Portogallo: dopo 500 anni, il ritorno degli ebrei. Niente antisemitismo e la vita ebraica rifiorisce con mikvé, scuole, negozi…

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di Ilaria Ester Ramazzotti

lisbona-sinagogaLisbona, in largo de São Domingos nei pressi di piazza del Rossio, centro storico e nevralgico della città, è deposta una lapide a forma di Maghen David. Ricorda le quattromila vittime di una delle più cruente e misconosciute carneficine mai commesse contro gli ebrei in Europa. Accadde più di cinquecento anni fa, nel cuore della capitale portoghese. Correva l’anno di grazia 1506 quando, nella chiesa di São Domingos, si accese un violento diverbio contro uno dei cristãos novos, i “nuovi cristiani” o ebrei convertiti a forza alla religione cattolica da re Manoel.
Fu la scintilla, o il pretesto, che in città dette il via a tre giorni di violenze efferate, commesse da una folla aizzata dai domenicani al grido di “Dagli al marrano”. Non si trattò di un atto pilotato  dall’Inquisizione, che in Portogallo fu introdotta solo nel 1536 e che imperversò soprattutto lungo i secoli XVI e il XVII, ma quei giorni di aprile del 1506 segnarono una delle più sanguinose tappe del percorso storico degli ebrei sefarditi. A Cinquecento anni da quell’eccidio, gli ebrei oggi sono ritornati sulle rive del Tago e una cerimonia ufficiale ha commemorato i morti di allora alla luce di quattromila candele e alla presenza dell’attuale comunità ebraica. Ma chi e quanti sono oggi gli ebrei in Portogallo? Come si svolge la vita comunitaria e qual è la situazione alla luce del nuovo antisemitismo contemporaneo? E perché il Portogallo può definirsi oggi un’isola felice nell’attuale panorama europeo? Per capire meglio, facciamo di nuovo, un salto nel passato.
A differenza che in Spagna, dove nel 1492 i regnanti Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona espulsero gli ebrei con il noto editto di Granada, in Portogallo re Manoel coltivò dapprima il progetto di convertirli forzatamente al cattolicesimo e di farli restare nel Paese. Solo nel 1496 fu spinto a decretarne a sua volta l’espulsione. Si formarono così numerose famiglie di “marrani” e di cristãos novos, spesso in seguito ai battesimi forzati che furono imposti in particolare nel 1497. L’Inquisizione aprì i suoi tristi uffici quarant’anni dopo, opprimendo e perseguitando chiunque fosse accusato di praticare l’ebraismo o di “giudaizzare” in segreto. Per quel decreto di espulsione, per le uccisioni e per le persecuzioni inflitte, anche il Portogallo, come ha fatto la Spagna, ha approvato nel 2015 una normativa, nota come “Legge di riparazione”, che offre ai discendenti di quegli ebrei perseguitati la possibilità di ottenere la cittadinanza portoghese e di ritornare a risiedere sul suolo lusitano. Quanti l’hanno fatto o hanno richiesto il passaporto? Le domande per ottenerlo, secondo i dati pubblicati sui media, ammonterebbero a circa 200 o 250 nel 2015, ma poche di queste persone sarebbero in grado di documentare tutti i requisiti richiesti dalla procedura. Alla fine del 2015 il governo portoghese aveva infatti conferito la cittadinanza solo a tre richiedenti. “Non tutti possono vantare un albero genealogico che risale a cinquecento anni fa”, scriveva lo scorso 14 aprile il Tablet magazine, a proposito della legge del ritorno, in una inchiesta dedicata al Portogallo. Secondo la rivista americana, tuttavia, sarebbero fino ad oggi giunte alle comunità ebraiche di Porto e di Lisbona numerose richieste di iscrizione, la maggior parte delle quali dalla Turchia, da Israele e dal Brasile. E nel gennaio di quest’anno, nella sinagoga di Porto, lo Shabbat è stato celebrato da circa duecento ebrei di origine sefardita, che hanno voluto ritrovarsi proprio qui. Il segno di una possibile rinascita? E la legge sulla cittadinanza portoghese, quali effetti potrebbe provocare in futuro?

La Comunità ebraica di Porto
Gli iscritti alla comunità ebraica di Porto sono oggi 150, riferiscono dagli uffici comunitari della città portoghese. «Si tratta di persone di diciannove differenti origini – ma in buona parte inglesi – con forti legami con le famiglie ebraiche della zona di Golders Green di Londra e che compongono la ‘commissione religiosa’ nonché il consiglio di amministrazione della comunità», spiega rav Eliezer Shai Di Martino, ex rabbino capo di Lisbona e attuale rabbino capo di Trieste. Molti di loro vanno e vengono dal Regno Unito e sempre dall’Inghilterra provengono anche molti dei benefattori del tempio. La comunità è ortodossa, il rabbino capo è l’argentino Daniel Litvak.
«La sinagoga Kadoorie Mekor Haim, in via De Guerra Junqueiro, è la più grande della penisola iberica – ci spiegano -, oltre che sede e centro della crescente vita comunitaria cittadina», come dichiara la presidente della comunità, Isabelle Lopez. «Fu fondata nel 1923 dal capitano Barros Basto insieme a venti commercianti ebrei arrivati dalla Lituania, dalla Polonia, dalla Germania e dalla Russia; qui, oggi, è possibile trovare un regolare minyan ogni Shabbat e partecipare al Kiddush». Lo scorso gennaio, nel corso del famoso Shabbat celebrato alla presenza di 200 persone, è stato altresì festeggiato il novantesimo anniversario dalla fondazione del tempio, con una funzione officiata da rav Doron Ahiel di Londra.
Nel 2015 è stato inaugurato il nuovo mikveh, al quale si dedica una balanit, e sono con regolarità attivi altri servizi religiosi ed educativi. «Il rabbinato di Porto è riconosciuto dalla Rabbanut Harashit di Israele – sottolineano in Comunità-, ogni settimana vengono svolti corsi e lezioni di Torà. È stata aperta una scuola materna per i bambini fino a sei anni, del tutto gratuita per i membri della comunità», un progetto che vuole preludere alla creazione di una futura scuola ebraica. In città «ci sono inoltre diverse strutture per la kashrut: un albergo kasher, un ristorante, un bar e un negozio, tutti sotto la supervisione del rabbino Daniel Litvak e del mashgiach della comunità. Sono disponibili anche pasti kasher low cost». Accanto al tempio si trova un museo aperto a visitatori e turisti. C’è infine in agenda il progetto di un cimitero. Oggi, alcuni fra i membri della comunità vengono sepolti in Israele.

A Lisbona con rav Eliezer
Andiamo ora a dare un’occhiata anche alla vita della comunità ebraica della capitale portoghese. Quella di Lisbona è «una comunità ben radicata con circa trecento iscritti – ci racconta rav Di Martino -. La vita religiosa è simile a quella delle comunità italiane medio piccole: si fanno insieme gli Shabbat e le festività, mentre il centro comunitario è molto simile a quelli del Sudamerica; non è situato in centro ma nella periferia, piuttosto ricca». La sinagoga Shaaré Tikvá è in via Alexandre Herculano e «il centro viene frequentato in prevalenza dalla parte laica della comunità. La sinagoga è molto bella, costruita dallo stesso architetto che ha progettato l’edificio del Parlamento», Afonso Álvares. Nella capitale, c’era da aspettarselo, non mancano di certo i turisti. «Lisbona, a differenza di Porto, è una città con una media di tre milioni di turisti e, nonostante non sia mai stata una delle mete preferite del turismo ebraico, negli ultimi anni ha registrato una crescita delle visite anche da parte degli israeliani, che fino a una decina di anni fa sceglievano destinazioni come la Grecia o la Turchia, ormai uscita dalla mappa delle mete turistiche degli ebrei. Fra le nuove destinazioni oggi più ambite c’è così anche il Portogallo, tanto che in estate parte un volo charter diretto Lisbona-Tel Aviv». Per contro, almeno durante gli anni della sua permanenza nella capitale lusitana, «c’erano invece pochissimi studenti israeliani residenti, che si contavano sulle dita di una mano», aggiunge il rabbino.
«Ogni persona con cui ho parlato in Portogallo mi ha detto che non c’è antisemitismo, si può tranquillamente indossare la kippà in strada, le persone possono pregare in sinagoga senza avere paura», aveva riferito a Tablet Yigal Ben Zion, un signore di mezza età che “si è trasferito dalla Turchia a Tel Aviv nel 1990, in grado di tracciare il suo albero genealogico fino al rabbino Yosef Caro e che nel mese di gennaio è stato invitato a partecipare allo Shabbaton nella sinagoga di Porto”.
«Non c’è antisemitismo a Porto – confermano dagli uffici comunitari -, sebbene la sinagoga abbia delle guardie di sicurezza alla porta ogni giorno dell’anno». Michael Rothwell, portavoce della comunità di Porto, ha più volte ribadito ai media che la situazione in Portogallo è tranquilla e che nessuno ha mai subito alcun atto antisemita. «Non ci sono mai stati episodi riconducibili a forme di antisemitismo, anche se i luoghi ebraici sono sorvegliati 24 ore su 24 come in tutta Europa», ci riferisce anche rav Di Martino, che afferma: «Il Portogallo è un’isola felice». A voler ben guardare, dovremmo forse scorgere «alcune frange minime dell’estrema destra cattolica, ma quasi insignificanti, e qualche frangia dell’estrema sinistra – continua il rabbino -; se dovessimo cercare dell’antisemitismo in Portogallo, si troverebbe oggi più nell’estrema sinistra che nell’estrema destra». Un antigiudaismo, seppur limitato per dimensioni e visibilità, che si mischia e si confonde con sentimenti anti-israeliani e antisionisti.

E i rapporti con l’Islam? «Con la comunità musulmana c’è una relazione molto positiva – precisa il rabbino -, perché il tessuto della comunità musulmana portoghese è diverso da quello italiano ed europeo: non ci sono persone provenienti dai Paesi arabi, ma persone provenienti dalle ex colonie portoghesi e principalmente dal Mozambico, quindi di origine indiana. Si tratta di musulmani benestanti, il presidente della comunità islamica è un banchiere». La comunità islamica in Portogallo presenta così delle caratteristiche «molto differenti rispetto alle comunità musulmane in Italia o in Francia, che al contrario mostrano un livello socio economico molto basso e molto islam politico. Negli ultimi anni sono tuttavia immigrate un po’ di persone dall’Africa Nera, fatto che può rivelare aspetti un po’ più pericolosi verso gli ebrei e verso Israele». Il dialogo con la Chiesa cattolica è invece molto buono. «Abbiamo un ottimo rapporto con tutti i leader delle altre religioni della città», conferma anche la comunità di Porto.

La questione della cittadinanza
Torniamo al tema della “legge di riparazione”. La comunità di Porto dice che «ebrei provenienti dalla Turchia, dalla Francia, da Amsterdam e persino dall’Australia vengono a vivere a Porto proprio per sfuggire all’antisemitismo oggi più diffuso nei loro Paesi», facilitati dalla possibilità di ottenere la cittadinanza. Tuttavia, il numero degli effettivi trasferimenti in Portogallo si rivela essere davvero esiguo. Il fatto è che, come ci spiega rav Di Martino, «le persone che hanno ricevuto la cittadinanza continuano a vivere nei loro Paesi di origine; quello che c’è scritto sui media ebraici, soprattutto di lingua inglese e in alcuni casi anche in ebraico, gonfiano in maniera esagerata la situazione». Senz’altro, la possibilità offerta dallo Stato di ottenere la cittadinanza «ha avuto un impatto molto grande fra gli ebrei residenti in Turchia, dove la comunità è di origine sefardita e in parte proprio portoghese; molti ebrei turchi ne hanno fatto richiesta, senza tuttavia avere intenzione di andare via dalla Turchia, ma mossi dall’intento di ottenere un passaporto ‘sicuro’ nel caso in cui le cose si mettessero male e per sapere dove andare. Detto questo – prosegue il rabbino -, le persone che vivono già nell’Unione Europea non hanno bisogno di un altro passaporto, portoghese o spagnolo. Se qualcuno lo ha richiesto, lo ha deciso per una semplice questione di principio, pensando: ‘I miei antenati sono stati cacciati e adesso io riscatto la cittadinanza portoghese in barba all’Inquisizione’».
Un discendente di questi cristãos novos è Marcelo Guimaraes, fondatore del Museo di Storia dell’Inquisizione nella città brasiliana di Belo Horizonte, che nel 2000 ha dato vita all’Associazione brasiliana dei discendenti degli ebrei dell’Inquisizione, un’organizzazione con mille e duecento iscritti, fra cui uno su dieci dice di aver fatto domanda o di voler chiedere la cittadinanza portoghese. Parliamo quindi di ragioni identitarie, storiche e culturali ma, ancora, «alcuni si sentono più a loro agio con un secondo passaporto, specialmente se vivono in Paesi dove ci sono tensioni, problemi politici, antisemitismo – ha dichiarato Jose Carp, presidente della Comunità ebraica di Lisbona -, e i candidati che ottengono la cittadinanza possono venire a vivere e lavorare nell’Unione Europea, cosa che è parte della ragione della richiesta del passaporto. La maggioranza dei candidati non ha in realtà intenzione di vivere in Portogallo, in particolare quelli in età lavorativa. Ma l’aumento delle tensioni in Paesi come la Turchia, dove la retorica di governo è sempre più antisemita, e la crisi politica ed economica in Brasile, fanno sì che molti ebrei stiano tenendo le opzioni aperte».
Ci piace concludere con un altro aspetto, sottolinea rav Di Martino: «Ho partecipato al processo legislativo sulla cittadinanza agli ebrei sefarditi; ero in Parlamento durante la votazione. La legge è stata approvata all’unanimità, dai partiti di destra ai partiti di sinistra. Tra coloro che hanno proposto la legge c’erano sia un deputato dei partiti di centrodestra sia uno del Partito Socialista. Questo è l’aspetto positivo: l’unanimità, il fatto che sia stato riconosciuto che gli ebrei hanno contribuito e che possanno ancora contribuire alla storia del Portogallo».

 

[info] Portogallo ebraico

Comunità Ebraica di Porto e Sinagoga Kadoorie Mekor Haim di Porto
Rua de Guerra Junqueiro 340 – 4150-386 – Porto – Portogallo.
Tel : +351 911768596   info@comunidade-israelita-porto.org
tourism@comunidade-israelita-porto.org
www.comunidade-israelita-porto.org
Comunità Ebraica di Lisbona e Sinagoga Shaaré Tikvá
Rua Alexandre Herculano 59 – 1250-010 – Lisbona – Portogallo.
Tel : +351 213 931 130   administrativo@cilisboa.org.
www.cilisboa.org   seguranca@cilisboa.org
Per partecipare alle preghiere o per visitare il museo e la sinagoga,
contattare con anticipo la comunità o, per Lisbona, il servizio di sicurezza.
Hotel da Mùsica (Hotel e ristorante kasher)
Mercado do Bom Sucesso, Largo Ferreira Lapa, 21 a 183, 4150-323 Porto
www.hoteldamusica.com/  info@hoteldamusica.com
Servizio prenotazioni: +351 707 292 707  +351 22 607 6000
Specificare che si richiede il kasher.  Possibilità di pasti per lo Shabbat.

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