di R.I.
Attraverso fotografie, video e testi, Revah costruisce una narrazione visiva che segue le tracce della deportazione: dal vagone buio che condusse la sua famiglia ai campi, ai paesaggi di Birkenau, fino agli spazi interni di Auschwitz. La sua pratica non mira a ricostruire gli eventi, ma ad avvicinarsi a ciò che resta irrappresentabile, facendo emergere la memoria attraverso frammenti, silenzi e assenze.



