Pensieri per Reizi

Ebraismo

Caro Rav Rodal, cara Dvora, avete visto quanta gente vi vuole bene? Le malheur de votre fille, come diceva Malherbe quattro secoli fa, il lutto di vostra figlia è stato anche il nostro lutto, tutti abbiamo pregato e sperato e alla fine abbiamo pianto con voi, come piangevano senza freni quei rabbini austeri che di solito parlano in yiddish, ma l’altro giorno parlavano in italiano, per dire parole che erano dirette a tutti e che tutti potessero capire. Ma erano parole per l’anima, sul mistero di quell’avvenimento che non si può sapere perché.

Rav Rodal maestro di bambini, maestro di adulti, una delle figure più amate nella nostra comunità, ci ha riunito tutti, tutti i gruppi di tutti i templi di Milano, che infame benefico effetto ha il dolore.

Quella bambina, che deve aver molto sofferto per quella malattia, ha sofferto certo meno di quanto non soffrano ora i genitori e i fratelli e le sorelle di quella grande e bellissima famiglia.

Noi vi siamo tutti vicini, ognuno con la personale conoscenza che ha di voi, con la riconoscenza di quello che ci avete insegnato, con l’esperienza di dolore non avvicinabile alla vostra.

Rav Rodal, ritorni quando può fra noi, venga a sentire quanto questo lutto lascerà un segno anche in noi. E noi cercheremo di fare quello che lei ci chiede, come piccolo sforzo per farvi sentire che non siete soli.

Lia Sacerdote

È il 6 giugno, 10 di sivan; siamo appena rientrati dalla Levayà della piccola Rezy Rodal z”l. Un turbine di pensieri mi attanaglia la mente, alla ricerca di un perché, di un motivo, di qualcosa.
Naturalmente non trovo nulla che possa spiegare una simile enormità. Ma un pensiero mi torna fisso e non riesco a scacciarlo: potevamo fare qualcosa per evitare una simile tragedia? Anche se la risposta
la conoscessimo, ormai è troppo tardi. E allora mi chiedo se possiamo da subito fare qualcosa perché non si ripeta. I disegni del Signore sono imperscrutabili, lo sappiamo bene, ma non sono vani. Ogni foglia che cade ha un preciso scopo.
Una bimba di 10 anni lascia la vita; non si può vanificare una cosa simile. Una bimba di 10 anni che lascia la vita, paga per tutti noi, porta il peso delle nostre
azioni, dei nostri pensieri, delle cose dette e di quelle non dette.

E i pensieri vanno diretti a me, a chi mi sta intorno, alla Comunità, a tutti. Penso che fra un mese saremo tornati ai nostri quotidiani egoismi. Forse quello che manca è una buone dose di amore, gratuito senza secondi fini, lo stesso amore che si dà a una bimba di 10 anni, al di là di chi sia, di come si chiami, di quanto molto o poco conosciuta o potente sia, lo stesso amore che si dà alla sua salma sapendo che non potremo essere ricambiati.
Un appello? Retorica? No. Una risposta, l’unica che nella minuscola parte di mondo che mi è riservata ho potuto trovare, perché non possiamo stare a guardare, aspettare che il tempo passi, aspettare che tutto attorno a noi si muova come sempre.
Noi, tutti noi, io per primo, siamo inebetiti e tali resteremo se non riusciamo a darci una scossa, se non riusciamo a creare una unione pura che significa unione nella diversità, perché nessuno è uguale al suo prossimo, ma lo deve amare come ama se stesso.
Se torniamo a parlare di unità, cadiamo nella retorica. Se parliamo di amore, parliamo di una svolta. Possiamo solo augurarci che fra un mese, o forse prima, ci troveremo unanimi a dire che la dipartita di Rezy Rodal non è stata vana.

Daniele Cohenca

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