Raoul De Picciotto: “Potevo, l’ho fatto”

di Ester Moscati

La donazione per la Residenza Arzaga.

È con straordinaria semplicità che Raoul De Picciotto risponde alla domanda “”Perché ha deciso di legare il suo nome alla realizzazione della Residenza per gli anziani della comunità, con una donazione così importante?””: “”Quando, nei primi anni Novanta, il presidente della Comunità Cobi Benatoff mi parlò di questo progetto – incontrammo insieme l’’architetto Eugenio Gentili Tedeschi – e mi chiese un contributo, dissi: va bene. È una cosa naturale, mi è stato insegnato dai miei genitori, che già in Libano sostenevano la comunità””.
È infatti nato a Beirut, Raoul De Picciotto (nella foto), ed è venuto a Milano nel 1959. “”Sono a Milano da cinquanta anni ormai e mi sento milanese al cento per cento. Siamo stati accolti molto bene dalla Comunità. Appena arrivato, frequentavo il tempio sefardita di via Guastalla, poi ho conosciuto diverse persone, tra cui Cobi Benatoff, e ho iniziato ad andare al Tempio superiore. Dopo diversi anni, vedendo che per le cerimonie, in particolare i matrimoni, la sala era inadeguata, con la famiglia Dwek abbiamo deciso di proporre alla Comunità una ristrutturazione completa””. Infatti il nome De Picciotto è legato all’’Hechal David uMordekhai, il Tempio Centrale di via della Guastalla, che è stato completamente rinnovato grazie al loro contributo nel 1997.

I tempi per la realizzazione della Residenza sono stati rallentati dalla burocrazia. “”Per qualche anno il progetto è rimasto sulla carta”, -racconta De Picciotto, “-ma quando il nuovo presidente Roberto Jarach mi ha chiesto di confermare la mia disponibilità, ho accettato senza pensarci due volte, proseguendo nello stesso modo con il nuovo presidente Leone Soued. Oggi finalmente siamo arrivati alla realizzazione di questo progetto””.

Cobi Benatoff, presente all’’incontro, sorride e sottolinea le parole e l’’atteggiamento dell’’amico Raul: ““La cosa più straordinaria di questo personaggio è la sua grande generosità e la semplicità con cui la concretizza senza alcun desiderio di mettersi in mostra come purtroppo invece avviene sempre più di frequente nel mondo comunitario.
Egli incarna la tradizione ebraica della Tzedakà e cioè nel contribuire ai bisogni della Comunità secondo le proprie possibilità; è stata per lungo tempo una tradizione anche dell’’ebraismo italiano, che ultimamente si è un po’’ persa. Basti pensare che la Comunità è gravata da un importante deficit annuale di gestione e nello stesso tempo i membri della Comunità contribuiscono con somme ben superiori a questo deficit ad una miriade di finalità in Italia ed all’’estero, sicuramente meritorie ma che lasciano in difficoltà la nostra Comunità. Oggi si fa parte della comunità, ma anche di diverse associazioni, comitati, ai quali si danno contributi. Ma non bisogna mai dimenticare la comunità: la Tzedakà è un modo anche per ringraziare di essere riusciti a crearsi nella vita una buona posizione economica””.

“”Aiutare il prossimo è normale”, -continua De Picciotto, -“se si ha la fortuna di essere in condizione di poterlo fare, si deve contribuire al benessere comune. Anche se oggi si nota un progressivo distacco di molti ebrei dalla religione e dalla comunità, spero che il mio contributo serva anche di stimolo e di esempio per chi potrebbe fare di più. Tante persone hanno i mezzi per poter pagare almeno il dovuto, altri per sostenere progetti significativi, ma non lo fanno. Spero che pensino all’’importanza di realizzare qualcosa di positivo per tutta la comunità, che si rinnovi il senso di appartenenza al popolo ebraico e di condivisione dello stesso destino””.

La donazione di Raoul De Picciotto per la realizzazione della Residenza per gli anziani consentirà alla Comunità di destinare risorse anche ai giovani e quindi al futuro di tutti.

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