Polonia ebraica: diario di viaggio

Viaggi

di Daniela Di Veroli, Mino Chamla e Esterina Dana

krakow-ghetto_15794Nei giorni 21-26 aprile una delegazione da Roma (Rav Benedetto Carucci Viterbi e Gabriella Franzone) e da Milano (Esterina Dana, Mino Chamla e Daniela Di Veroli) si è recata in Polonia su invito del Ministero degli Affari Esteri alla scoperta degli itinerari ebraici in Polonia.

Al nostro arrivo siamo stati accolti da Agnieska, la cordiale guida che ci avrebbe accompagnati per tutta la durata del viaggio, una ragazza molto preparata sia sulla storia della Polonia, sia sulla storia degli ebrei polacchi. La sera del nostro arrivo al primo degli hotel di ottima categoria che ci hanno ospitato, ci attendeva una cena Kasher calda ed abbondante.

Il primo giorno a Krakow abbiamo visitato Kazimiert (antica zona ebraica poi divenuta ghetto), la fabbrica di Schindler, il centro comunitario JCC, vivace polo di numerose attività ed eventi che vedono la partecipazione sia di ebrei, sia di non ebrei, che portano la cultura ebraica nel mondo circostante, come ci ha illustrato il direttore Jonathan Ornstein nel corso del pranzo vegetariano kasher preparato proprio nei locali del JCC.

Dopo la visita alla Sinagoga ci siamo recati al Castello per poter ammirare un capolavoro non ebraico: La dama con l’Ermellino di Leonardo. La giornata si è conclusa nuovamente al JCC dove abbiamo assistito ad una presentazione di Connie Weber sul recupero di un antico cimitero ebraico.

Il giorno successivo, di buon’ora, ci siamo recati alle miniere di sale (Wielicza salt mine), interessante meta turistica, dove si possono ammirare le sculture di sale realizzate dai minatori nel tempo libero e dove non ci è sfuggita l’incisione di un Maghen David all’interno delle campate di una delle gallerie.

Giovedì mattina ci siamo recati con pullmino privato a ᴌaṅcut a visitare la bellissima Sinagoga barocca con decorazioni risalenti al XVIII e XIX secolo.

Quindi ci siamo recati a Leżajsk a visitare il cimitero ebraico risalente al XVII secolo e la tomba di Elimelech, meta di pellegrinaggio di Chassidim da tutto il mondo.

Abbiamo pernottato a Rzeszów per poi recarci l’indomani a Zamość dove avremmo incontrato i ragazzi della scuola secondaria di II grado (II liceo Ogólnokszałcące) che, grazie all’organizzazione Dialogue.org ha effettuato un capillare lavoro di ricerca storica relativa alla presenza ebraica sefardita nel paese. I ragazzi ci hanno infatti fatto da guide nei luoghi dove sorgeva la Sinagoga, il Mikve, il birrificio di una famiglia ebraica e così via. Particolarmente emozionanti sono stati due momenti: il primo, quello di poter esaminare le pagelle degli studenti ebrei frequentanti la scuola prima della guerra, recuperate negli archivi della loro scuola dagli studenti attualmente frequentanti; il secondo, la comunicazione che qualche mese prima un ragazzo ha celebrato il proprio Bar Mitzva nella piazzetta della fontana dove una volta sorgeva la Sinagoga, accompagnato dal proprio nonno che all’epoca non aveva potuto celebrare il suo Bar Mitzva a Zamość.

Lasciata Zamość ci siamo diretti a Lublin dove abbiamo visitato il TeatrNN. E’ un centro dove si sta effettuando una capillare ricerca e creando un archivio di tutti i documenti reperibili riguardanti gli ebrei di Lublin. Il censimento non è solo alfabetico ma anche toponomastico: l’elenco degli abitanti viene ricostruito via per via, numero civico per numero civico e perfino appartamento per appartamento.

Ogni nome ed ogni casa hanno una cartella corrispondente nella quale viene inserita tutta la documentazione pervenuta e/o recuperata. Un vero lavoro “certosino”.

Lungo la strada per raggiungere Warsaw (con l’ansia di arrivare almeno un’ora prima di Shabbat) ci siamo fermati all’edificio che ospitava la famosa Yeshiva e la relativa Sinagoga annessa. La costruzione, ora divenuta hotel, ha sulla facciata l’iscrizione in ebraico e in caratteri latini ad indicare la storica Yeshiva.

Giunti finalmente a Warsaw, con ampio anticipo rispetto all’entrata dello Shabbat, ci siamo riposati (pochissimo in verità) e preparati per recarci alla Sinagoga Centrale per Kabbalat Shabbat; qui abbiamo partecipato alla funzione con più o meno difficoltà, essendo il Minhag ashkenazita per ognuno di noi poco familiare. Bella e coinvolgente la danza attorno alla Tevà (solo uomini).

La cena si è svolta presso il ristorante Kasher Galil in compagnia del Rabbino Capo di Polonia Rav Michael Schudrich e di Sebastian Rejak, l’incaricato del Ministro degli Affari Esteri nei rapporti con gli ebrei della Diaspora dal quale è partito il progetto di questo nostro viaggio.

La mattina del sabato ci siamo recati a piedi al Museo Polin che documenta la storia degli ebrei in Polonia dal Medioevo ad oggi, passando per le strade del vecchio Ghetto. Alcune parti di tali vie testimoniano ancora la tragedia del popolo ebraico. Al Museo Polin torneremo senz’altro per poter fruire al meglio dei numerosi punti multimediali (touchscreen) che non abbiamo potuto utilizzare essendo Shabbat.

Nella caffetteria del Museo ci aspettava il nostro pasto Kasher preparato il giorno precedente dal ristorante, servito su stoviglie monouso. Tutti i pasti fornitici durante il nostro soggiorno (colazioni comprese) sono sempre stati nel rispetto delle norme della kasherut, cosa ancor più degna di nota in un paese come la Polonia la cui presenza ebraica è recente, pur affondando le radici in secoli precedenti, e che attualmente conta in tutto circa 10.000 ebrei.

Al ritorno si è passati per la città vecchia per poi giungere finalmente in hotel e poi a cena al Galil dove abbiamo incontrato la direttrice dell’organizzazione Dialogue.org, ovvero il Forum del dialogo tra le nazioni.

La mattina dopo, una volta impacchettate le valige e caricate sul pullmino abbiamo raggiunto JCC per il Boker Tov, un Brunch Israel Style con shakshuka, humus, tehina, ecc… dove abbiamo avuto l’opportunità di incontrare la responsabile del centro e la responsabile della Tauby Foundation, associazione che si occupa del recupero del patrimonio storico e culturale ebraico.

Concluso il brunch, di corsa verso l’aeroporto per tornare chi a Roma e chi a Milano.

Desideriamo concludere questo diario di viaggio con le parole di Rav Michael Schudrich “Non dico che tutti gli Ebrei siano obbligati ad andare in Polonia, ma tutti gli Ebrei che vanno in Polonia hanno l’obbligo di entrare in contatto con gli Ebrei viventi”.

 

 

 

 

Menu