto grave”.
Viene tuttavia specificato che la “Comunità interverrà tuttavia a tutte le altre manifestazioni indette in occasione del 25 aprile e invita le Autorità, le Associazioni della Resistenza e gli Istituti della Memoria e tutta la cittadinanza a prendere parte agli eventi da essa promossi per celebrare la Festa della Liberazione”.
Anche a Roma la comunità ebraica non sfilerà il 25 aprile essendo di Shabbat, come ha confermato il suo presidente Victor Fadlun in un’intervista al Corriere.



