Francesca Albanese

La Francia chiede le dimissioni di Francesca Albanese dall’incarico Onu: «Su Israele parole oltraggiose»

Mondo

di Nina Prenda
«La Francia condanna senza riserve le dichiarazioni eccessive e colpevoli di Francesca Albanese, che non prendono di mira il governo israeliano, di cui è lecito criticare la politica, ma Israele come popolo e come nazione, il che è assolutamente inaccettabile», ha affermato il ministro degli Affari esteri francese Jean-Noël Barrot.

 

La Francia chiede le dimissioni di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi, dopo le dichiarazioni ritenute «eccessive e colpevoli» da lei pronunciate sabato 7 febbraio 2026 durante una conferenza a Doha in Qatar.

Il ministro degli Affari esteri francese Jean-Noël Barrot ha annunciato questa posizione parlando davanti ai deputati dell’Assemblea nazionale. «La Francia condanna senza riserve le dichiarazioni eccessive e colpevoli di Francesca Albanese, che non prendono di mira il governo israeliano, di cui è lecito criticare la politica, ma Israele come popolo e come nazione, il che è assolutamente inaccettabile», ha affermato Barrot.

Le polemiche però sono destinate a crescere, perché non c’è consenso sul tenore delle frasi pronunciate da Albanese.

La presa di posizione di Barrot arriva dopo la petizione di alcune personalità francesi, tra le quali la deputata Caroline Yadan (francesi all’estero, in una circoscrizione che comprende Israele e anche l’Italia) e l’ex premier Elisabeth Borne: «Lo scorso 7 febbraio, durante un forum organizzato da Al-Jazeera a Doha, Albanese ha definito Israele nemico comune dell’umanità».

La relatrice Albanese nega quanto si dice sul suo conto. “Eppure le sue parole sono chiare: “Ora vediamo che noi, come umanità, abbiamo un nemico comune”. Non è menzionata Israele esplicitamente, ma basta capire in che contesto sono state pronunciate queste parole – Forum di Al-Jazeera il 7 febbraio a cui ha partecipato da remoto anche uno dei leader di Hamas Khaled Mashaal – e leggere il seguito del suo intervento per rendersi conto di chi sta parlando.

“Il fatto che la maggior parte dei media nel mondo occidentale abbia amplificato la narrazione pro-apartheid e pro-genocidio è una sfida – prosegue il discorso di Albanese – Allo stesso tempo qui risiede anche l’opportunità. Perché se il diritto internazionale è stato colpito al cuore, è anche vero che mai prima d’ora la comunità globale si era accorta delle sfide che tutti noi affrontiamo. Noi che non controlliamo grandi quantità di capitali finanziari, algoritmi e armi, ora vediamo che come umanità abbiamo un nemico comune”.

Albanese, poi, in un post su X del 9 febbraio, ha chiarito il suo pensiero, spiegando che “il nemico comune dell’umanità è il sistema che ha reso possibile il genocidio in Palestina, incluso il capitale finanziario che lo finanzia, gli algoritmi che lo oscurano e le armi che lo rendono possibile”.

Nel corso del suo discorso Albanese ha inoltre affermato che negli gli ultimi due anni tutti hanno potuto vedere “la pianificazione e la realizzazione di un genocidio, e il genocidio non è finito”, ma è anzi “ora pienamente evidente”.

Oggi “il rispetto delle libertà fondamentali è l’ultima via pacifica, l’ultimo strumento pacifico che abbiamo per riconquistare la nostra libertà”, ha proseguito ancora, lanciando un appello alle più varie categorie della società a “cambiare le nostre abitudini: da ciò che scegliamo di comprare, consumare, leggere, a come ci poniamo di fronte al potere”.

Albanese ha quindi concluso dicendo di credere “fermamente che la Palestina sarà libera. Ma dobbiamo agire e il momento è adesso” in un “2026 di pieno impegno verso la responsabilità e la giustizia”.

Parol, queste, che poco si addicono a un consulente Onu che dovrebbe essere indipendente.

 

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Non è la prima volta che Albanese si trova al centro delle polemiche, non sono in Italia.

Barrot ha denunciato “una lunga lista di posizioni scandalose”, citando in particolare dichiarazioni che hanno minimizzato o giustificato il 7 ottobre, da lui descritto come “il peggior massacro antisemita dopo l’Olocausto”, nonché riferimenti alla “lobby ebraica” o paragoni tra Israele e il Terzo Reich. Secondo Barrot, Albanese non può rivendicare lo status di “esperta indipendente” delle Nazioni Unite. “Non è né un’esperta né indipendente; è un’attivista politica che diffonde discorsi d’odio”, ha affermato.

In Italia la prima ad accodarsi alla decisione è stata la Lega con una nota congiunta firmata dai deputati Paolo Formentini (vicepresidente della commissione Esteri) ed Eugenio Zoffili (capogruppo in commissione Difesa) e i componenti della commissione Affari Esteri: Simone Billi, Dimitri Coin, Andrea Crippa e Alessandro Giglio Vigna. “La Lega – si legge nel comunicato – sull’Albanese ha una sola richiesta: dimissioni! Per questo abbiamo presentato una risoluzione nella quale ci uniamo alla Francia e a qualsiasi altro Paese nel chiedere che la relatrice speciale dell’Onu sui territori palestinesi lasci immediatamente l’incarico. Chi definisce – solo per citare un esempio – Israele ‘nemico comune dell’umanità’, ha ben poco da dichiararsi super partes e fomenta più che leciti sospetti sul suo antisemitismo”.

Anche la presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, Noemi Di Segni, ha commentato la decisione di Parigi con favore. “Bene che anche una voce governativa francese si aggiunge a quelle nostre invitando a riconoscere nelle folli parole pronunciate dalla Albanese un odio profondo e demolitivo non solo del diritto di Israele e del popolo ebraico di esistere, ma anche delle nostre democrazie”, ha dichiarato. “La Albanese – ha concluso – con la vicinanza manifestata verso i più alti ranghi di Hamas, rappresenta un reale pericolo e duole che ci sia, anche nella compagine parlamentare e istituzionale italiana chi la considera un’autentica “relatrice” da onorare”.