La comunità celebra Yom HaZikaron, tra dolore e solidarietà

Feste/Eventi

di Nathan Greppi
«Dallo scorso Yom HaZikaron ad oggi, il numero delle vittime è aumentato di 170 persone. Il numero ufficiale dichiarato dalle autorità israeliane è di 25.648 morti», ha detto Emanuelle del movimento giovanile Bené Akiva, che insieme a quelli dell’Hashomer Hatzair hanno condotto gran parte dell’evento.

È giunto un pubblico numeroso, di tutte le età, dai più anziani ai giovani, per celebrare lunedì 20 aprile Yom HaZikaron, il giorno in cui si ricordano i soldati caduti per difendere Israele, dalla nascita dello Stato ad oggi, e le vittime civili di attentati terroristici. L’evento, organizzato da Sylvia Sabbadini in collaborazione con i movimenti giovanili Hashomer Hatzair e Bené Akiva che hanno condotto gran parte dell’evento e l’Assessorato ai giovani, si è tenuto presso l’Aula Magna Aron Benatoff della Scuola Ebraica di Milano.

I ragazzi/e dei movimenti giovanili

«Dallo scorso Yom HaZikaron ad oggi, il numero delle vittime è aumentato di 170 persone. Il numero ufficiale dichiarato dalle autorità israeliane è di 25.648 morti», ha detto Emanuelle del Bené Akiva dopo che è stato osservato un minuto di silenzio. «In Israele ci sono oltre 26.000 famiglie colpite, quasi 10.000 genitori ai quali è stato ucciso il figlio, 5.291 vedove di soldati e 10.302 orfani al di sotto dei trent’anni».

Un altro ragazzo ha affermato: «In questo giorno immensamente triste tutto il popolo d’Israele si unisce al dolore delle famiglie che hanno perso i propri figli. Non possiamo dimenticare il dramma dei civili, vittime di atti di violenza e terrorismo, che hanno visto la loro vita spezzarsi in maniera crudele, lasciando indietro vite, famiglie distrutte e cuori infranti. […] Promettiamo che ogni sacrificio non sarà vano, e che il loro coraggio sarà la luce che guiderà le future generazion».

Sullo schermo sono state proiettate numerose foto di famiglie e soldati in lutto per la perdita dei propri cari. In particolare, è stata narrata la storia del capitano riservista Sagi Yaakov Rubinstein, caduto in battaglia nel sud del Libano l’8 dicembre 2024, all’età di 31 anni. È stato raccontato che aveva fatto volontariato nel Magen David Adom sin dall’età di 15 anni, oltre ad essere stato attivo nel movimento giovanile Bnei Akiva. Lascia una moglie e tre figli.

Alcuni dei ragazzi hanno ricordato persone a loro vicine. Nimrod Ophir, Shaliach dell’Hashomer Hatzair di Milano ma cresciuto a Gerusalemme, ha raccontato che quando andava a scuola lì, tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000, «quando sentivamo un’ambulanza ci fermavamo per un momento. La lezione si fermava, e aspettavamo di capire se sarebbero arrivate altre o se era solo un’ambulanza», per capire se si trattasse di un attentato oppure no. Il 22 febbraio 2004, ha raccontato, un compagno di classe gli ha telefonato per dirgli di un attentato su un autobus, dove si trovava un suo amico. Tempo dopo, è arrivata la conferma della sua morte.

Poco dopo, Rav Alfonso Arbib e Rav Yaakov Simantov hanno recitato delle preghiere per i soldati e per lo Stato d’Israele, a cui è seguita l’intonazione dell’Hatikvah, l’inno nazionale israeliano. Verso la fine, è intervenuto Hadar Shor, rappresentante commerciale presso l’Ambasciata israeliana in Italia. Ha sottolineato il peso che ha avuto la minaccia da parte del regime iraniano, e il fatto che «il confine settentrionale (d’Israele) è diventato un fronte attivo che purtroppo costa ogni giorno vite umane».

Ha sottolineato il fatto che il bilancio dei morti negli ultimi conflitti con l’Iran non sono paragonabili «alle grandi guerre del passato o alla terribile catastrofe che ci ha colpito il 7 ottobre». Ma ha anche detto di non contare i numeri, perché «ogni vittima in questa campagna è un peso insopportabile per la famiglia e per l’intera società israeliana».

Alla fine dell’evento è stata messa la canzone “Am Ehad, a sottolineare come solo con l’unità di tutto Am Israel potremo sconfiggere il buio e onorare la memoria di tutti coloro i quali hanno sacrificato la loro vita per Israele.