di Pietro Baragiola
L’omonimo romanzo di Emily Henry, rimasto per settimane in cima alla classifica del New York Times e considerato da BookTok uno dei libri rosa più amati dell’ultimo decennio, ha ottenuto questo grande successo nonostante le lunghe campagne di boicottaggio che hanno coinvolto l’autrice e numerosi scrittori non ebrei, accusati di presunte posizioni politiche violente in merito al conflitto in Medio Oriente.
Il 9 gennaio è uscito su Netflix People We Meet on Vacation, l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Emily Henry, rimasto per settimane in cima alla classifica del New York Times e considerato da BookTok uno dei libri rosa più amati dell’ultimo decennio.
Questo grande successo è arrivato nonostante le lunghe campagne di boicottaggio che hanno coinvolto l’autrice e numerosi scrittori non ebrei, accusati di presunte posizioni politiche violente in merito al conflitto in Medio Oriente.
Henry è in poco tempo diventata uno dei casi più visibili di una frattura sempre più evidente nel mondo editoriale e digitale, dove il successo di un’opera si intreccia e si scontra con dinamiche di esclusioni ideologiche.
“People We Meet on Vacation” il film
Diretto da Brett Haley e interpretato da Emily Bader e Tom Blyth, People We Meet on Vacation racconta la storia di Poppy Wright e Alex Nilsen, due amici inseparabili che per dieci anni consecutivi hanno trascorso le estati insieme senza mai trasformare il loro rapporto in una vera relazione, ma il loro ultimo viaggio li metterà di fronte a sentimenti inaspettati.
Prodotta da Netflix, Temple Hill e 3000 Pictures, la pellicola ha raccolto recensioni in gran parte positive con critici e spettatori che ne hanno apprezzato la leggerezza, la chimica tra i protagonisti e le ambientazioni solari, pur mettendo in rilievo alcune variazioni rispetto alla trama originale: molte delle vacanze presenti nel libro sono state eliminate, alcuni luoghi sono cambiati e con essi l’evoluzione di diversi personaggi secondari.
Restano però centrali i temi che hanno reso il romanzo un successo: l’amicizia tra uomini e donne; il tempo come fattore decisivo nel mutare dei sentimenti; la paura del futuro. Il tono malinconico del libro diventa così una commedia romantica più classica, pensata per un pubblico ampio in stile Harry, ti presento Sally.
“Ero nervosa di vedere il mio libro diventare un film, ma appena l’ho visto mi sono sentita sollevata e molto felice” ha commentato Henry dopo la prima a Los Angeles. “Penso davvero che i fan lo adoreranno”.
Durante l’evento Henry ha spiegato di aver scritto People We Meet on Vacation per esplorare l’evoluzione dei rapporti umani e mostrare tutti i luoghi che l’hanno sempre colpita come turista. Pubblicato nel 2021, il libro ha venduto oltre 2 milioni di copie negli Stati Uniti ma, solo tre anni più tardi, è rientrato nella lista nera creata dalla propaganda propalestinese.
Il boicottaggio propal
Nel 2024 l’utente @moyiurireads ha pubblicato sulla piattaforma X un elenco intitolato “il tuo autore preferito è sionista?” classificando oltre 200 scrittori in base alle loro posizioni, reali o presunte, sul conflitto Israelo-palestinese e invitando i lettori a non acquistare i loro libri.
Per quanto assurdo, la lista è stata visualizzata da oltre mezzo milione di persone e ha coinvolto autori di fama internazionale: Taylor Jenkins Reid, autrice di Daisy Jones & the Six, è stata presa di mira per aver menzionato Israele senza fare riferimento a Gaza; Nicholas Sparks è stato etichettato “sionista” per aver pubblicato una preghiera per Israele dopo il 7 ottobre; persino Emily Henry è finita nella lista solo per essersi affidata ad un editore israeliano e aver insistito perché il suo libro venisse tradotto anche in ebraico.
Molti autori ebrei e non hanno riferito di aver dovuto affrontare l’annullamento di contratti già fissati, recensioni ostili su diverse piattaforme e una crescente pressione a ritrattare personaggi o tematiche che menzionano Israele o la cultura ebraica.
“Queste forme di boicottaggio basate semplicemente sull’identità religiosa o sul supporto mostrato da alcuni autori verso il popolo israeliano è oltraggioso e pericoloso” ha spiegato l’attrice Mayim Bialik in una lettera aperta firmata da oltre mille professionisti dell’industria dell’intrattenimento e della letteratura.
Voci autorevoli come l’agente letterario Kathleen Schmidt hanno etichettato questa lista come antisemita e condannato il suo “opporsi ai principi della libertà di parola”.
Nonostante i numerosi tentativi della propaganda propal, diversi autori ebrei sono riusciti ad ottenere grande successo dai propri racconti come la scrittrice Gabrielle Zevin, più volte criticata per la presenza di protagonisti ebrei e israeliani nel suo Tomorrow, and Tomorrow, and Tomorrow che nei prossimi mesi sarà adattato per il grande schermo da Paramount Pictures.
Su questa stessa onda i grandi ascolti ottenuti dall’adattamento Netflix di People We Meet on Vacation nel suo weekend d’apertura hanno mostrato come il vero cuore delle storie arriverà sempre al pubblico che intende ascoltarle, trionfando sulle malelingue e sull’odio antisemita.



