di Marina Gersony
“When We See You Again”, uscito in questi giorni, è un viaggio devastante nella frattura irreparabile tra il “prima” e il “dopo” di Hersh Goldberg-Polin, il ventitreenne rapito durante l’attacco del 7 ottobre e ucciso in prigionia. Un memoir che trasforma il lutto in testimonianza universale, dando voce con misura e potenza a un dolore che non trova parole ma continua a cercarle. Tra le pagine emergono anche inattesi spiragli di luce: «un sussurro di sole», un’emozione intima che suggerisce come la speranza, pur cambiando forma, possa continuare a esistere.
Hersh Polin-Goldberg
Sciopero nazionale in Israele, la Corte ne decreta la fine. Scintille tra Biden e Netanyahu mentre il paese piange i sei ostaggi
di Anna Balestrieri
Lunedì 2 settembre, centinaia di migliaia di manifestanti sono scesi nelle strade di Israele, esprimendo la loro furia per il fallimento del governo nel concludere un accordo di cessate il fuoco in cambio del rilascio degli ostaggi da parte di Hamas. Mentre si sono tenuti i funerali di Hersh Goldberg-Polin e Carmel Gat.
Alla Convention democratica, i genitori di Hersh Polin-Goldberg portano il dramma degli ostaggi a Gaza
di Redazione
Jon Polin e Rachel Goldberg-Polin hanno suscitato un applauso travolgente da parte delle decine di migliaia di partecipanti alla DNC, mentre affermava che è il momento per Israele e Hamas di raggiungere un accordo per il cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi.





