I reakltori dell'incontro in Claudiana su identità e comunità ebraiche in Italia

Le nuove sfide delle comunità ebraiche italiane al centro di un dibattito

Feste/Eventi

di Paolo Castellano
Qual è lo stato di salute delle comunità ebraiche sparse per il mondo? Quale è stata l’evoluzione sociale dell’identità ebraica italiana dal dopo guerra fino ad oggi? Quali sono le sfide dell’ebraismo moderno? Queste sono alcune delle domande che hanno innescato un vivace dibattito il 14 dicembre presso la libreria Claudiana di Milano. L’occasione per riflettere sulle tematiche ebraiche sopraccitate è stata la presentazione del recente volume Ebreo Chi? Sociologia degli ebrei italiani oggi, libro pubblicato dalla casa editrice Jaca Book e curato da Ugo G. Pacifici Noja e Giorgio Pacifici. Al dibattito hanno partecipato il prof. Sergio Della Pergola, Rav Roberto Della Rocca e il sociologo Leone Hassan. 

Le diverse tipologie di ebraismo

Hassan ha introdotto gli interventi degli altri due relatori, chiedendosi da quale punto di vista, laico o religioso, si possa descrivere “un ebreo” calato oggi in una società dove l’assimilazione sia diventata un pericolo per la sopravvivenza della cultura ebraica: «Nella definizione di comunità ebraica come nucleo è evidente che la questione religiosa, sia per negazione che per affermazione, giochi un ruolo importante. Israele attraverso “la legge del ritorno” ha attribuito un’identità ebraica a persone che qui in Italia non sono riconosciute come ebrei dal Tribunale Rabbinico. Ho la sensazione che in Italia, lo stato abbia recepito la concezione ortodossa degli ebrei, e questo fatto esclude tutti gli altri ebraismi che non si pongono nell’ortodossia». Hassan ha dichiarato che con l’avvento della modernità e della parità dei diritti si sia creata una frattura tra le comunità, l’Halakhà e la vita ebraica. Secondo lui ci sono diverse tipologie di identità ebraiche: dall’amore per Israele e per la cultura ebraica fino all’osservanza dei precetti religiosi. «Il nostro ebraismo non ha ancora affrontato questa frattura. L’ebreo ortodosso fa ancora fatica a riconoscere altre entità di ebraismo. Questo inevitabilmente crea tensione», ha specificato Hassan.

Della Pergola: “la situazione degli ebrei è buona. Perché c’è ansia?”

La parola è poi passata allo statistico Sergio Della Pergola che ha risposto alle domande iniziali di Hassan, elaborando un quadro generale dell’ebraismo moderno: «Ho la fortuna di viaggiare molto e di visitare diverse comunità ebraiche. Ultimamente ho però riscontrato un senso d’ansia, una certa inquietudine. Come è possibile? Rispetto al passato, la condizione dell’ebreo è migliorata di molto. Se guardiamo gli indicatori del collettivo ebraico, la situazione è la migliore di sempre». Lo statistico ha infatti sottolineato che in confronto al periodo tra il ‘700 e ‘900, la vita materiale dell’ebreo sia più florida. «Questo stato d’inquietudine non dovrebbe esserci ma c’è. Come mai?», ha aggiunto, spiegando come nel libro abbia cercato di “fare una radiografia” dei meccanismi del centro e della periferia del mondo ebraico. Egli ha poi argomentato che la forte dinamica delle idee e dei contenuti della modernità ha avuto una scossa significativa sui centri ebraici: «Analizzando i dati ci si rende conto che le cose cambiano. Nell’Italia di una volta, la comunità ebraica più importante era quella livornese. Oggi è quella romana. A livello internazionale invece, avevamo il predominio di città come Salonicco, ai giorni nostri sappiamo che l’ebraismo è molto vivo in città come New York e Los Angeles». Della Pergola ha poi detto che attualmente la più grande città ebraica è Tel Aviv con i suoi 3 milioni di ebrei.

Della Pergola ha poi sostenuto che c’è una correlazione tra lo sviluppo di una nazione e la variabile degli ebrei: «Gli indicatori ci dicono che c’è una maggiore concentrazione di ebrei laddove ci siano ottime orchestre filarmoniche, buone università, e popolazioni istruite. Possiamo spiegare tale risultato considerando la tradizione colta e lavoratrice del popolo ebraico». Della Pergola ha poi affermato che le attuali fratture nelle comunità nostrane, innescate dall’ortodossia e dal “riformismo”, siano state prodotte da movimenti stranieri (USA,Israele e Inghilterra). Della Pergola ha concluso il suo contributo specificando che ci sono alcune comunità ebraiche che stanno rischiando l’estinzione: «Nel mondo occidentale il numero di ebrei sta continuando a scendere se pensiamo alla Russia e ai Paesi sudamericani. Nelle nazioni islamiche la presenza ebraica è quasi scomparsa».

Rav Della Rocca: ” Milano oggi è una confederazione di comunità”

L’ultimo intervento del dibattito è stato curato da Rav Roberto Della Rocca che ha parlato della attuale situazione dell’ebraismo italiano, facendo dei paragoni con alcuni eventi del passato. «C’è stata, negli anni precedenti, una pubblicazione simile a Ebreo chi? Era un libro che parlava della genesi della “legge israeliana del ritorno”. Per elaborare questa norma, Ben Gurion chiese a 50 saggi di tutto il mondo un’opinione sul tema dell’identità ebraica. I saggi interpellati erano quasi tutti askenaziti; pochi infatti risultavano quelli sefarditi. Tra di questi, vennero chiamati anche i grandi pensatori dell’ebraismo italiano come il rabbino capo di Livorno Alfredo Sabato Toaff, il rabbino capo di Venezia Elio Toaff e Dante Lattes, vice-presidente delle Comunità Israelitiche Italiane. Elio Toaf diede una risposta piccata a Ben Gurion, affermando che i politici non dovevano entrare nelle questioni rabbiniche».

Rav Della Rocca ha poi citato l’articolo 1 dello Statuto dell’ebraismo italiano (“le comunità ebraiche sono comunità originarie che si attengono alla legge e alle tradizioni ebraiche”), spiegando che l’ebraismo italiano non ha mai avuto un’istanza riformista: «Sulla carta l’ebraismo italiano è rimasto ortodosso ma in realtà in casa si faceva quello che si voleva. Era un ebraismo ostentato in pubblico e criptico in privato». Rav Della Rocca ha inoltre spiegato che i movimenti riformisti non hanno attecchito in Italia per la presenza della Chiesa cattolica. «L’esempio italiano è unico nel suo genere. La nostra leadership rabbinica è stata molto intelligente e capace: ha tenuto tutti sotto uno stesso tetto. Ha accolto e ha fatto sentire a casa tutti gli ebrei che hanno bussato alla porta. Il Rabbinato non ha mai escluso nessuno».

Rav Della Rocca ha detto che al momento è fondamentale un riavvicinamento alla tradizione ebraica: «Noi oggi ci troviamo di fronte a un ebraismo a doppia velocità: c’è un gruppo sostanzioso che si avvicina alla tradizione; c’è anche una crescita della domanda di cultura ebraica, ma c’è però una grande fetta di ebrei che si allontanano sempre di più. Si creano così delle comunità nuove, non solo i reform, ma anche gruppi di radicalizzazione estrema, e poi altre come quelle libanesi, persiane, Chabad-Lubavitch. Sorge un problema: la formula di stare sotto uno stesso tetto ci sta stretta. Queste complicazioni sorgono però in grandi realtà come quella romana. Nei piccoli centri invece la scelta è più ristretta. Attualmente Milano è una confederazione di comunità». Rav Della Rocca ha poi terminato il suo discorso, sottolineando le difficoltà che le nuove generazioni ebraiche dovranno affrontare: «Bisogna stare attenti a non scimmiottare nessuno. Essere orgogliosi della nostra unicità italiana. I rabbini rappresentano una scatola piena e non un luogo dove sono esposti degli oggetti museali. Per questi motivi un rabbino deve evitare un ebraismo formale».

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