di Pietro Baragiola
Secondo l’autrice del nuovo libro The Real Shakespeare: Emilia Bassano Willoughby, l’intera raccolta di opere shakespeariane sarebbe stata scritta da Emilia Bassano, poetessa realmente esistita e una delle prime donne a pubblicare un volume con il proprio nome. Una tesi che, se accolta, riscriverebbe non solo la storia della letteratura inglese, ma anche quella dell’identità culturale europea.
Un’ipotesi clamorosa, destinata a far discutere ben oltre gli ambienti accademici, torna a rimettere in discussione uno dei pilasti della cultura occidentale: “William Shakespeare non sarebbe mai stato un autore, bensì, dietro il suo nome si celerebbe una donna ebrea di origine marocchina cresciuta nell’Inghilterra elisabettiana”.
A sostenerlo è Irene Coslet, storica femminista e autrice del nuovo libro The Real Shakespeare: Emilia Bassano Willoughby che verrà pubblicato il 30 gennaio dalla casa editrice britannica Pen and Sword Books.
Secondo l’autrice, l’intera raccolta di opere shakespeariane sarebbe stata scritta da Emilia Bassano, poetessa realmente esistita e una delle prime donne a pubblicare un volume con il proprio nome. Una tesi che, se accolta, riscriverebbe non solo la storia della letteratura inglese, ma anche quella dell’identità culturale europea.
Le prove a favore di Emilia Bassano

Emilia Bassano è stata una figura atipica per il suo tempo: colta, vicina agli ambienti aristocratici e legata alla corte di Elisabetta I. Ha avuto una relazione con Henry Carey, Lord Ciambellano della regina e protettore della compagnia teatrale dei The Lord Chamberlain’s Men, la stessa che, tradizionalmente, si associa a Shakespeare. Un dettaglio che Coslet considera centrale per spiegare come i suoi testi siano potuti arrivare sulle scene londinesi.
Nel nuovo saggio, infatti, William Shakespeare viene descritto come un semplice interloper (intruso), privo delle competenze culturali necessarie per produrre opere di raffinatezza linguistica e filosofica.
“Nessuno storico è ancora riuscito a dimostrare con fermezza come quell’uomo, nato a Stratford-upon-Avon e conosciuto a tutti come un prestasoldi semi-analfabeta, sia riuscito a raggiungere un tale livello di erudizione” ha affermato l’autrice durante la sua intervista rilasciata al Telegraph.
Bassano, al contrario, avrebbe avuto accesso a diverse lingue, testi classici, ambienti internazionali e conoscenze giuridiche, tutti temi che emergono costantemente nei drammi attribuiti a Shakespeare.
“Era un’ebrea marocchina con legami famigliari con Venezia, città centrale in molte opere shakespeariane” ha aggiunto l’autrice. “I ritratti che la mostrano con la pelle chiara sono stati deliberatamente ‘sbiancati’ per aderire ai canoni estetici dell’epoca.”
Nelle sue 352 pagine ricche di illustrazioni, il nuovo saggio affronta non solo la questione dell’attribuzione delle opere di Shakespeare ma anche il ruolo delle figure femminili nella cultura Tudor e le barriere strutturali che le avrebbero escluse dal canone letterario, arrivando a porre ai lettori una domanda fondamentale: “e se le donne avessero avuto un ruolo decisivo e civilizzatore nella storia, ma fossero state sistematicamente silenziate, sminuite ed eliminate dalla narrazione dominante?”
Tra critica accademica e polemica culturale
Nonostante le sue certezze, Coslet ammette che non dispone di alcuna prova diretta che dimostri il presunto plagio da parte di Shakespeare. “È ragionevole supporre che abbia sfruttato una situazione favorevole appropriandosi delle opere di Bassano” ha spiegato l’autrice, attirando su di sé le critiche dell’intero mondo accademico.
Kathleen McLuskie, direttrice dello Shakespeare Institute dell’Università di Birmingham, ha definito questa tesi “interamente circostanziale” e priva di qualsiasi fondamento archivistico: “del resto, nessuno dei contemporanei di Shakespeare ha mai messo in dubbio la sua paternità letteraria e persino il poeta Ben Jonson lo ha definito ‘un genio per tutti i tempi’”.
Va detto che la “Teoria Bassano” non è nuova. Lo studioso John Hudson l’aveva già avanzata nel 2008, mentre la scrittrice Jodi Picoult l’ha ripresa nel suo romanzo del 2024, intitolato By Any Other Name.
Coslet, però, spinge la questione su un terreno apertamente politico e culturale, denunciando una storiografia “occidentale ed eurocentrica”, colpevole di misoginia e razzismo. Non a caso il dibattito sulla pubblicazione del libro ha travalicato l’ambito letterario, alimentando polemiche mediatiche e accuse di “riscrittura ideologica” della storia britannica.
In questo groviglio di domande una cosa è certa: quattro secoli dopo la sua morte, che sia o non sia William Shakespeare, il Bardo continua a far parlare di sé come pochi altri.



