Il centro studi Beth Shlomo

Beth Shlomo, luogo storico della città fra passato e tante nuove iniziative per questi mesi e grande concerto il 5 novembre

Feste/Eventi

di Roberto Zadik
Da più di 75 anni la sinagoga Beth Shlomo rappresenta un luogo “storico” della città incarnando perfettamente il motto scritto sui muri dello Yad Vashem “Ricordiamo il passato per costruire il futuro”. Non solo in ambito religioso ma anche culturale e di incontri, in un legame indissolubile fra storia, passato, ebraismo e nuova vitalità. Con le varie attività dal Museo della Brigata Ebraica che ha aperto i battenti da poco, alle iniziative Adi, Associazione Amici di Israle che mensilmente grazie a Eyal Mizrahi e Davide Romano, che è anche direttore del Museo, organizza incontri e serate culturali su vari argomenti, dalla religione alla cultura, ed infine alle attività organizzate dal nuovo Centro Studi di Musica Ebraica a Milano “ITalYa” Beth Shlomo, i cui direttori artistici sono Delilah Gutman e Refael Negri.

Breve storia del Beth Shlomo

Ma com’è nato Beth Shlomo e quale la sua storia? Come una “fenice” rinata dalle ferite della storia, la sua complessa e intensa storia si collega strettamente col dramma della Shoah e la deportazione e l’internamento degli ebrei  non Italiani presenti sul territorio nazionale nel campo di detenzione di Ferramonti, in provincia di Cosenza. Una vita sicuramente angusta ma meno di altri luoghi, in cui gli ebrei del campo riuscirono a organizzare preghiere e cerimonie religiose nella Sinagoga  che ebbero la il permesso di organizzare. Questo piccolo grande miracolo proseguì fino alla liberazione avvenuta da parte delle Truppe Britanniche nel 1943 a cui erano aggregate e integrate   le Compagnie ebraiche di soldati ebrei volontari dell’allora Palestina mandataria, futuro Stato di Israele, e che successivamente formarono il nucleo della celebre “Brigata ebraica”. Tutto cambiò con la liberazione dell’Italia e la fine della guerra; fu costituito dagli Alleati a Milano il Circolo dei “Soldati Palestinesi” per questi volontari, circolo che aveva al suo interno una Sinagoga denominata “ Milan Soldier Sinagogue” e dalla sede del circolo in via Cantù  essi organizzarono l’immigrazione, allora illegale,   dei  sopravvissuti    dai lager verso il futuro stato di Israele, ospitandoli temporaneamente a Palazzo Odescalchi in via Unione 5 che divenne anche sede temporanea della Comunità Ebraica di Milano. Proprio in Via Unione 5 precedentemente “quartier generale” della brigata fascista “Amatore Scesa”. Da tutta quella vicenda di liberazione e di rinnovamento e rinascita della vita ebraica i rifugiati non persero un attimo di tempo per fondare una Casa di studio della Torah (Bet Ha Midrash) che intitolarono “She erit Ha plità” (Il resto dei sopravvissuti) dedicandolo al loro tragico e recente passato. Come libri di studio e mobili vennero utilizzati quanto apparteneva alla Sinagoga del campo di Ferramenti utilizzata poi come  Sinagoga militare. Poco dopo quei  membri di via Unione che si stabilirono permanentemente a Milano spostarono la Sinagoga nel vicino corso di Porta Romana inaugurando l’allora famoso “Tempio di Porta Romana”. Il Tempio cambiò nome , prima  Shmuel Bestandig, dal suo primo presidente sino a Beth Shlomo in  ricordo di Sally Mayer.  Passarono diversi anni e il “Beth Shlomo” nel 1997 grazie all’apprezzamento da parte del sindaco dell’epoca Formentini,  fu trasferito nella sede centrale e di alto livello dell’Ottagono della Galleria “Vittorio Emanuele” a poca distanza da Piazza Duomo.  In tema di riconoscimenti, un altro sindaco milanese, Pisapia, dopo l’insediamento nell’attuale sede di Corso Lodi a pochi metri dall’antica Porta Romana, conferì al Beth Shlomo “L’Ambrogino d’oro” .

Qualche aneddoto, fra preghiere battute e convivialità

Molto interessanti sono le storie e le vicende umane poco note dei frequentanti del “Beth Shlomo” e tante le provenienze e i personaggi. Ricordare per ricominciare. A questo proposito  alcuni personaggi assolutamente originali che frequentavano il Tempio, persone che “avevano perso tutto ma volevano rifarsi una vita come una persona che nonostante la morte della moglie e delle sue cinque figlie trovò la forza per ricominciare ricostruendo una nuova famiglia con una signora anche lei sopravvissuta ai lager e tanti che nonostante non ci siano più hanno lasciato un ricordo indelebile in tutti noi”,. “C’era spesso una atmosfera scherzosa, un forte senso dell’umorismo e talvolta  si viveva di espedienti ma nonostante tutto mantenendo sempre  la gioia di vivere” .”C’erano soprattutto ebrei ashkenaziti, provenienti dalla Transilvania, dalla Lituania, dall’Europa dell’Est che non sapevano molto della vita Milanese ma che seppero integrarsi velocemente costituendo nuove famiglie e ottenendo presto successo nel loro lavoro. Non vorremmo che tutte queste tradizioni e storie venissero perse”.

Idee e proposte fra passato e presente

Tante idee per questi mesi. A proposito del mantenimento delle tradizioni e del passato il Beth Shlomo  inaugura un  Centro Studi Musica Ebraica, ITALYA BETH SHLOMO gestito nella sua direzione artistica e nel coordinamento dai due grandi musicisti come la cantante, compositrice e pianista Delilah Gutman e il prodigioso violinista Refael Negri che approfondiranno sonorità ebraiche da vari Paesi, dalla cultura Yiddish ai suoni del Medio Oriente e dello Yemen. Da sette anni   Delilah e Refael sono impegnati nella ricerca musicale e artistica analizzando il repertorio ebraico e confrontandolo con il retroterra culturale circostante dei Paesi d’origine, dall’Italia alla Repubblica Ceca, dallo Yemen a Israele. Il Centro Studi ITalYa Beth Shlomo, con la preziosa collaborazione di Galvanina, Origini con Open Group e l’associazione Acacia Magistri Cumacini, inaugura la sua attività concertistica con la Rassegna Musicale ITalYa, lunedì 5 novembre alle 20.30, con il concerto del pianista americano di fama internazionale David Witten e la collaborazione al violino di Refael Negri. Il programma presenta un repertorio dedicato a Mario Castelnuovo Tedesco, Bloch, Gutman e alcune melodie ebraiche nigunim); a seguire, durante il rinfresco offerto dal Beth Shlomo, Pino Mancuso (la cui partecipazione sarà attiva anche negli appuntamenti in programma nei mesi successivi ) accompagnerà il proseguimento della serata.

Il Duo Gutman-Negri porterà il nome del Centro Studi di Musica Ebraica ITalYa Beth Shlomo anche attraverso il partenariato a eventi concertistici come quelli in programma presso la Casa Italiana Zerilli Marimò della New York University  a New York il 13 novembre e presso la Harry A.Sprague Library della Montclair State University nel New Jersey il 14 novembre.

In programma, in fase di sviluppo, sono i seminari di didattica musicale e la creazione di un sito che riunisca e diffonda il caleidoscopio di realtà musicali ispirate alla tradizione ebraica in Italia e all’estero.

La Sinagoga è tuttora viva e operativa sotto l’attuale  guida di Rav Shmuel Rodal mentre  le attività del Beth Shlomo non si limiteranno ai progetti qui descritti ma sono  già in programma altre idee, che si integreranno con la storia del luogo e con i progetti esistenti per arricchire questo che oltre ad essere un museo parlante è anche uno dei simboli della forza di volontà di un popolo che non si piega ma sa rinascere sempre dalle ceneri.

 

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