Parasha

Parashat Shofetim

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
La Torah nella Parasha di Shofetim indica che quando il popolo di Israele va in guerra, gli ufficiali devono annunciare prima della battaglia le esenzioni per alcuni gruppi di soldati. In particolare, mandano via un soldato che aveva costruito una casa ma doveva ancora trasferircisi; mandano a casa un soldato che aveva piantato una vigna ma non ne aveva ancora goduto il prodotto; o mandano a casa qualsiasi soldato che è fidanzato ma non ancora sposato. Infine, gli ufficiali rimandano indietro chiunque abbia paura: “Chi è l’uomo che ha paura e é timoroso nel suo cuore? Andrà e tornerà a casa sua… ”(20: 5-8).

La Mishna nel Masekhet Sota (44a) porta la sorprendente spiegazione di rabbi Yossi Ha-Gelili (di Galilea) su questa affermazione finale. La semplice interpretazione, naturalmente, è che gli ufficiali esentano coloro che sono spaventati dai pericoli e dai rigori della guerra e questo é il modo in cui anche Rabbi Akiva spiega il testo.

Rabbi Yossi, tuttavia, specifica che questo si riferisce a “ha-mityarei min ha-aveirot she-be-yado” – qualcuno che è spaventato a causa dei peccati che aveva commesso, e quindi teme di non avere merito sufficiente per guadagnare la protezione di Dio sul campo di battaglia. Secondo rabbi Yossi, non è il pericolo di per sé che spaventa questo individuo, ma piuttosto il suo senso di indegnità. Rabbi Yossi si spinge anche oltre, affermando che le altre esenzioni sono concesse solo a beneficio di chi è spaventato a causa dei propri peccati. Se solo questo gruppo finale (quello composto da persone che hanno paura) fosse esentato, allora tutti quelli che li hanno visti andarsene saprebbero che sono colpevoli di peccati. La Torah quindi ordinò di esentare anche altri soldati, che avevano motivazioni diverse per andare via, in questo modo nessuno avrebbe saputo per quale motivo un dato soldato fosse stato rimandato a casa.

Il Sifrei cita Rabban Yochanan ben Zakai e cosa esclama in relazione a questa legge: “Vieni a vedere fino a che punto l’Onnipotente si prende cura della dignità delle persone!!”

Rabban Yochanan si meravigliò del fatto che la Torah fosse andata così lontano per proteggere l’onore dei peccatori, concedendo esenzioni multiple in modo che le persone non sapessero chi se ne andasse a causa dei suoi misfatti.

Rashi, nel suo commento alla Torah (20: 8), cita entrambe le opinioni. Nel presentare il punto di vista del rabbi Yossi, Rashi scrive che la Torah ha concesso esenzioni per coloro che avevano una nuova casa, vigneto o moglie “per coprire coloro che tornano a causa dei peccati di cui sono colpevoli, in modo che [gli altri soldati] non avrebbero capito che sono peccatori. Chi lo vede tornare dirà: “Forse ha costruito una casa, piantato una vigna o ha una fidanzato che lo aspetta”. ”

Il Tolna Rebbe trova significativo che Rashi abbia avuto la briga di menzionare tutte e tre le possibilità: “Forse ha costruito una casa, piantato un vigneto o si è fidanzato con una donna.”

Nella Mishna, il punto di vista di rabbi Yossi è presentato in modo molto più succinto, affermando semplicemente che queste esenzioni sono state fatte a beneficio di coloro che se ne sono andati a causa dei loro peccati. Rashi, tuttavia, ha ritenuto necessario non solo precisare questo, spiegando il processo di pensiero di coloro che hanno visto i soldati partire, ma anche elencare faticosamente tutte e tre le possibilità: “Forse ha costruito una casa, piantato una vigna o ha una fidanzata”.

Il Tolna Rebbe suggerisce creativamente che Rashi abbia deliberatamente espresso questa spiegazione in una forma così elaborata da enfatizzare il prezioso valore di ogni parola positiva pronunciata su un compagno ebreo.

Troppo spesso, abbiamo la tendenza a essere avari di lodi mentre indulgiamo a criticare le altre persone. Dovremmo fare esattamente l’opposto, esprimendoci in lode e in difesa dei nostri compagni ebrei e mantenendo la nostra negatività al minimo indispensabile.

Per questo motivo, ha spiegato il Rebbe, Rashi è stato deliberatamente verboso nel descrivere la reazione dei soldati che vedono il loro compagno partire prima della battaglia.

Piuttosto che affermare semplicemente: “Forse è tornato per qualche altra ragione”, la persona immaginata da Rashi elabora, specificando ogni possibilità, mostrando che quando si tratta di parlare e pensare positivamente degli altri, dobbiamo esporre e parlare in dettaglio. La brevità dovrebbe essere riservata a quelle occasioni in cui le critiche sono giustificate.

Quando si tratta di lodare e difendere gli altri, dovremmo indulgere ed elaborare, poiché ogni parola positiva su un compagno ebreo è preziosa e apprezzata.

Di Rav David Silverberg

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