di Fiona Diwan
All’inizio fu la lingua persiana, l’esilio babilonese e la Meghillat Ester. Siamo sulle morbide rive dell’Eufrate, qui prendono avvio le perigliose avventure di Ester e Mordechai, le loro vicende s’intrecciano a quelle degli statuti e delle normative del re Assuero ma anche a quelle delle leggi del popolo di Israele. La parola in questione, mutuata dal persiano e impiegata nella vicenda di Ester è Dat.
dat
L’evoluzione delle parole riflette il mutamento della società. E il termine “religione”, “dat” in ebraico, non fa eccezione
di Ugo Volli
[Scintille. Letture e riletture] Tutte le lingue cambiano, lentamente ma di continuo. Muta la pronuncia, cambia la forma delle parole (dal latino civitas all’italiano città, da domina a donna, dal latino medievale sclavos al nostro schiavo fino a ciao), ma muta soprattutto il senso




