La sinagoga che non c’era. Rito italiano alla Scuola ebraica

Ebraismo

di Ilaria Myr

▶ Viaggio nelle sinagoghe di Milano 5a puntata

Il Bet Hakenesset Chaim e Flora Besso, il Tempio italiano della scuola: nei locali della storica
sinagoga nata nel 1963, da tre anni rivive la ricchezza del rito italiano, in un’atmosfera accogliente e informale che attira sempre più fedeli

Chi ci arriva per la prima volta per passare uno Shabbat o i Chaghim, rimane piacevolmente colpito dall’atmosfera accogliente e informale che vi regna: persiani, italiani, egiziani o askenaziti, nel tempio Chaim e Flora Besso tutti sono i benvenuti, e anche un uomo arrivato qui per la prima volta può salire sulla Tevà per fare la preghiera, così come tutti i ragazzi che sono diventati Bnei Mitzvà. In questa sinagoga ortodossa di rito italiano, l’unica nella zona della scuola ebraica, la sola vera regola è voler pregare insieme e condividere i diversi momenti della vita ebraica. E, a guardare il numero di fedeli che dal novembre del 2015 a oggi la riempiono ogni Shabbat e ogni festa, sembra che questa norma sia molto gradita nella comunità di Milano.

Una scommessa vinta
Come succede spesso, tutto nasce un po’ per caso. «All’interno della scuola ebraica dal 1963 esisteva un tempio, inizialmente con rito italiano – racconta a Bet Magazine Daniele Cohenca, uno dei quattro Parnassim del tempio, insieme a Elio Toaff, Settimio Di Segni e Ely Sinigaglia -. Dopo poco tempo, però, è diventato di rito egiziano, e, poi, negli anni ’80, persiano». Un primo tentativo di portare il rito italiano a scuola si era avuto nel 2011, quando Rav Roberto Della Rocca aveva organizzato, nella palestra, una funzione di Kippur, chiamando per l’occasione Elio Toaff a officiare. «Il risultato fu sorprendente – spiega Toaff -: la palestra era gremita, e a Neilà eravamo più di 150. Ma da dove uscivano tutte quelle persone?». L’iniziativa fu ripetuta solo l’anno successivo per mancanza di spazi, fino al novembre del 2015. Il tempio persiano, ex egiziano, era entrato in crisi ed era rimasto ormai vuoto. Da qui l’idea di fare un altro tentativo, organizzando una funzione di sabato mattina. «C’erano 120 persone – commenta soddisfatto Cohenca -, ma ci siamo detti, “forse è il successo della novità”. Ci siamo dati allora un mese per capire se aveva senso continuare. La risposta è venuta da sé: dopo poco tempo ci è stato chiesto di aprire anche il venerdì sera e, dopo un anno, abbiamo iniziato a fare anche tutti i chaghim. Quest’anno addirittura a Simchat Torà, che cadeva in mezzo alla settimana, abbiamo avuto lo stesso numero che a Neilà di Kippur…».

Oggi ogni settimana arrivano per Shabbat circa 80 persone (metà delle quali uomini), con uno “zoccolo duro” di fedelissimi, a cui si affiancano regolarmente delle new entry. «Molti non andavano al tempio da anni, addirittura qualcuno non ci aveva messo piede dal suo Bar Mitzvà – commentano soddisfatti i due parnassim -. Non abbiamo chiamato nessuno, né tantomeno abbiamo “rubato” fedeli ad altre sinagoghe: siamo semplicemente riusciti a stanare le persone da casa».
Il segreto del successo? Sicuramente l’ubicazione in un punto strategico come la scuola ebraica fa molto. «Quando arrivai a Milano, nel 2001, da Israele, ricordo che guardai il Lunario, per capire in che sinagoga andare, e mi dissi: “due sinagoghe con rito sefardita a scuola? Ci sarà senz’altro un errore…” – spiega Elio Toaff -. Invece non c’era nulla di sbagliato, non esisteva una sinagoga italiana nella zona della scuola ebraica (la più vicina, in via Eupili, è comunque a un’oretta di cammino da qui). E quando chiedevo il perché, mi veniva risposto che non ce n’era bisogno perché non c’erano ebrei italiani nella zona. Forse ci voleva davvero qualcuno che venisse dall’esterno per cambiare una situazione data ormai per scontata». A questo si aggiunge l’apprezzamento delle liturgie italiane anche da parte di chi non ha queste origini. «Mi premeva riportare a Milano la ricchezza della cultura ebraica italiana, che va purtroppo perdendosi in generale nel nostro Paese – continua -. Oggi in molti chiedono di potere celebrare, in occasione del Bar Mitzvà, anche il venerdì sera, prima della lettura della Parashà del sabato. Vedere che queste usanze continuano e rivivono oggi ci riempie di orgoglio e di gioia».

Decisiva è stata anche la grande ristrutturazione, terminata un anno fa, resa possibile dal prezioso contributo della famiglia Besso-Segre: una riorganizzazione radicale dello spazio, che ha portato inizialmente al rinnovamento dei materiali, del mobilio e degli impianti, ormai vetusti, e, in un secondo momento, all’ingrandimento del matroneo e alla creazione di una nuova zona, al chiuso e climatizzata, adibita allo studio e al kiddush ricavata nel porticato esterno, che per molti anni era rimasto inutilizzato. Inoltre, sono stati creati ex novo quattro bagni. Ma sono soprattutto l’informalità e l’accoglienza che la caratterizzano ad avere fatto di questa sinagoga una realtà viva e apprezzata nella Comunità. Pur facendo capo a Rav Alfonso Arbib, il tempio Chaim e Flora Besso non viene identificato con un unico rabbino, ma con la “famiglia” di frequentatori e rabbanim che vi gravitano intorno.

Ad mea ve’esrim!
Il 2019 si è aperto sotto i migliori auspici: l’inaugurazione della nuova zona all’esterno, e il completamento di un nuovo Sefer Torà, a cui ognuno può partecipare offrendo una parte: una parashà o anche solo una riga. «Abbiamo voluto fare un Sefer di tutti, che non appartenga a un’unica persona che lo finanzia, che può portarlo dove vuole, come di solito avviene – spiegano -, ma a tutti coloro che amano questa sinagoga e che la frequentano volentieri».
Inoltre, da quest’anno è operativa l’Associazione Culturale Scuola Tempio, nata con l’obiettivo di avere una gestione economica più trasparente e organizzata. «Questa decisione è stata molto apprezzata dai nostri frequentatori – aggiungono -, che da ora in poi sapranno precisamente come vengono utilizzate le donazioni, grazie al bilancio che verrà stilato annualmente».
Per il futuro i progetti sono tanti. Oltre ai Bar Mitzvà, diventati ormai un appuntamento quasi settimanale, si continuerà con i Bat Mitzvà, che hanno esordito a novembre, le lezioni e gli appuntamenti culturali, grazie anche al nuovo spazio esterno, oltre alle celebrazioni di altre ricorrenze famigliari, come gli anniversari di matrimonio. «Ma il nostro sogno nel cassetto è organizzare il Seder di Pesach…. – confessano -. Chissà che non riusciremo anche in questo…».

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