Austria: antisemitismo a norma di legge

di Paolo Castellano

Secondo il procuratore austriaco della città di Linz è legittimo insultare gli Ebrei se si protesta contro le politiche di Israele in Medio Oriente.

Nelle scorse settimane la clamorosa dichiarazione, a seguito di un’indagine su un cittadino accusato di apologia di nazismo, ha sconvolto la comunità ebraica residente in Austria. Pochi giornali hanno riportato la notizia ad eccezione del Jerusalem Post.

L’incredibile sentenza del procuratore ha chiuso l’inchiesta su un barbiere austriaco di origine turca reo di aver ingiuriato gli Ebrei su Facebook. Il parrucchiere turco ha pubblicato sul social network un’immagine di Hitler accompagnata da una falsa e atroce citazione: “Avrei potuto uccidere tutti gli Ebrei, ma ne ho tenuti alcuni in vita affinché si capisse il motivo per cui volevo sterminarli”. Non pago, il barbiere di 29 anni ha anche commentato la fotografia inneggiando ad Allah affinché eliminasse lo stato ebraico dal mondo intero.

Queste vergognose frasi hanno indignato alcuni utenti di Facebook che hanno deciso di segnalare alle autorità il responsabile del post. La polizia ha aperto un’indagine per verificare se il parrucchiere avesse infranto la legge austriaca che proibisce l’apologia del nazismo. Il caso è arrivato sulla scrivania del pubblico ministero di Linz, che ha liquidato la questione definendola: «un’espressione di insofferenza verso i comportamenti di Israele durante l’operazione Margine Protettivo nella striscia di Gaza». Le gravi ingiurie sarebbero quindi solo una legittima critica ad Israele.

Come ha riportato mercoledì scorso il quotidiano Der Standard, la decisione del procuratore di Linz ha innescato forti proteste da parte dei gruppi ebraici. La Austrian-Israel Society ha definito la risoluzione dell’indagine come «una legittima agitazione antisemita attraverso la magistratura austriaca». Il clamore suscitato ha portato il procuratore di Linz ad abbandonare il caso che è stato assegnato ad un collega più anziano per rivalutare la decisione.

 

Nella foto: La città austriaca di Linz

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