I relatori della serrata 'Esiste un populismo ebraico?'

Esiste un populismo ebraico? Un dibattito

di Nathan Greppi
Lunedì 1 aprile si è tenuto nella Residenza Arzaga un dibattito sul tema “Esiste un populismo ebraico?”, per cercare di capire come uno dei fenomeni più discussi degli ultimi anni si manifesti all’interno della comunità ebraica.

A introdurre la serata è stato David Piazza, moderatore dell’incontro, il quale ha introdotto l’argomento citando la Parashà di Korach: essa è quella che segue la tragedia degli esploratori quando, dopo la fuga dall’Egitto, al Popolo Ebraico viene annunciato che vagherà nel deserto per 40 anni. “Chi sfrutta questa situazione è Korach, il cui scopo è prendere quella carica che credeva gli era stata tolta,” e per questo radunò tutti i gruppi che volevano rovesciare Mosè e i capi, in una contrapposizione “popolo contro elite”. Ha aggiunto che il populismo di oggi, salito alla ribalta con la Brexit e l’elezione di Trump negli USA, è dovuto soprattutto alla globalizzazione, che “è stata un vantaggio per moltissimi ma non per i paesi occidentali,” e a internet, “che ha messo a disposizione il sapere nella maniera più vasta a persone che prima non potevano averla.”

Il primo dei relatori a prendere la parola è stato l’esperto di comunicazione Raffaele Turiel: “Il mondo della comunicazione è fortemente investito dalla cultura digitale, le nuove tecnologie sono pervasive. Secondo alcuni esperti è nato un fenomeno noto come ‘Egualitarismo intellettuale’: l’accessibilità a un numero infinito di fonti rende le persone convinte di sapere tutto.” Ciò secondo lui ha portato a una “morte delle competenze”, nel senso che “oggi abbiamo una conoscenza che si distribuisce molto di più ma a livello superficiale, io cerco conferme a quello che penso senza sentire quello che dicono gli altri.” Tuttavia, ha fatto notare che all’estero la competenza è ancora presa sul serio, più che da noi. Parlando nello specifico di come ciò si riflette sulla Comunità, ha aggiunto che “la comunità oggi ripropone mondi diversi, ed è difficile fare da collante tra sensibilità sempre più lontane tra di loro. […] Se le persone non trovano un momento per riunirsi e scambiarsi pacificamente delle opinioni rimarremo sempre più divisi.”

Dopo di lui è intervenuto Guido Osimo, matematico e docente della Bocconi, che per parlare di trasparenza ha ricordato quando era nel consiglio della comunità: “Ho sempre pensato che mostrare la trasparenza dei processi decisionali fosse fondamentale, uno dei compiti di chi fa politica, di chi decide di mettere parte della propria vita al servizio di una comunità.” Tuttavia, ha aggiunto che “ogni azione di trasparenza ha senso solo se fatta da chi conta poco, da chi è in minoranza.”  

Infine ha parlato il deputato del PD Emanuele Fiano: “Io non penso che alla comunità si possano applicare schemi esterni,” ha spiegato, “perché noi non siamo una democrazia. Il populismo, che in realtà nasce agli inizi del ‘700, ben prima di Trump, è l’antitesi della democrazia.” Ha fatto un parallelismo con la storia del vitello d’oro, spiegando che “ci sono momenti, nella storia, dove appaiono delle divinità che ti trascinano lontano dalla verità. Tu non puoi metterti a discutere di Halakhà al pari di un rabbino.”  

 

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