La prima serata di Kesher

Al via la stagione di Kesher con grandi ospiti e la riflessione sugli ebrei in Italia oggi con Molinari e la presidente Ucei Di Segni

Feste/Eventi

di Roberto Zadik
Quali sono i destini degli ebrei oggi nel nostro Paese? Quali i pericoli, le opportunità e la situazione? Questi e altri temi hanno animato l’importante serata “Ebrei In Italia oggi” che lunedì 22 ottobre ha aperto la nuova stagione di Kesher. In una Aula Magna decisamente affollata dopo i saluti di istituzioni comunitarie  del co-Presidente Raffaele Besso e di Rav Roberto Della Rocca è stata la  volta di autorevoli ospiti come Maurizio Molinari, direttore de La Stampa e di Noemi Di Segni, presidente dell’Ucei.

Una serata estremamente intensa e partecipata, anche dal pubblico che ha formulato diverse riflessioni stimolato dalle riflessioni dei relatori e che intende “fornire una fotografia di questo momento difficile” come ha sottolineato Rav Della Rocca nella sua introduzione. Primo intervento quello del co-presidente Besso che si è complimentato col Rav e la coordinatrice Paola Boccia riassumendo la nascita e il presente della Comunità milanese. “La nostra è una Comunità abbastanza recente che nei primi anni del 900 era piccola e che si è espansa molto fra gli anni ‘60 e il decennio successivo grazie all’arrivo degli ebrei dai Paesi arabi fino a diventare la seconda realtà italiana più importante dopo Roma. Questo deve spingerci a mettere assieme le varie diversità e etnie e diventare una eccellenza per Milano”.

Successivamente anche Rav Della Rocca ha evidenziato come “Milano sia un esempio concreto di pluralismo più con i fatti che con le parole” per poi dare la parola a altri relatori, come il Rabbino Capo Rav Arbib e Molinari che ha efficacemente analizzato la situazione attuale.  Ma quale è la situazione oggi e come migliorarla? Il Rabbino Capo ha messo in luce l’importanza del realismo prima di fare programmi e progetti per la Comunità e per la propria vita “pensando che, come diceva il Ramchal, Rav Moshè Haim Luzzatto, ognuno di noi deve chiarire con sé stesso qual è il suo dovere nel mondo”. Continuando il suo discorso egli ha ricordato l’importanza del “Korban Tamid” (Il sacrificio quotidiano) del Santuario  valorizzando “più che i grandi gesti i piccoli gesti di ogni giorno”.

Fra gli interventi principali della serata, oltre a quello di Molinari, il discorso della presidente Ucei Noemi Di Segni che ha ripreso l’importanza di capire ciò che facciamo e dove fogliamo andare, argomento dell’intervento di Rav Arbib, per soffermarsi sul cambiamento degli scenari politici in questo Paese negli ultimi anni e sul complesso equilibrio fra mondo ebraico e realtà circostante, su accordi e compromessi fra religioni e politica. “Fondamentale in quanto ebrei oggi avere un buon rapporto coi nostri interlocutori, interagire con chi pensiamo sia credibile e impegnarci per far capire all’esterno il nostro modo di essere e riflettere sul nostro approccio sapendo con chi dialogare e quale messaggio portare.”

Tanti gli spunti della serata fra identità ebraica, realtà politica e istituzionale, problemi dell’attualità fra sfide, difficoltà e nuove opportunità. Questo è stato il tema portante dell’interessante discorso del direttore de La Stampa Molinari che ha fornito un quadro veramente lucido e per certi versi originale della situazione corrente ebraica e a livello nazionale.  Il giornalista ha messo in luce lo sfaldamento dell’identità nazionale e questo è “un rischio e una opportunità per tutti quanti e per gli ebrei”. Una sorta di “decomposizione del ceto medio, un crescente disagio e impoverimento accompagnato da due altre problematiche. Esse sono l’arrivo dei migranti e il dilagare della corruzione”. Partendo da questi tre grandi problemi italiani odierni e analizzando le frizioni politiche fra “una Lega che punta sui migranti” mentre il “Movimento 5 stelle cavalca l’onda anti corruzione” egli si è addentrato nella realtà ebraica che deve affrontare pericoli comuni a livello europeo come populismo, crisi di identità e nazionalismo, che in alcuni Paesi sono davvero molto gravi e che minacciano l’ebraismo europeo. Come reagire e quali le opportunità? Molto importanti per Molinari sono “la valorizzazione della Memoria” e “le opportunità di innovazione fornite da Israele visto con interesse anche da diverse aziende del nostro Paese che scelgono di trasferirsi li”. Un vero e proprio “laboratorio di innovazione che ha un potenziale che va molto al di là di quello che si potrebbe immaginare” ha enfatizzato e che trova nella “città di Tel Aviv il suo punto di partenza”.

Il giornalista non si è limitato solo a questi temi. Approfondendo lo scenario critico attuale, Molinari, ha messo l’accento sui progressi tecnologici e informatici di questi anni “e Israele assieme alla Silicon Valley e al Giappone è ai primi posti” e su quanto “i Paesi siano in declino ma le città stanno acquisendo sempre più importanza”. “Ad esempio in Spagna la città leader è Barcellona e in Italia è Milano e bisogna indirizzare sia per mondo ebraico che esterno risorse e idee verso i grandi centri”. Tante idee, proposte e considerazioni fra riflessioni e progettualità in cui “in questo periodo di transizione che stiamo attraversando dobbiamo avere l’umiltà di metterci in discussione e la capacità di riflettere sulle opportunità e non solo sui pericoli di questo momento storico”. In conclusione prima della serie di domande e interventi del pubblico, il discorso di Rav Della Rocca. Complimentandosi con Molinari e con la sua “fotografia importante” della realtà ha invitato a “giocare bene queste opportunità perché noi ebrei abbiamo qualcosa da dire al mondo e questo va ben oltre alla Giornata della Cultura e della Memoria e dei pianti e delle persecuzioni”. “La Torah ci spinge “ad essere anticonformisti perché siamo come Abramo, stranieri e residenti e abbiamo una identità decentrata perennemente forestieri”. Puntando sui valori di “coraggio e dignità e sulla centralità del nostro diritto alla diversità” il direttore di Kesher “dobbiamo lottare per sostenere quello che siamo e Israele rafforzando unità e concordia senza litigare per stupidaggini come spesso accade.” Successivamente è stata la  volta di varie domande, dalla Memoria, all’unità delle Comunità, alla politica che hanno concluso vivacemente la serata.

 

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