Missili russi, petrolio cinese: la rete di sicurezza della Repubblica islamica

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di Davide Cucciati
Russia e Cina offrono al regime ossigeno militare, politico e finanziario, rendendo più difficile trasformare le proteste in un reale cambio di equilibrio. Per questo la coerenza occidentale conta, se si vuole colpire i Pasdaran bisogna anche guardare a Mosca e a Pechino.

 

Nonostante la grave crisi, la Repubblica Islamica dell’Iran non è del tutto isolata, trovando qualche aiuto da parte della Russia e della Cina. Secondo Reuters del 22 febbraio 2026, che riprende un’inchiesta del Financial Times, Teheran avrebbe concordato con Mosca un accordo segreto da 500 milioni di euro per l’acquisto di migliaia di missili spalleggiabili avanzati, nel quadro di una cooperazione militare sempre più strutturata tra Iran e Russia. L’intesa, firmata a Mosca nel dicembre 2025, prevederebbe la consegna in tre anni di 500 unità di lancio “Verba” e 2.500 missili “9M336”.

Questo nuovo tassello si inserisce in una dinamica che Mosaico aveva già ricostruito sul versante tecnologico e nucleare: nell’articolo “Tecnologie nucleari: il Financial Times rivela un asse segreto fra Teheran e Mosca” del 21 novembre 2025, si era già dato conto del canale emergente di cooperazione scientifico militare tra centri russi e l’SPND (Organizzazione dell’Innovazione e della Ricerca Difensiva) iraniano nonché del presunto interesse dei Pasdaran per tecnologie a doppio uso.

In questa prospettiva stona la postura di chi sostiene le rivolte in Iran senza mantenere un tono altrettanto netto verso la Russia, come la leghista Silvia Sardone che, insieme ad Anna Maria Cisint e Susanna Ceccardi, ha annunciato la presentazione di un’interrogazione alla Commissione e al Servizio europeo per l’azione esterna (Seae) per uscire dall’“immobilismo” europeo sulla repressione iraniana e per sanzioni mirate. Eppure nei voti nominali del Parlamento europeo Sardone risulta tra gli astenuti sul testo complessivo della risoluzione sul “fermo sostegno dell’UE all’Ucraina” (12 marzo 2025) e tra i contrari sul testo complessivo della risoluzione che chiedeva una “risposta unita” alle violazioni russe dello spazio aereo e delle infrastrutture critiche europee (9 ottobre 2025).

Nel frattempo, sul versante cinese, il regime iraniano ottiene soprattutto copertura politica, tutela dei canali legati all’energia e, se alcune indiscrezioni troveranno conferme, anche un possibile rafforzamento della cooperazione militare. Il 26 febbraio 2026 la portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning, in conferenza stampa, ha dichiarato che Pechino “sostiene” il governo e il popolo iraniano nel tutelare la stabilità e i “diritti legittimi”, ribadendo che le crisi vanno gestite con strumenti diplomatici e non con la minaccia o l’uso della forza. In parallelo, Reuters ha riportato che, dopo contatti ad alto livello tra Stati Uniti e Israele, Washington intende aumentare la pressione per ridurre le esportazioni di petrolio iraniano verso la Cina. Pechino rappresenta oltre l’80% delle esportazioni petrolifere iraniane: qualsiasi riduzione di questo commercio significherebbe una diminuzione delle entrate petrolifere per l’Iran. Da parte cinese è arrivata una risposta altrettanto netta: la “normale cooperazione” tra Paesi, se condotta nel quadro del diritto internazionale, è “legittima” e va “rispettata e protetta”, formula che equivale a difendere la continuità del rapporto energetico con Teheran. Infine, sempre secondo Reuters, Teheran sarebbe vicina a un’intesa con Pechino per l’acquisto di missili antinave supersonici CM302, un dettaglio potenzialmente significativo perché inciderebbe sulla deterrenza iraniana in mare. La Cina ha negato di essere a conoscenza della vendita.

In altre parole, la crisi interna non coincide con un vuoto esterno: Russia e Cina offrono al regime ossigeno militare, politico e finanziario, rendendo più difficile trasformare le proteste in un reale cambio di equilibrio. Per questo la coerenza occidentale conta, se si vuole colpire i Pasdaran bisogna anche guardare a Mosca e a Pechino.