GECE 2020: storia ed ebraismo, tra passato e futuro. Il video

Feste/Eventi

di Nathan Greppi

 

All’interno dell’ultima edizione della Giornata Europea della Cultura Ebraica, una delle conferenze più importanti era Storia e religione, tenutasi domenica pomeriggio.

Rav Spagnoletto: il Sofer, l’arte dello scriba

Dopo una breve introduzione dell’assessore alla cultura della Comunità di Milano Gadi Schoenheit, il primo a prendere la parola è stato Rav Amedeo Spagnoletto, divenuto da poco direttore del MEIS di Ferrara, che ha fatto un’analisi storica del ruolo della scrittura nella storia ebraica, e in particolare della figura del Sofer, lo scriba che copia manufatti ebraici.

“L’idea principe, alla base del copiare testi ebraici, deriva da uno dei precetti contenuti nella Torah, secondo il quale ogni ebreo ha il dovere di scriversi, nella propria vita, un Sefer Torah. Questo risponde anche a un’esperienza delle comunità ebraiche italiane, che conservano un patrimonio di Sefer Torah ben più ampio delle loro necessità rituali, e questo perché durante i secoli alcuni membri delle comunità, i più pii e devoti, hanno offerto, in occasione di circostanze più o meno liete, dei Sefer Torah ad altre famiglie.”

Ha spiegato che il termine Sofer “mette insieme l’esperienza della scrittura con il verbo lispor, contare. L’attività di Sofer mette insieme l’idea di copiare e contare perché i soferim, secondo un antico insegnamento del Talmud, erano soliti contare le lettere per assicurarsi che nessuna mancasse dal testo.”

“Essenzialmente, le tipologie di oggetti rituali che richiedono regole specifiche sono 3: il Sefer Torah, la Mezuzah e i Tefillin.” Ha poi mostrato un video che mostra come si fabbrica un astuccio per la Mezuzah. Ha inoltre mostrato immagini dei vari tipi di pelle su cui si scriveva il Sefer Torah in Italia.

Rav Spagnoletto ha concluso spiegando come le comunità conservano i Sifrei Torah: “Le comunità ebraiche italiane e altre istituzioni posseggono al loro interno tanti esemplari databili a diversi secoli fa,” facendo l’esempio di 2 esemplari tra i più antichi al mondo, uno del XII secolo conservato all’Università di Bologna e l’altro del XIII secolo, conservato a Biella, che “costituisce un unicum nel panorama mondiale di Sefer medievale che viene utilizzato ancor oggi nelle funzioni in sinagoga.”

Rav Arbib e Vercelli: ebraismo e secolarizzazione

Il dibattito successivo era incentrato sul rapporto tra ebraismo e secolarizzazione. Il primo a parlare è stato lo storico Claudio Vercelli, che ha iniziato citando maestri importanti: “Partiamo da Dante Lattes, figura fondamentale nei processi di confronto tra ebraismo e secolarità, in uno dei suoi volumi dice: ‘La vita è un atto, non una rinuncia.’ Lattes si chiedeva quanto la dimensione della religione fosse scindibile dalla professione di vita degli individui, perché quello della vita nell’ebraismo è un tema fondamentale.”

“L’ebraismo tra l’800 e il ‘900 si presenta in molti modi: da un punto di vista storico, abbiamo un ebraismo vissuto come condizione, che si confronta con la modernità. Nel particolare, la tradizione non nega i processi evolutivi dell’epoca, ci si confronta, ma è segnato dal suo rapporto di subalternità rispetto al resto della società.”

Parlando dell’assimilazione, ha detto che essa “porta alla negazione dei tratti socioculturali e della percezione di sé rispetto al passato.” Per lui all’inizio non è forte questo fenomeno, vi era più “un processo di integrazione, che ha un forte impatto e determina una trasformazione dell’idea di comunità ebraica.”

Rav Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano, ha spiegato che nel periodo storico analizzato da Vercelli “vi è un fatto incontrovertibile: c’è stato un processo di uscita dai ghetti, di allontanamento dalla tradizione ebraica anche radicale, molto più profondo del processo di assimilazione di oggi, che è molto più moderata rispetto all’assimilazione di inizio ‘900.”

Per lui la secolarizzazione “è una parola che si presta a molte spiegazioni: ha a che fare con il non sacro, con ciò che è fuori dal tempio, ma anche con il ruolo fondamentale dato all’uomo. Secondo la visione cattolica, la secolarizzazione è antropocentrica mentre la religione è teocentrica.” Si è chiesto quanto tutto ciò è applicabile all’ebraismo: “Quel processo in che misura ci riguarda? Occorre dare 3 definizioni di secolarizzazione: 1) fare in modo che il mondo non sia più sotto tutela della religione, emarginata nell’ambito del privato; 2) differenziazione tra sacro e profano; 3) quando l’uomo è posto al centro dell’universo, visione antropocentrica.”

Ha spiegato in cosa tutto ciò non è conciliabile con la visione ebraica: “La divisione netta tra religione e politica è difficile da applicare nella tradizione ebraica, poiché religione, etica, società e politica sono interconnesse.” Ha aggiunto che la santità di Dio è diversa da quella dell’uomo: “Dio è santo da solo, l’uomo lo è solo grazie alla relazione con gli altri, e quindi non è un processo personale o individuale. Non si può essere santi separandosi dal mondo.”

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