Il sito delle Olimpiadi mette in vendita le magliette di Berlino 1936: scoppia la polemica in rete

Personaggi e Storie

di Pietro Baragiola

Una t-shirt venduta sul sito ufficiale delle Olimpiadi ha riacceso il dibattito sul rapporto tra memoria storica e merchandising sportivo.

La maglietta in questione è dedicata ai Giochi di Berlino 1936, ospitati sotto la dittatura nazista di Adolf Hitler, e riproduce il manifesto originale dell’epoca, firmato dall’artista Franz Würbel: sulla grafica vediamo un atleta incoronato d’alloro sotto i cinque cerchi olimpici, la quadriga che domina la Porta di Brandeburgo e un’aquila stilizzata che ricorda l’iconografia del regime.

Questo prodotto è andato rapidamente sold out come parte della collezione “Heritage”, volta a celebrare tutte le storiche edizioni delle Olimpiadi, ma è finito al centro delle critiche degli studiosi della Shoah poiché i Giochi del 1936 sono stati uno dei più efficaci strumenti utilizzati dalla propaganda nazista.

Le Olimpiadi di Berlino 1936

Nel 1931 l’International Olympic Committee ha assegnato a Berlino l’organizzazione delle Olimpiadi, prima dell’ascesa ufficiale del nazismo.

Quando i Giochi hanno avuto luogo, tre anni e mezzo dopo la presa al potere di Hitler, il contesto era radicalmente cambiato: gli ebrei erano già stati esclusi da molte attività pubbliche e sportive, mentre il regime usava l’evento per presentare al mondo un volto pacifista e moderno della Germania.

Secondo l’United States Holocaust Memorial Museum, il governo nazista ha cercato di attirare le grazie dei visitatori stranieri rimuovendo temporaneamente i cartelli antisemiti e attenuando le persecuzioni. In questo modo, per almeno due settimane, l’immagine della Germania è apparsa aperta e tollerante, mentre dietro le quinte proseguivano le esclusioni e repressioni.

In questo scenario complicato la schermitrice Helene Mayer, di origine ebraica, è stata autorizzata a partecipare ai Giochi per placare le critiche internazionali, diventando l’unica atleta ebrea a rappresentare la Germania nel 1936 e arrivando a vincere persino la medaglia d’argento.

“Il nostro timore è che il clamore attorno ad una maglietta che rappresenti questa edizione delle Olimpiadi possa attenuare il peso storico del contesto in cui hanno preso luogo” ha affermato Christine Schmidt, co-direttrice della Wiener Holocaust Library, nella sua intervista rilasciata al sito Algemeiner. “I Giochi del 1936 sono stati progettati per nascondere la natura repressiva del nazismo, in modo tale che la propaganda di Hitler permeasse segretamente ogni aspetto dell’evento.”

A condannare la vendita della t-shirt è stato anche Scott Saunders, amministratore dell’International March of the Living, programma educativo che porta migliaia di persone ogni anno in visita all’ex campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau.

“Lo sport può unire ma può anche essere manipolato per normalizzare l’esclusione” ha affermato Saunders al Times of Israel. “E noi dobbiamo evitare ad ogni costo che ciò avvenga.”

La risposta del Comitato Olimpico

Nonostante le numerose critiche l’International Olympic Committee ha difeso la sua scelta, annunciando in una nota ufficiale che la collezione “Heritage” intende valorizzare 130 anni di arte e design olimpico e ricordare che a Berlino parteciparono 4.483 atleti provenienti da 49 Paesi, molti dei quali fecero la storia.

Tra questi vi è stato l’americano Jesse Owens, protagonista assoluto con quattro medaglie d’oro e simbolo della smentita sportiva alle teorie razziali naziste.

“Ogni Olimpiade riflette un tempo e un luogo unico della storia in cui il mondo si è riunito per celebrare l’umanità” riporta il sito dei Giochi. “La collezione Heritage intende ricordare proprio questo.”

Il dibattito contro la collezione però non si ferma alla maglietta delle Olimpiadi di Berlino 1936, bensì si estende alla t-shirt dei Giochi invernali di Garmisch-Partenkirchen dello stesso anno e a quella dell’edizione di Monaco del 1972, tutti eventi sportivi segnati da circostanze drammatiche che non devono essere in alcun modo dimenticate.